Maria Francesca Barbieri
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 IN ATTESA DI UN RECOVERO IN UNA STRUTTURA ADEGUATA
- 2 DITO PUNTATO SUI RITARDI BUROCRATICI E LE INSUFFICIENZE STRUTTURALI
- 3 L’OSPEDALE DI CATANZARO SAREBBE DISPONIBILE AL RICOVERO
- 4 ANCHE L’ASP DI VIBO AVEBBE MANIFESTATO DISPONIBILITà AL RICOVERO
- 5 MARIA FRANCESCA BARBIERI, SIMBOLO DI UNA SANITà CHE NON FUNZIONA
Maria Francesca Barbieri, la donna di 200 chili e immobilizzata da mesi a letto, aspetta un posto in una struttura riabilitativa, e ieri mattina, martedì 19 maggio 2026, si è svolto un sit-in davanti l’Asp di Vibo. Abaco denuncia ritardi e carenze della sanità pubblica: «Non si può ridurre tutto ai bilanci»
PIZZO – «Vorrei andare al mare»; è il desiderio semplice e struggente confidato da Maria Francesca Barbieri al presidente di Abaco Calabria, Saverio Bartoluzzi, durante una visita nella sua abitazione di Pizzo, dopo il sit in di ieri mattina davanti l’Asp di Vibo. Un desiderio che oggi appare lontanissimo per una donna che da mesi vive bloccata in un letto, senza riuscire più ad alzarsi, in condizioni fisiche sempre più gravi.
Maria Francesca pesa circa 200 chili. Le piaghe da decubito avanzano, consumando lentamente il suo corpo. La sofferenza è diventata quotidianità, così come il senso di abbandono che traspare dalle sue parole: «Sono sepolta viva».
IN ATTESA DI UN RECOVERO IN UNA STRUTTURA ADEGUATA
La donna attende da tempo il ricovero in una struttura riabilitativa adeguata. Ma in tutta la provincia di Vibo Valentia esisterebbe una sola struttura convenzionata in grado di accogliere casi come il suo: il centro Don Mottola di Drapia, che dispone di appena dieci posti letto. Davanti a lei, però, ci sono altre persone in lista d’attesa. Altre storie di fragilità e sofferenza che si consumano lontano dai riflettori.
Una situazione che ha spinto l’associazione A.Ba.Co Calabria – Associazione di Base dei Consumatori – a organizzare ieri mattina un sit-in davanti alla sede dell’Asp di Vibo Valentia. Alla protesta hanno preso parte il marito e il figlio di Maria Francesca, insieme a cittadini vibonesi e pizzitani, ai rappresentanti dell’Osservatorio Civico Città Attiva e a Katia Coloca, da tempo impegnata nel denunciare le criticità della sanità pubblica vibonese.

DITO PUNTATO SUI RITARDI BUROCRATICI E LE INSUFFICIENZE STRUTTURALI
Nel corso della manifestazione, Abaco ha puntato il dito contro ritardi burocratici e insufficienze strutturali del sistema sanitario territoriale: «Abbiamo la sensazione – affermano dall’associazione – che recuperare il lavoro ordinario venga vissuto quotidianamente come un evento straordinario. Non vogliamo entrare nelle dinamiche della burocrazia approssimativa e dell’incompetenza. Pretendiamo per Maria Francesca la migliore soluzione possibile».
L’OSPEDALE DI CATANZARO SAREBBE DISPONIBILE AL RICOVERO
Secondo quanto riferito dall’associazione, lo stesso ospedale Pugliese di Catanzaro avrebbe espressamente indicato la necessità di un ricovero in una struttura adeguata per affrontare un percorso riabilitativo complesso. Al centro delle polemiche anche la proposta, avanzata inizialmente dal commissario dell’Asp, di potenziare la fisioterapia domiciliare. Una soluzione ritenuta insufficiente da Abaco.
«Maria Francesca – spiegano – ha bisogno di strumenti e macchinari che non esistono a domicilio. Un elevatore, richiesto da oltre due mesi e mai arrivato, da solo non basta. Così come la fisioterapia passiva può aiutare la circolazione, ma non certo restituire autonomia motoria a una donna di 200 chili».
ANCHE L’ASP DI VIBO AVEBBE MANIFESTATO DISPONIBILITà AL RICOVERO
L’associazione sostiene tuttavia che, dopo il confronto con i familiari e i rappresentanti civici, ci sarebbe un’apertura da parte dell’Asp verso la richiesta di un ricovero in una struttura specializzata. L’auspicio è che la donna possa essere chiamata al più presto per iniziare un percorso riabilitativo intensivo, cui far seguire eventualmente un’assistenza domiciliare adeguata.
MARIA FRANCESCA BARBIERI, SIMBOLO DI UNA SANITà CHE NON FUNZIONA
La vicenda di Maria Francesca, però, va oltre il singolo caso umano. È diventata simbolo di una sanità territoriale che fatica a garantire risposte tempestive ai pazienti più fragili, stretta tra carenze di strutture, liste d’attesa e limiti di spesa.
«Non è un semplice desiderio quello di andare al mare – conclude Bartoluzzi – ma la richiesta di vedere rispettati i diritti e la dignità di una donna. Noi di Abaco non permetteremo che questo resti un altro sogno chiuso in un cassetto insieme alle troppe storie di malasanità».
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