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ANCHE nel 2013 gli investimenti fissi lordi hanno segnato una caduta maggiore al Sud rispetto al Centro-Nord: -5,2% rispetto a -4,6%. Dal 2008 al 2013 in più sono crollati del 33% nel Mezzogiorno e del 24,5% nel Centro-Nord.

A livello settoriale, crollo epocale al Sud degli investimenti dell’industria in senso stretto, ridottisi dal 2008 al 2013 addirittura del 53,4%, più del doppio rispetto al già pesante calo del Centro- Nord (-24,6%). Giù anche gli investimenti nelle costruzioni, con un calo cumulato del -26,7% al Sud e del -38,4% al Centro-Nord, in agricoltura, (-44,6% al Sud, quasi tre volte più del Centro- Nord, -14,5%) e nei servizi collegati all’industria: -35% al Sud contro il -23% al Centro-Nord.

Nel 2012 la spesa aggiuntiva per il Sud è scesa al 67,3% del totale nazionale, ben al di sotto della quota dell’80% fissata per la ripartizione delle risorse aggiuntive tra aree depresse del Centro-Nord e del Sud del Paese. Particolarmente preoccupanti i tagli agli investimenti in infrastrutture; se nel Centro-Nord si mantengono i livelli di spesa per opere pubbliche di 40 anni fa, al Sud oggi si spende 1/5 di quanto si faceva negli anni ’70. Dinamiche divergenti anche sul fronte degli investimenti delle imprese pubbliche nazionali: al Sud nel 2012 sono crollati del 12,8% rispetto al 2011, mentre al Centro-Nord nello stesso periodo sono saliti del 2,9%. Nella crisi la riduzione del valore aggiunto è stata più intensa al Sud in tutti i settori produttivi. Peggio di tutti l’industria: qui il valore aggiunto è diminuito al Sud negli anni 2008 – 2013 cumulativamente del -28,6%, a fronte del -17,2% nel resto del Paese. In calo anche le costruzioni, il cui valore aggiunto è diminuito cumulativamente al Sud del 35;3% a fronte del – 23,8% del Centro-Nord. Scendono nel periodo in questione anche i servizi, -7,7% al Sud e -2,5% al Centro-Nord. Segno negativo anche se si guarda al solo 2013: l’agricoltura perde lo 0,2% al Sud, mentre il centro- Nord guadagna +0,6%; l’industria crolla del 7,6% al Sud e del 3,2% al Centro-Nord; i servizi segnano -2,3% al Sud contro -0,4% dell’altra ripartizione. Dal 2008 al 2013 il settore manifatturiero al Sud ha perso il 27% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti (-53%). La crisi non è stata altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione di prodotto e occupazione è stata di circa 16 punti inferiore, quella degli investimenti di oltre il 24%. Nel 2013 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud al 9,3%, un dato ben lontano dal 18,6% del Centro -Nord e dal 20% auspicato dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Gli addetti nell’industria in senso stretto al Sud nel 2013 sono scesi dai 43,6 per mille abitanti del 2008 ai 37,4 del 2013. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto nel 2013 è stato pari al 20,7% del prodotto complessivo dell’economia nel Centro-Nord e all’11,8% al Sud. A livello regionale, l’Abruzzo si conferma in linea e anzi superiore al centro-Nord, con un valore del 21,8%, seguito dal Molise con il 17% e dalla Basilicata (14,5%). In coda la Sicilia (8,2%) e la Calabria (7,6%), tutte comunque in calo rispetto ai valori già bassi registrati nel 2007. Le imprese meridionali continuano a essere di piccole dimensioni: in dieci anni, dal 2001 al 2011, il peso delle micro imprese under 9 addetti è passato dal 33,9% al 37,6%.

Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale: l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.

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