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NON è più il calcio che vogliamo. Non è il calcio di tanti atleti e dirigenti impegnati seriamente e della quasi totalità di appassionati e tifosi.
La nuova inchiesta sul calcioscommesse è l’ ennesima violenza che il calcio subisce: questa volta attraverso la mano armata della criminalità.
Ancora la Magistratura è dovuta intervenire, con una operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha già portato ad oltre 70 indagati, una cinquantina di fermi tra calciatori, allenatori, dirigenti e presidenti di club, in 21 provincie italiane da nord a sud, con l’ accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, investendo i Campionati di Lega Pro e Serie D, ma nel mirino degli investigatori c’è anche la Serie B, con oltre 30 squadre coinvolte.
«Un mondo malato, quello del calcio – è scritto nel dispositivo della Magistratura – dove la fragilità di giocatori sedotti dal mito del guadagno facile e rapido si intreccia con la spietatezza di scaltri dirigenti sportivi, passando attraverso l’ indifferenza delle società calcistiche».
Se così fosse davvero e più diffusamente, sarebbe la definitiva disfatta del nostro calcio.
Accanto alla attività della Magistratura e delle forze dell’ordine dobbiamo tutti (atleti, dirigenti, tifosi e anche giornalisti) ingaggiare una seria battaglia comune per isolare sempre più e denunciare i tentativi di inquinamento dello sport e del calcio in particolare.
Siamo il Paese che finalmente riconosce i reati contro l’ ambiente come reati penali, allungando anche i tempi di prescrizione.
Quanto mai necessaria oggi la “tolleranza zero” anche per i reati che nel calcio e in altri sport minano l’impianto complessivo, partendo proprio da quanto disciplinato nell’ articolo 1 del Codice di giustizia sportiva, laddove si parla della lealtà come principio fondamentale e imprescindibile.
L’idea del presidente Tavecchio di creare un “data base” per monitorare gli spostamenti dei soggetti che passano da una società magari fallita o che hanno fatto fallire per poi prenderne un’altra, potrebbe giovare al sistema calcio.
Ma oggi sono i troppi interessi , economici soprattutto, che ruotano intorno al calcio ad aumentare i rischi e le tentazioni .
E’ da escludere però (con opportuni distinguo) che gli oltre 200 mila dirigenti sportivi e le centinaia di migliaia di atleti e tesserati possano vedere offeso e cancellato il loro impegno e la seria professionalità profuse settimanalmente sui campi e nelle società. Ci sono nel nostro Paese società calcistiche piccole e grandi il cui lavoro si intreccia con l’educazione e la crescita dei giovani in famiglia e a scuola. Talvolta anche sostituendosi ad istituzioni distratte, quando non assenti.
C’è una risposta che mi ha particolarmente colpito in una recente inchiesta giornalistica di un programma di successo Rai, allorchè il giornalista chiedeva se c’era qualcosa in quel tessuto sociale che ritenesse si potesse salvare; la risposta è stata secca e precisa: il Crotone calcio!
Ecco si può e si deve partire da qui: dall’impegno della Figc e delle Leghe a favore dei ragazzi, delle società che investono (quasi senza scopo di lucro) sui nostri giovani. E’ questo il miglior antidoto per favorire e creare una barriera culturale contro le connivenze e la criminalità, lavorando sui giovani, sul loro entusiasmo, senza alimentare soltanto i sogni economici ma costruendo regole e valori imprescindibili dentro e fuori dai campi di gioco.
Il rischio che si corre è quello di far crollare uno degli ultimi baluardi giovanili.
Insieme alle politiche a favore della famiglia e della scuola, va sostenuta fortemente quella della pratica sportiva, nel nostro Paese purtroppo intesa soltanto come tempo libero e per questo quasi abbandonata a se stessa. Non si deve neppure correre il rischio che un’ inchiesta della Magistratura cancelli lo sport e il calcio in particolare in tante realtà del nostro Paese. E’ accaduto in passato proprio a Potenza dove una Società che era stata in ballo anche per la Serie A, per anni è scomparsa vittima di uno scandalo calcistico-giudiziario, con tutte le difficoltà successive sino all’ attuale possibilità di giocarsi, con merito, nei play off la Lega Pro.
Il calcio, quello vero, è invece scuola di vita oltre che di sport. Lo sanno bene le tante giovani promesse che in Basilicata hanno trovato vetrina nelle 19 edizioni del Torneo Scirea che si discuterà tra il 13 e il 20 giugno p.v. con la partecipazione di importanti club nazionali ed internazionali.

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