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Bombardieri rilancia l’allarme sull’ex Ilva di Taranto: sito «di fatto chiuso», cassa integrazione, esuberi e la necessità di risposte concrete per lavoratori e territorio


«Di fatto, oggi l’ex Ilva è chiusa». È la sintesi netta con cui Pierpaolo Bombardieri è tornato a parlare della vertenza siderurgica di Taranto, rilanciando il tema del futuro dello stabilimento e dell’impatto sociale sull’area ionica.

Il segretario generale della Uil ha invitato a guardare alla situazione con realismo, sottolineando che il Paese ha bisogno di acciaio ma anche di una soluzione credibile per il sito e per chi ci lavora.

EX ILVA, BOMBARDIERI RILANCIA SUL NODO OCCUPAZIONALE

Nel suo ragionamento, Bombardieri ha richiamato soprattutto la condizione dei lavoratori in cassa integrazione da tempo e la necessità di risposte immediate sul fronte occupazionale.

La vertenza ex Ilva resta infatti una delle più complesse del Mezzogiorno, anche perché negli ultimi mesi le misure di ammortizzatore sociale hanno continuato a interessare migliaia di addetti, con numeri in crescita rispetto alle fasi precedenti della crisi.

Il sindacalista ha posto anche la questione di come gestire i possibili esuberi legati alla transizione industriale, citando il rischio di circa 5.000 posti in meno in uno scenario di decarbonizzazione con forni elettrici.

DECARBONIZZAZIONE E TEMPI

Bombardieri ha chiesto di affrontare la partita con “verità”, senza rinviare oltre le decisioni su assetto produttivo e prospettive industriali.

Sul tavolo resta il piano di decarbonizzazione dell’impianto, che prevede la progressiva sostituzione degli altiforni con forni elettrici e nuovi impianti per il preridotto, con l’avvio del primo forno elettrico indicato entro la fine del 2029 nei documenti pubblici diffusi nel 2025.

Resta però aperto il problema del calendario: per sindacati e osservatori, i tempi della transizione rischiano di non essere compatibili con la tenuta produttiva e sociale del territorio.

PACIFICAZIONE SUL TERRITORIO

Un altro passaggio centrale dell’intervento riguarda il rapporto con Taranto e con l’area circostante. Bombardieri ha parlato della necessità di una “pacificazione del territorio”, chiedendosi fino a quando la città possa reggere gli effetti ambientali e industriali dell’impianto.

In questa chiave, la vertenza non viene letta solo come un dossier aziendale, ma come una questione di equilibrio tra salute, lavoro, investimenti e prospettiva urbana.

La domanda politica resta la stessa: chi decide davvero il futuro dell’ex Ilva, e con quali risorse ?

La vicenda resta cruciale perché intreccia occupazione, industria e identità del territorio tarantino.

Il punto, oggi, non è solo rilanciare la produzione, ma capire se esista un modello industriale sostenibile, capace di proteggere l’occupazione e di ridurre l’impatto sul territorio. È su questo equilibrio che si gioca il futuro dell’ex Ilva, e con esso una parte decisiva dell’economia pugliese.

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