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Antonio Seminario

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Massoneria nel caos, il giudice boccia le manovre del calabrese Seminario per la guida del GOI: stop alle elezioni


CATANZARO – Il tentativo della governance di Antonio Seminario di blindare la gestione del Grande Oriente d’Italia si scontra con una nuova battuta d’arresto giudiziaria. La XVI Sezione Civile del Tribunale di Roma, in composizione collegiale (presidente Laura Centofanti, giudice relatore Stefano Iannaccone, giudice Cristina Pigozzo), ha rigettato integralmente il reclamo proposto dal GOI. Resta confermata la sospensione cautelare delle delibere assunte dalla Gran Loggia il 7 marzo 2026 e dei decreti di promulgazione adottati dal gran maestro in carica.

L’impianto difensivo di Palazzo Giustiniani, volto a sanare presunte irregolarità del voto del marzo 2024 e a imporre una linea di continuità istituzionale, è stato smontato nel merito e nei presupposti di diritto.

Il crollo dell’«interpretazione autentica»

La strategia della dirigenza ruotava attorno all’approvazione di tre delibere di Gran Loggia, presentate come meri atti di “interpretazione autentica” delle norme regolamentari dell’Ordine. Nelle intenzioni dell’apparato, questi provvedimenti avrebbero dovuto confermare in via retroattiva il potere della Gran Loggia di annullare le elezioni in caso di vizi generalizzati, ampliare la legittimazione della Commissione elettorale nazionale (Cen) e blindare la validità della circolare sulle prescrizioni elettorali usata per invalidare 248 voti per la mancanza del talloncino antifrode, ribaltando il risultato a favore di Seminario ai danni dello sfidante Leo Taroni.

Il Collegio ha chiarito il perimetro dell’agire associativo. Le delibere impugnate, si legge nel provvedimento, non erano destinate a chiarire il significato di norme oscure o ambigue, ma costituiscono un’ipotesi di «surrettizia introduzione, modifica e/o integrazione di norme regolamentari già esistenti».

Lo stop alle elezioni

L’uso di delibere dichiaratamente interpretative è stato giudicato «abusivo», in quanto volto a operare con efficacia retroattiva per condizionare a posteriori i giudizi di merito pendenti sulla regolarità delle elezioni del 2024. Il Tribunale ha ribadito che non si può ricorrere a scorciatoie regolamentari per corroborare tesi difensive in sede contenziosa, confermando il fumus boni iuris dei motivi di ricorso sul favor voti presentati dall’avvocato Lorenzo Borrè per conto di Taroni.

L’ordinanza smonta anche il tentativo di indire elezioni anticipate. Il vertice del GOI aveva cercato di superare la fase d’impasse indicendo una tornata elettorale “blindata” per il 31 maggio 2026. Sull’impugnazione di quella data, il Tribunale ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse essendo ormai decorsa la scadenza, ma ha argomentato incidentalmente la totale illegittimità della convocazione.

Il nodo del mandato

L’articolo 108 del Regolamento dell’Ordine stabilisce la durata quinquennale del mandato del gran maestro e ammette l’indizione di elezioni anticipate esclusivamente nei casi eccezionali di «assenza od impedimento» del vertice in carica. Circostanze che, nel caso di Seminario – il cui mandato naturale scadrebbe nel 2029 –, pacificamente non sussistevano. La pretesa di applicare l’effetto sanante dell’articolo 2377 del Codice civile è stata respinta. La sostituzione di una delibera impugnata presuppone la conformità della nuova decisione alla legge e allo statuto, requisito del tutto assente.

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La sfida di settembre e l’isolamento estero

Mentre il Collegio del Tribunale di Roma era in camera di consiglio per decidere sul reclamo, la governance ha tentato un’ulteriore forzatura istituzionale. Il 9 luglio scorso, il gran segretario Emanuele Melani ha diramato la convocazione della gran loggia straordinaria per il prossimo 19 settembre presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria. Una mossa intrapresa a carte coperte, mentre pendeva la decisione della magistratura ordinaria, pensata per mostrare compattezza e controllo della macchina associativa.

L’operazione ha però registrato un contraccolpo sul piano diplomatico. Nei giorni scorsi si è appreso che il Pro Grand Master della United Grand Lodge of England (UGLE), Jonathan Spence, ha cancellato la propria partecipazione all’evento del 19 settembre. Il dietrofront della “Gran Loggia Madre del Mondo” priva la riunione del placet internazionale, esponendo la gestione calabrese a un progressivo isolamento esterno.

Il caso del calabrese Salsone

La contesa giudiziaria ed elettorale riflette un malessere strutturale che attraversa le logge dell’obbedienza, in particolare sull’asse tra il nord e la roccaforte calabrese. Emblematica la vicenda di Antonino Salsone, figura di rilievo del GOI, originario di Brancaleone. Salsone viene da una storia familiare precisa: è figlio del maresciallo capo degli agenti di custodia ucciso dalla ‘ndrangheta a Brancaleone il 7 febbraio 1976 nel contesto della guerra di mafia cosentina. Filippo Salsone, padre di Antonino, è peraltro la figura a cui è intitolato il carcere di Palmi.

Eletto nel 2016 presidente del Collegio dei maestri venerabili della Lombardia, carica mantenuta per sei anni, Antonino Salsone entra in aperto contrasto con la governance Bisi-Seminario nel 2021, esprimendo la volontà di candidarsi alla Gran Maestranza su un programma centrato sui temi della legalità, della trasparenza e del contrasto alle infiltrazioni criminali.

La spaccatura interna

Da quel momento prende avvio una serie di procedimenti disciplinari interni. In seguito a un post diffuso dopo la rielezione del Presidente della Repubblica, Salsone viene sanzionato con la censura solenne e sospeso per tre anni, perdendo la carica e l’agibilità politica interna. Il provvedimento sanzionatorio viene successivamente annullato dal Tribunale civile di Roma, con sentenza del giudice Cristina Pigozzo che condanna il GOI ravvisando nei fatti un disegno preordinato all’esclusione dalla competizione elettorale. In quel provvedimento si parla di «una sostanziale marginalizzazione dell’associato dalla vita istituzionale del GOI per un arco temporale ampiamente eccedente rispetto all’effettiva portata della condotta contestata».

Fuga dalle logge lombarde

A fronte della decisione della magistratura ordinaria, la governance avvia un secondo procedimento disciplinare interno per presunte irregolarità nella redazione dei bilanci del Collegio lombardo negli anni 2020-2021 – addebiti respinti nel merito dall’interessato – sfociato in un provvedimento di espulsione attualmente sub iudice. Lo scontro ha determinato l’uscita dal GOI dello stesso Salsone. Ma insieme a lui oltre 500 appartenenti alle logge lombarde sono transitati verso la Gran loggia regolare d’Italia (GLRI) guidata da Fabio Venzi. Ecco come Salsone commenta il complesso scenario che si sta delineando nella massoneria italiana.

«Ringrazio il gran maestro Venzi per averci aperto le braccia. Per quanto riguarda il GOI, ritengo giuridicamente illegittimo il gran maestro attuale. L’attuale governance sta riportando le lancette del tempo indietro. Le elezioni del 2024 le ha vinte Leo Taroni, che a novembre otterrà una sentenza favorevole. Per fortuna lui ha impostato un programma che riprende i valori di una libera muratoria che, pur rivendicando una tradizione che ha fatto la storia del nostro Paese, si confronta e sa ammettere i propri errori».

Gli equilibri in Calabria

Il rigetto del reclamo e la confermata sospensione delle delibere di Gran Loggia indeboliscono la posizione di Antonio Seminario proprio nella sua regione d’origine. La Calabria, con un centinaio di logge e una presenza capillare non solo sul territorio ma nelle logge di tutta Italia, ha rappresentato il blocco d’ordine e il principale serbatoio di consenso a sostegno dell’attuale gruppo dirigente.

Il ricorso sistematico ad atti sanzionatori interni e i tentativi di riscrittura delle regole elettorali, fermati dai giudici romani, non sono riusciti a bloccare il contenzioso. L’attenzione resta ora concentrata sui giudizi di merito pendenti, che dovranno pronunciarsi in via definitiva sulla validità del voto del marzo 2024. Sull’esito di tali procedimenti si gioca non solo la legittimità della Gran Maestranza, ma la tenuta complessiva dell’assetto istituzionale di Palazzo Giustiniani.

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