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L’aggressione all’alba di domenica 5 maggio nell’autoambulanza; l’infermiera picchiata assieme all’autista del mezzo da un ospite del Cpr di Palazzo san Gervasio. L’appello dei sindacati


PALAZZO SAN GERVASIO – Ha picchiato violentemente un’infermiera del 118, l’autista dell’ambulanza che è intervenuto per difenderla e ha distrutto l’ambulanza su cui era stato fatto salire in evidente stato di alterazione psicofisica. E’ gravissimo l’episodio che si è verificato all’alba di domenica scorsa e che ha coinvolto un’infermiera del 118 di Basilicata, aggredita da un cittadino extracomunitario, ospite del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio.
Fortunatamente l’autista dell’ambulanza e le forze dell’ordine sono prontamente intervenuti, evitando la tragedia: il cittadino extracomunitario, infatti, nascondeva un corpo tagliente.

PISANI: RICONOSCERE L’INDENNITA’ DI RISCHIO

L’episodio solleva molti interrogativi – attacca Raffaele Pisani, della segreteria regionale Uil Fpl – sul mancato riconoscimento dell’indennità di rischio del personale del 118. «Rischio che non è riconosciuto dalle istituzioni, nonostante è sotto gli occhi di tutti il costante pericolo a cui sono sottoposti infermieri, autisti e medici del 118, sia per gli scenari in cui sono costretti a lavorare e sia per le continue violenze verbali e fisiche a cui sono sottoposti. Quello di domenica non è stato un caso isolato. In passato, si sono verificati anche episodi di molestie nei confronti di lavoratrici da parte di ospiti del Cpr con gravissime conseguenze anche psicofisiche.
Le istituzioni sono chiamate non solo a svolgere le consuete passerelle negli ospedali ma, ad affrontare con urgenza e determinazione questa situazione. È necessario implementare i fondi Asp con risorse aggiuntive per istituire specifiche indennità di rischio e/o progetti incentivanti. Inoltre, le autorità competenti sono invitate ad agire con tempestività e risolutezza per ristabilire l’ordine e la tranquillità al Cpr di Palazzo San Gervasio e in tutta la regione».

FP CGIL: TUTELARE IL PERSONALE E PREVENIRE LE AGGRESSIONI

Esprime solidarietà all’infermiera anche la Fp Cgil di Potenza, che sottolinea l’urgenza di porre in essere ogni azione necessaria per il contrasto alla violenza sugli operatori sanitari in Basilicata.
«Come già chiesto in altre occasioni – scrivono le segretarie Fp Cgil di Potenza, Giuliana Scarano e Sandra Guglielmi – riteniamo sia indifferibile l’istituzione di un tavolo permanente presso l’Asp per condividere un protocollo sulla sicurezza degli operatori, prevedendo un sistema stringente di controlli e il coinvolgimento dei lavoratori per la sicurezza, individuando le relative misure di prevenzione e protezione».
Per la Fp Cgil la priorità è tutelare il personale e prevenire le aggressioni sia fisiche che verbali. «Occorre andare avanti sulla strada della prevenzione, istituendo in tutti i luoghi di lavoro il Registro dei mancati infortuni, applicando quanto previsto dalla Raccomandazione del ministero della Salute e quanto suggerito dall’attività di monitoraggio realizzata dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie.

SOLO NEL 2023, 16MILA LE AGGRESSIONI; 18MILA OPERATORI COINVOLTI. 2 SU TRE SONO DONNE

A livello nazionale sono stati ben 16 mila gli episodi di aggressione al personale sanitario e sociosanitario nel 2023 e 18 mila le operatrici e gli operatori coinvolti, secondo quanto emerge dalla relazione sul 2023 dell’Osservatorio. La professione più colpita è quella infermieristica, seguita dai medici e dagli operatori socio-sanitari. Due terzi delle persone aggredite sono donne. Gli ambienti più rischiosi risultano essere i pronto soccorso, le aree di degenza, i servizi psichiatrici e gli ambulatori. I principali aggressori sono i pazienti (69%) contro il 28% di parenti. Il 68% delle aggressioni è di tipo verbale, il 26% fisico e il 6% contro beni di proprietà.

Dai dati della Società Italiana Medicina di Emergenza Urgenza emerge poi come lavorare in area emergenza urgenza aumenta di due-tre volte il rischio di aggressioni rispetto lavorare in area medica, affermando che il 100% dei medici e degli infermieri che lavorano in pronto soccorso e nel 118 abbia subito almeno una volta violenza fisica o verbale, tra dichiarato e sommerso.

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