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AVELLINO – In consiglio ieri le soliste assenze. In maggioranza erano tredici. Non si sono visti i tre dissidenti, Festa, Negrone e Genovese; Francesca Di Iorio e Gerardo Melillo; i tre dell’area D’Amelio: Salvatore Cucciniello, Massimiliano Miro e Francesca Medugno – quest’ultima giustificata. (Giustificato pure Montanile). Nonostante la maggioranza decimata, Foti non si è lasciato intimidire. Anzi ha usato toni duri rivolgendosi proprio agli assenti: «Se c’è qualche anima peregrina che immagina che io arretri un millimetro rispetto dalla mia missione di amministratore della cosa pubblica si sbaglia di grosso. Non fuggirò dalle responsabilità assunte nell’ultima tornata amministrativa. Le mie colpe e i meriti, come quelle di tutti gli altri consiglieri, li rimetterò al giudizio della città. Mi sarei aspettato – ha tuonato Foti – un gesto di responsabilità da parte di tutti, di ragionare con il criterio del noi e non dell’io. Purtroppo non vedo che polemica e argomenti da battaglia elettorale. Sia chiaro: non rispondo alle segreterie politiche ma agisco nell’interesse supremo della città. Per me, la bussola è, e resta, la città di Avellino con le sue necessità. Speravo che questa bussola stesse nella testa di tutto il consiglio comunale, anche degli assenti».
«In realtà – ha aggiunto il sindaco – continuano ad esserci assenze perduranti e irragionevoli. Manca la solidarietà vera di fronte a difficoltà antiche. Se qualcuno pensa di prendermi per stanchezza, per sfinimento, si sbaglia di grosso. Tra pochi giorni mi presenterò con la nuova giunta. L’attesa è giustificata non dal fatto che io voglia fare il “farmacista” ma dalle difficoltà nel trovare competenze vere e sincere visto il clima politico. Il mio dovere comunque è assicurare a questa città una possibilità. Se dovesse perdurare questo clima di guerriglia la città non avrà futuro. Si declama il bene a chiacchiere. Questo mio messaggio è rivolto in modo particolare agli assenti. La mia rabbia è infinita e incontenibile. Continuerò fino alla fine del mio mandato». Dino Preziosi ha replicato: «La maggioranza che l’ha fatta vincere – ha detto rivolgendosi al sindaco – oggi ce l’ha contro. Chi dovrebbe tirala fuori dai guai è il suo partito». Il capogruppo ha proposto un «governo di salute pubblica. Il sindaco verifichi attraverso un programma se ci sono punti di contatto con l’opposizione».
Nadia Arace ha osservato «l’ennesima e ciclica crisi che ha travolto l’amministrazione»: «Non riconosco ragioni sufficienti da giustificare la paralisi politica a cui si piegano le istituzioni comunali. Siete attenti a convocare il consiglio per approvare la lenzuolata di debiti fuori bilancio e meno attenti a convocare i consiglieri per discutere del futuro della città. Mi riferisco a sabato scorso quando è stato firmato il protocollo d’intesa per l’Area Vasta. Un atto tanto significativo da non passare per il consiglio».
Giancarlo Giordano ha accusato il sindaco di mancanza di autorevolezza e di «accordicchi» nella fase post elettorale, come quello con Festa. Poi il consigliere di Sel ha sfidato gli assenti: «Nei corridoi urlate per farvi grandi rispetto ai vostri piccoli interessi. Urlatori nei corridoi, urlate qui». A concludere è stata Enza Ambrosone, che ormai da qualche seduta, in assenza di un capogruppo, ha assunto in via ufficiosa il ruolo di portavoce della maggioranza: «Piuttosto che rivendicare l’appartenenza ad una componente o ad una sotto componente – ha detto rivolgendosi agli assenti – ci vengano spiegare che cosa vogliano fare per la città. Amministrare per completare i cantieri è una grande bugia. Il Pd ha il dovere di dividersi solo sulle soluzioni». E infine Alberto Bilotta ha chiosato: «Questa esperienza amministrativa è conclusa. L’eterogeneità della maggioranza è emersa cambiando gli equilibri che si sono venuti a creare dopo le elezioni. E’ un fallimento clamoroso pensare che la gestione della cosa pubblica sia un affare dei partiti».

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