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Indagati monitorati durante l'inchiesta contro la 'ndrina di Casabona

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Crollano le accuse per la cosca Tallarico di Casabona, nel processo in abbreviato tutti assolti e il boss condannato solo per furto d’acqua


CASABONA – La ‘ndrina di Casabona non esisteva, secondo il gup distrettuale di Catanzaro Mario Santoemma. Sono cinque le assoluzioni disposte nel filone processuale del rito abbreviato scaturito dall’inchiesta che portò all’operazione Nemesis. Un sesto imputato è stato condannato ma soltanto per furto d’acqua. Il pm Antimafia Elio Romano aveva chiesto sei condanne nei confronti dei presunti esponenti della ‘ndrina Tallarico, i cui tentacoli, secondo l’accusa, si erano allungati sul Comune di Casabona poi sciolto per infiltrazioni mafiose.

NIENTE MAFIA, SOLO FURTO D’ACQUA

La pena più elevata, a 12 anni di reclusione, era stata proposta per Carlo Mario Tallarico, di 75 anni, presunto reggente del clan. Alla fine è stato condannato a 2 annni e 8 mesi per furto d’acqua. Inoltre, il pm aveva chiesto 8 anni e 10 mesi per Ludovico Tallarico (51), 8 anni per Cataldo Poerio (39), 6 anni e 8 mesi ciascuno per Ludovico Tallarico (51), Daniele Tallarico (33), Sergio Tallarico (45), Giuseppe Pullerà (44). Tutti assolti. L’unica accusa rimasta in piedi, al vaglio del gup, quella ipotizzata in seguito al rinvenimento di un allaccio abusivo alla rete idrica presso il cantiere della ditta dei Tallarico.

IL RITO ORDINARIO

Altri otto imputati sono già stati rinviati a giudizio davanti al Tribunale penale di Crotone. Tra loro l’ex sindaco Francesco Seminario, noto esponente del Pd. Gli inquirenti ritenevano di aver fatto luce sul presunto voto di scambio politico-mafioso alla base delle elezioni stravinte nell’ottobre 2021 dall’ex sindaco, con oltre il 60 per cento dei consensi.

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LA DIFESA

Favoritismi, secondo l’accusa, sarebbero stati elargiti anche alla Edil Tallarico di Ludovico Tallarico, figlio di Carlo Mario, ritenuta impresa di riferimento del clan, alla quale il sindaco avrebbe consentito di operare in area Pip pur avendo a suo tempo la commissione straordinaria del Comune dichiarato la decadenza di una convenzione.
Gli imputati erano difesi dagli avvocati Nuccio Barbuto, Sergio Rotundo, Domenico Scutifero, Tiziano Saporito, Antonio Alessio, Settimio Ioppoli. I legali hanno attaccato i vari capi d’accusa, sostenendo che non si configurasse un’associazione mafiosa. Una tesi, quella difensiva, che, evidentemente, ha retto.

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