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La firma del primo protocollo anti-caporalato in Regione Basilicata, il 28 maggio 2016

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Pietro Simonetti (Coordinamento politiche migranti Regione Basilicata) esulta per la ricorrenza della giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

POTENZA – «Una buona notizia che giunge oggi 3 ottobre, giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione: entro ottobre approderà alla Camera dei deputati il disegno di legge del governo, già approvato dal Senato che equipara il reato di caporalato a quello di mafia e prevede sanzioni precise anche con il sequestro dei beni dei caporali e degli utilizzatori finali (aziende e singoli imprenditori)». Lo afferma Pietro Simonetti (Coordinamento politiche migranti Regione Basilicata).

COSÌ IL POTENTINO SI PREPARA ALL’ACCOGLIENZA 

«Sono circa 400mila i lavoratori, prevalentemente migranti, tenuti in “stato di caporalato e in molti casi di schiavitù” nel nostro paese, dalle Langhe con il Barolo, alla Toscana, alle regioni meridionali. Oggi ricordiamo i morti in mare e pensiamo ai visi cosi sfruttati nelle campagne anche dal caporalato di etnia sempre più collegato e organico alla criminalità organizzata internazionale e italiana. La legge – aggiunge Simonetti – se approvata entro ottobre sarà importante per evitare la rinascita del ghetto di Boreano e la continuità di quello di Mulini Mattinelle nei comuni di Venosa e Palazzo S.Gervasio. Il caporalato controlla, assieme alle coop fantasma e alle agenzie di intermediazione, almeno il 30 per cento della manodopera in agricoltura. Nei primi nove mesi del 2016 sono stati assunti regolarmente in provincia di Potenza almeno tremila migranti extracomunitari, 500 indiani nel settore zootecnico, a cui si aggiungono altri 2500 neo comunitari: una risorsa importante. In attesa del dato relativo alla provincia di Matera, dove nel 2015, solo nel Metapontino, sono stati assunti circa 14mila migranti prevalentemente nel comparto primario, si può dire che almeno 25mila migranti lavorano in agricoltura a fronte di circa 45mila in tutti i settori a partire dal lavoro di cura. Nell’area del Bradano – conclude Simonetti – sono stati assunti 750 extra comunitari e oltre trecento comunitari: si tratta di uomini e donne in larga parte immigrate per trovare una nuova condizione, cosi come hanno fatto gli oltre 600 mila lucani emigrati negli anni. includere i vivi e ricordare le vittime: non un giorno solo nell’era della tecnica e della smemoratezza e applicare contratti e le leggi anche quelle che verranno presto». 

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