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CROTONE – E’ stata depositata nel tardo pomeriggio la decisione del tribunale del Riesame di Bologna che conferma la custodia cautelare in carcere per Nicolino Grande Aracri, che nell’inchiesta Aemilia non risponde di associazione mafiosa. 

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Per il presunto boss, che era stato raggiunto dall’ordinanza nel carcere di Opera dove si trovava per altre vicende, i giudici hanno escluso la gravità indiziaria di alcuni episodi, ma la custodia cautelare è stata confermata per altri. Grande Aracri è difeso dall’avvocato Alessandro Sivelli (LEGGI LE DICHIARAZIONI DEL BOSS).   

Il Riesame di Bologna ha respinto tutti i primi ricorsi, avanzati da 13 arrestati nell’operazione Aemilia della Dda e discussi in udienza il 10 febbraio. Per loro è quindi confermata la custodia cautelare decisa dal Gip Alberto Ziroldi. Oltre a Nicolino Grande Aracri, ci sono anche Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore e accusato di far parte dell’associazione di tipo mafioso, e il giornalista Marco Gibertini, che risponde di concorso esterno.

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E’ stato invece scarcerato Antonio Crivaro, 41enne originario di Cutro (Crotone), residente nel Reggiano e accusato di associazione mafiosa. Il suo avvocato, Enrico Della Capanna, del foro di Reggio Emilia, davanti al Riesame aveva sostenuto che ci fossero deboli indizi della sua partecipazione all’associazione mafiosa.  Inoltre i fatti che gli sono contestati – aver fatto da collettore di informazioni per Nicolino Grande Aracri e aver chiesto favori all’ex carabiniere Domenico Salpietro – risalgono al giugno 2011 e aprile 2012. Condotte datate per cui, secondo il legale, non si capisce quale sia l’esigenza cautelare.

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