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ELENA BOVA*
Una “rivoluzione ordinaria” che parta dalle donne per cambiare la Calabria. E’ il senso profondo dell’iniziativa promossa dal Direttore del Quotidiano, Matteo Cosenza, che ha dedicato l’8 marzo 2012 a tre donne simbolo per la Calabria della lotta a tutte le mafie. Donne che hanno intrapreso una battaglia di verità, giustizia e dignità nell’interesse di tutte le altre donne e della nostra terra.
Maria Concetta, Lea e Giuseppina hanno combattuto e sfidato la ’ndrangheta trasgredendo la legge non scritta della Famiglia, che alimenta e sostiene la ’ndrangheta in Calabria che, secondo il ministro della Giustizia, Paola Severino, è «la forma di criminalità più pericolosa perché radicata in legami familiari più difficili da estirpare».
Per questo le donne che la sfidano apertamente compiono la rivoluzione più profonda, quella contro chi le vuole subalterne all’organizzazione criminale, ma anche alle famiglie di origine, ai legami di parentela e di sangue. La battaglia che Maria Concetta, Lea e Giuseppina hanno combattuto e combattono ogni giorno è una battaglia per affermare il diritto ad essere donne libere dalla cultura che ha generato e alimenta la sudditanza femminile: la fissazione nei ruoli di moglie, madre, sorella di qualcuno. Il loro è il rifiuto alla dimenticanza di sé in quanto donna, all’annullamento dei propri desideri di vivere, di compiere scelte in autonomia e libertà. Tre e tante altre donne che resistono alla violenza visibile e non della ’ndrangheta, cioè a quel senso comune che avvolge come una cappa le nostre vite: l’assenza di regole, di rispetto per gli altri, di rispetto per l’ambiente, di senso civico. Dal deficit di civismo, di rispetto per il bene pubblico, di senso di appartenenza ad una comunità ordinata secondo regole, derivano gli altri antichi mali del meridione il clientelismo, lo scambio di favori per il consenso elettorale, le raccomandazioni al posto dei diritti. Questi antichi mali sono il brodo di coltura dell’illegalità, della criminalità, della ’ndrangreta. Quella che il Direttore Matteo Cosenza definisce in modo appropriato ’ndranghetosità dei comportamenti è la prima e più grande battaglia che le donne e gli uomini della Calabria dobbiamo intraprendere per avere un futuro. Se non si combattono questi mali la Calabria è destinata a non avere una classe dirigente degna di questo nome, i partiti ad essere simulacri, che autoperpetuano il ceto politico, quindi inutili.
L’8 marzo e tre donne che hanno rotto le regole per riaprire la discussione, dimenticata dalla politica sulla Calabria di oggi, sulla sua identità di Regione che nell’immaginario collettivo è sempre più terra di rottura della legalità, di assenza di regole, di prepotenza e violenza, terreno dove la ’ndrangheta alimenta il suo storico insediamento. Perché noi facciamo poco o niente per costruire una nuova immagine. Solo a partire dalla lotta alla ’ndranghetosità cioè alla cultura che alimenta i comportamenti mafiosi si potrà parlare di lotta alla mafia. Questa lotta non può avere confini di partito o di coalizione. E’ la scommessa sul futuro della Calabria.
Che si viva a Cosenza o a Catanzaro, in un piccolo comune, ovunque l’aria che respiriamo è inquinata dalla mafiosità di comportamenti, l’infrazione alla regola è assurta nell’immaginario a qualità positive quali la forza o il coraggio. Chi ti procura una raccomandazione o ti permette di saltare una lista di attesa è degno di voto e di rispetto.
Maria Concetta, Lea, Giuseppina e ancora altre hanno aperto varchi, gettato semi, stracciato il velo pietoso dell’omertà.
La mano passa alla politica, se esiste ancora, se sente necessità di tornare ad essere autorevole.
A tutte le donne della Calabria arrivi per l’8 marzo il messaggio di Maria Concetta, Lea, Giuseppina, donne che per antica storia non conoscono il potere,
Bravo Direttore pochi intellettuali ancora oggi hanno il coraggio di riconoscere che il credito riservato agli uomini nel governo del mondo è esaurito e se l’economia, il potere fine a se stesso, la violenza, governano male le nostre vite, il mondo occidentale ha un estremo bisogno di potenziare la cultura della madre e depotenziare quella del padre: «Ha cioè bisogno che dappertutto la responsabilità delle cose del mondo sia davvero divisa a metà» (Matteo Cosenza, il Quotidiano 19 febbraio 2012)

*Il luogo della politica – Catanzaro

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