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SI terrà domani davanti al Gup (Giudice per le udienze preliminari) Michela Tiziana Petrocelli l’udienza preliminare per decidere se accogliere o meno la richiesta, avanzata dal Sostituto procuratore della Repubblica, Daniela Pannone, di rinvio a giudizio di cinque medici, due in servizio all’ospedale di Melfi e 3 al San Carlo di Potenza.

I cinque medici – Giulia Murano e Adelaide Maria Tranchese (rispettivamente  responsabile del Pronto soccorso e consulente cardiologico del “San Giovanni di Dio”) e Vincenzo Luzzi, Mario Pacileo (cardiologi in servizio all’Utic del San Carlo) e Aldo Rocco Osanna (cardiologo di Emodinamica del nosocomio potentino) – sono accusati di omicidio colposo in concorso.

I cinque, avrebbero, causato la morte di Lucia Tessitore, 77 anni, di Rapolla.

La donna è deceduta al San Carlo il 16 gennaio del 2012.

Quel 16 gennaio, intorno alle 9 del mattino,  Lucia Tessitore, mentre si trovava nella sua abitazione di Rapolla, è stata colta da malore: un dolore al petto e difficoltà a respirare.

Dopo un’ora, visto che la donna continuava a stare male, i familiari l’hanno portata al Pronto soccorso dell’ospedale di Melfi.

Alla settantasettenne, sottoposta a elettrocardiogramma ad analisi di laboratorio, nonché a consulenza cardiologica,  viene diagnosticato “un infarto  miocardico – come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – anterosettale con blocco di braca sinistra”.

La responsabile del Pronto soccorso di Melfi, Giulia Murano, e il cardiologo Maria Adelaide Tranchese, dispongono – dopo averle somministrato alcuni farmaci – il trasferimento, con l’eliambulanza,    della donna affinché venisse sottoposta “a una coronografia di tipo interventistico di urgenza – prosegue il Sostituto procuratore nella sua richiesta di rinvio a giudizio –  nel reparto di Emodinamica”, omettendo, però, di praticare alla settantasettenne  – “così come previsto dal protocollo diagnostico della Regione Basilicata” – una terapia trombolitica “necessaria per evitare l’estensione del danno cellulare in corso”.

Intorno alle 11.30 Lucia Tessitore viene ricoverata all’Utic di Potenza.

All’arrivo della donna i cardiologi Vincemzo Luzzi, Mario Pacileo e Rocco Aldo Osanna “nonostante fossero già stati allertati” dai colleghi di Melfi “anzichè portare la donna in Emodinamica per sottoporla immediatamente e in via d’urgenza” a una coronografia di “tipo interventistico – scrive ancora la Pannone sulla base dei risultati della perizia affidata dalla Procura a un Consulente tecnico d’ufficio (Ctu) – con eventuale angioplastica di salvataggio” i sanitari,  in servizio nell’Azienda ospedaliera del capoluogo, “ripetevano ulteriori test diagnostici”.

Passa un’altra ora senza che venisse praticata la coronografia.

La donna, nel frattempo, va in arresto respiratorio. I medici tentano la rianimazione ma la settantasettenne non ce la fa e muore.

I familiari di Lucia Tessitore, difesi dall’avvocato Biagio Di Benga di Rapolla,  non si danno pace e decidono di vederci chiaro.

Dopo due giorni dal decesso della donna chiedono sia all’ospedale di Melfi che a quello di Potenza la copia delle cartelle cliniche.

Cartelle cliniche che vengono loro date.

Nominano un perito di parte che, dopo avere letto quanto scritto nelle cartelle cliniche, mette per iscritto che la donna si sarebbe potuta salvare. E così nel luglio del 2012 presentano una denuncia-querela nei confronti dei cinque medici.

Viene aperto un fascicolo. Il Sostituto procuratore della Repubblica, Daniela Pannone, affida a un Ctu da lei nominato una perizia che, in sostanza, conferma quanto accertato dal consulente di parte.

Il 27 novembre del 2013 viene firmata la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei cinque medici accusati di omicidio colposo in concorso.

Domani spetterà al Gup (Giudice per le udienze preliminari) Michela Tiziana Petrocelli decidere se accogliere o meno la richiesta avanzata dal Sostituto procuratore.

a.giammaria@luedi.it

 

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