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DISPOSTI a spendere da 500 e 2500 euro pur di poter sfrecciare liberamente in auto, anche se con una patente ottenuta con un imbroglio.
Ci sono voluti otto mesi di indagini (ma ne occorreranno ancora altri) alla Polizia Stradale di Matera e agli uomini della squadra Polizia giudiziaria ( sotto la guida dell’ispettore Sardone), in collaborazione con la Motorizzazione civile per scoprire una rete che procurava patenti (con esami da privatista) utilizzando false identità.
Il cervello era suddiviso fra Potenza e la Puglia, con referenti a Matera dove si svolgevano le prove orali per la patente.
I documenti scoperti e sequestrati in un’autoscuola pugliese saranno il canovaccio sul quale si svilupperà l’indagine che si preannuncia foriera di ulteriori novità.
Il metodo, definito geniale da Antonio Fatiguso, dirigente responsabile della sezione di Matera della Polizia Stradale, consisteva nella sostituzione della foto del titolare del documento (che avrebbe dovuto sottoporsi all’esame) che veniva despillata dopo la presentazione della domanda alla Motorizzazione e sostituita con quella della persona che ne avrebbe preso il posto (componente del gruppo che gestiva la maxi truffa) all’esame. Conclusa la prova, la foto originale tornava al suo posto e la patente arrivava nelle tasche del titolare che in cambio di alcune migliaia di euro, era libero di circolare regolarmente in auto.
«Il segreto – ha spiegato Fatiguso – è stato scoprire segni impercettibili di despillatura su una piccola foto. Lo abbiamo fatto con una buona lente d’ingrandimento».
Il meccanismo ha funzionato per un po’ fra Matera, Potenza e l’hinterland murgiano a ridosso della Puglia.
I geni del raggiro, però, sono stati scoperti attraverso un lavoro capillare di intelligence (testimonianze, verifiche sulle despillature delle foto e sulla reperibilità effettiva di persone che risultavano essere impegnate nell’esame orale di guida ma che invece si trovavano nelle loro abitazioni, ndr.) che ha ricostruito il puzzle e, tassello per tassello, lo ha smontato. Il risultato sono state 33 persone indagate (accusate di falso ideologico, falso materiale, sostituzione di persona, tutti reati svolti in concorso) e ad ulteriori indagini che riguardano l’autoscuola dell’area murgiana. Nella vicenda sarebbe coinvolto anche un medico che, però, al momento non risulta indagato.
«Un’indagine di estremo interesse – la definisce Fatiguso – in particolare per le modalità che riguardano gli esami, per così dire, da privatisti. In otto mesi abbiamo individuato circa 20 casi, da diciottenni a 30enni (ma c’è l’eccezione di un 40enne tra gli aspiranti piloti, ndr.) ma siamo sicuri che ne emergeranno altri». L’organizzazione era suddivisa per competenze e funzioni, in modo da poter agire organicamente anche sotto il profilo geografico. «E’ un caso destinato ad allargarsi, una verifica di notevole spessore che ci attende».
Per tutti, il rischio è di ritrovarsi, anzi trovarsi per la prima volta, davanti alla commissione esaminatrice. Toccherà alla Procura di Matera competente sotto il profilo giudiziario decidere come agire, tenendo presente anche quanto previsto dall’art. 128 in merito ai casi di revisione della patente.
«E’ paradossale – conclude Fatiguso – la sincera perplessità dei ragazzi delle ragazze che hanno acquistato le patenti, che non si rendevano conto di ciò che avevano fatto».

Antonella Ciervo

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