INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Tufolo-Farina: stop ai sei mesi per l’inizio dei lavori
- 2 Manca la copertura finanziaria
- 3 Il caso della scuola Lucifero: l’allarme dell’Istituto Superiore di Sanità
- 4 Concentrazioni fuori norma di 14 metalli pesanti
- 5 Le lacune del piano comunale: scavi insufficienti e dati mancanti
- 6 Manca l’analisi di rischio
- 7 L’ordine dell’ISS: rimozione totale del mercurio
- 8 Anomalie cartografiche
Si ridisegna la mappa degli interventi per la bonifica di Crotone, manca la copertura finanziaria per la discarica Tufolo-Farina
CROTONE – Due nuovi provvedimenti ufficiali ridisegnano la mappa e i tempi degli interventi di bonifica ambientale e di messa in sicurezza nel Sito di interesse nazionale (Sin) di Crotone-Cassano-Cerchiara. Da un lato, il ministero dell’Ambiente ha dovuto congelare l’avvio dei lavori per l’ex discarica comunale di rifiuti solidi urbani di Tufolo-Farina a causa di un massiccio deficit di copertura finanziaria pari a circa 23 milioni di euro. Dall’altro, l’Istituto superiore di Sanità ha formalizzato una serie di pesanti riserve tecniche sul Progetto operativo di bonifica (Pob) relativo all’Area 10, il cortile dell’Istituto tecnico commerciale Lucifero, denunciando la mancata perimetrazione verticale dei rifiuti industriali noti come Conglomerato idraulico catalizzato (Cic) e la persistenza di contaminazione da mercurio e arsenico ben oltre le profondità di scavo attualmente ipotizzate dal Comune.
Tufolo-Farina: stop ai sei mesi per l’inizio dei lavori
Con il decreto direttoriale firmato dal vicario della Direzione generale Economia Circolare e Bonifiche, Pietro Cucumile, il Mase ha modificato l’atto impositivo emanato soltanto un mese prima. Il precedente decreto aveva approvato la “Revisione C” del progetto di messa in sicurezza permanente dell’ex discarica comunale di Tufolo-Farina, fissando un termine perentorio: l’amministrazione comunale di Crotone avrebbe dovuto dare inizio ai cantieri entro sei mesi dalla notifica del provvedimento.
Un vincolo rimasto subito sulla carta. Il 28 aprile 2026 il Comune di Crotone ha inviato un’istanza ufficiale al Mase trasmettendo il quadro economico complessivo dell’opera, il cui ammontare totale è quantificato in 28 milioni di euro. La nota municipale ha esplicitato l’impossibilità tecnica e legale di adempiere all’obbligo di avvio dei cantieri: allo stato attuale, il finanziamento dell’opera è solo parziale e copre appena 4.933.931,60 euro. Si tratta di risorse stanziate a valere sulla Delibera Cipe 17/2024 e regolate da una convenzione del 29 dicembre 2025.
Manca la copertura finanziaria
All’appello mancano esattamente 23.066.068,40 euro. Secondo le previsioni del Comune, la quota residua dovrebbe trovare copertura finanziaria nei fondi della programmazione FSC 2021/2027 per 15 milioni di euro, mentre la parte rimanente dovrebbe essere assorbita dagli interventi inseriti nel piano d’azione del Commissario straordinario del Sin. Una struttura commissariale, quella coordinata dal generale Emilio Errigo, il cui mandato ministeriale è peraltro scaduto il 14 settembre 2025, come ricordato nelle premesse dello stesso decreto.
Il Comune di Crotone ha chiarito l’impossibilità di procedere persino alla pubblicazione del bando di gara in assenza della necessaria e integrale copertura economica. Preso atto della situazione finanziaria, il Mase ha riformulato l’articolo 2 del decreto originario. Le parole che legavano l’avvio dei lavori al termine di sei mesi “dalla notifica del presente decreto” sono state formalmente sostituite con la formula “decorrenti dalla disponibilità dell’integrale finanziamento delle opere”. Di fatto, la messa in sicurezza di Tufolo-Farina è rinviata a tempo indeterminato, subordinata al reperimento dei 23 milioni mancanti.
Il caso della scuola Lucifero: l’allarme dell’Istituto Superiore di Sanità
Se sul fronte Tufolo-Farina il blocco è di natura economico-procedurale, sul comparto delle aree pubbliche cittadine inquinate da scorie industriali lo scontro è di carattere squisitamente ambientale e sanitario. L’8 maggio 2026 l’Istituto Superiore di Sanità ha trasmesso al Ministero, all’Arpacal, all’Inail e all’Asp di Crotone il proprio parere tecnico-scientifico sul Progetto operativo di bonifica dell’Area 10, corrispondente alla superficie di circa 9.000 metri quadrati di pertinenza dell’Istituto Lucifero.
L’area scolastica è pesantemente compromessa dalla presenza storica di Cic, il materiale di scarto proveniente dagli ex stabilimenti Pertusola Sud e Montedison utilizzato per anni nell’edilizia locale e nei riempimenti urbani. Lo rivelò un’inchiesta della Procura di Crotone che nel 2008 sequestrò una ventina di siti inquinati. Il documento analizzato dall’ISS, redatto dagli uffici comunali e trasmesso originariamente a fine ottobre 2024, proponeva un intervento basato su carotaggi vecchi e nuovi, eseguiti tra il 2012 (durante la prima caratterizzazione), il 2018 (indagini integrative) e nell’ambito delle successive perizie del consulente tecnico d’ufficio della magistratura.
Concentrazioni fuori norma di 14 metalli pesanti
I dati analitici richiamati nella relazione dell’ISS descrivono un quadro di contaminazione profonda del suolo e delle falde. I campionamenti effettuati nel 2012 hanno certificato il sistematico superamento delle Concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) stabilite dal Decreto Legislativo 152/2006 per le aree a destinazione d’uso di verde pubblico, privato e residenziale. Nei suoli del perimetro scolastico sono state isolate concentrazioni fuori norma di 14 metalli pesanti: arsenico, berillio, cadmio, cobalto, cromo totale, mercurio, nichel, piombo, rame, selenio, stagno, tallio, vanadio e zinco. Nelle acque sotterranee è emerso lo sforamento cronico dei parametri relativi allo zinco. I successivi test di cessione sui materiali hanno evidenziato il rilascio continuo di mercurio, nichel e fluoruri, anche se nel 2018 i rifiuti da rimuovere sono stati classificati con codice CER 191302 come “speciali non pericolosi”.
Le lacune del piano comunale: scavi insufficienti e dati mancanti
Le contestazioni sollevate dal Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS, siglate dai direttori Federica Scaini e Giuseppe Bortone, investono direttamente l’efficacia del piano elaborato dal Comune di Crotone. La prima censura riguarda l’omessa perimetrazione del pericolo. «Non risulta chiaramente definita, all’interno degli elaborati progettuali, l’effettiva estensione verticale del Conglomerato idraulico catalizzato (Cic)», mette a verbale l’ente scientifico. I carotaggi del 2012 non hanno chiarito l’esatto spessore dei livelli di Cic. Le uniche indagini capaci di mappare con precisione lo strato industriale tossico sono quelle del 2018, che però si sono fermate a profondità estremamente limitate, tra i 50 centimetri e il singolo metro dal piano campagna. L’ISS avverte che non è affatto possibile escludere la presenza di ulteriori strati di Cic interrati a quote inferiori.
Manca l’analisi di rischio
Il secondo punto critico investe lo spessore degli scavi programmati. Il progetto del Comune prevede la rimozione e l’asporto dei materiali fino a una profondità massima di tre metri dal livello del suolo, ripartendo l’area in quattro distinti lotti di scavo per un volume complessivo stimato in 2.574,50 metri cubi. Tuttavia, i registri analitici dimostrano l’inefficacia di tale limite. Nel sondaggio denominato “ITCS3”, la contaminazione si spinge accertatamente fino a una quota di circa 5 metri dal piano di campagna, ben due metri sotto la barriera prevista dal piano di rimozione comunale.
A rendere insostenibile lo scavo parziale a 3 metri è la totale assenza, negli elaborati comunali, di una specifica analisi di rischio sanitario-ambientale che certifichi l’accettabilità dei residui tossici che l’amministrazione intende abbandonare nel sottosuolo. L’Istituto superiore di sanità rimarca come l’intervento debba obbligatoriamente garantire il raggiungimento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione per tutti i composti chimici indagati, a maggior ragione trattandosi di una scuola, contesto sensibile frequentato da una popolazione giovanile esposta. La rimozione totale è l’unica via legale per restituire l’area al riutilizzo pubblico e residenziale senza vincoli sanitari futuri.
L’ordine dell’ISS: rimozione totale del mercurio
Il giudizio dell’ISS si fa prescrittivo sulle anomalie riscontrate nei campioni di fondo foro, in particolare per quanto riguarda il mercurio. Le indagini hanno rilevato picchi di contaminazione da mercurio anche nei livelli più profondi esaminati (come nel carotaggio ITCS4/B) unitamente a esiti negativi dei test di cessione. Per questa ragione, l’organo scientifico impone al Comune di Crotone l’adeguamento immediato delle profondità di scavo del progetto, ordinando di rimuovere integralmente tutte le sorgenti di mercurio e di procedere a verifiche tassative sulle pareti e sui fondali degli scavi una volta aperti i cantieri. Qualora i test sul campo non dimostrassero il rispetto delle Csc, l’amministrazione dovrà approfondire ulteriormente le trincee o variare radicalmente le soluzioni progettuali fino alla totale eliminazione del metallo.
Anomalie cartografiche
Spunta anche un “giallo cartografico”. All’interno della Tavola numero 9 del piano delle indagini chimiche integrative, compare la traccia di un carotaggio supplementare denominato “ITCint3”. Di questo specifico sondaggio, tuttavia, non vi è alcuna descrizione, menzione o riscontro analitico all’interno della Relazione generale depositata dal Comune. Un vuoto informativo che i tecnici ministeriali e gli enti di controllo dovranno colmare prima di poter rilasciare il via libera definitivo alle procedure d’appalto della bonifica scolastica.
LEGGI ANCHE:Bonifica di Crotone, il tenorm sfuggito alle caratterizzazioni – Il Quotidiano del Sud
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA