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DOPO la rivelazione shock di Carmine Schiavone, l’esattore dei casalesi, la cosca della camorra più potente della Campania, sui rifiuti tossici con i quali è stata imbottita la terra del Sud (LEGGI), i magistrati smentiscono. Tra questi c’è Federico Cafiero De Raho, procuratore di Reggio Calabria, ma anche l’uomo che ha portato alle condanne nel processo Spartacus. Ma al di là dellla magistratura, in Campania i sindaci di Casale, di Pozzuoli chiedono controlli. Vogliono capire che cosa c’è di vero. In Calabria invece tutto tace. Nessuno reagisce. Se non Angela Napoli, già parlamentare, oggi ideatrice di un movimento civico, fino a qualche tempo fa deputata della commissione antimafia. 

Schiavone ieri ha parlato ancora. Lo ha fatto ai microfoni di Rai news 24 affermando: «I rifiuti non li hanno mai cercati. Se dopo il ’97, dopo che sapevano, lo Stato fosse intervenuto, il danno sarebbe stato limitato. Sono felice che la gente cominci ad accorgersi del ruolo dello Stato. Potrebbe esistere una simile forma di criminalità organizzata senza lo Stato? No». Il cugino del boss dei Casalesi parla del traffico e interramento di rifiuti tossici in Campania e dice: «Ma perché,  pensi che loro non lo fanno ancora? Non lo fanno magari a Casal di Principe. Lo facevano allora e lo fanno ancora». Nell’intervista esclusiva, a Rai news, Carmine Schiavone ha confermato le connivenze tra organi dello Stato e la criminalità organizzata: «Non può esistere forma di criminalità organizzata senza l’appoggio dello Stato».

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Le rivelazioni del boss sono note da circa vent’anni, ma finora sono state secretate, perchè furono fatte davanti alla commissione delle ecomafie e non rese pubbliche per non turbare inchieste giudiziarie in corso. Giovedì scorso la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini ha deciso di togliere il segreto a quelle audizioni e ha affermato che è ora che il popolo del sud sappia. Il punto è che se in Campania, ma anche in Puglia (che insieme alla Sicilia è stata tirata in ballo dal boss) c’è chi reagisce e si impegna, non accade lo stesso per la Calabria. Nessuno approfondisce. 

Schiavone aveva affermato: «Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business» e poi aggiunge: «So per esperienza che, fino al 1991, per la zona del Sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia. Il sistema veniva adottato anche nel Salento, ma sentivo anche parlare delle province di Bari e di Foggia».

E poi ecco il giallo, il mistero quello della nave dei veleni, qui i ricordi di Schiavone, nel 1997, non sono chiari: «So che c’erano navi e che qualcuna è stata affondata nel Mediterraneo […] Ricordo che una volta si parlò di una nave che portava rifiuti speciali e tossici, scorie nucleari, che venne affondata sulle coste tra la Calabria e la Campania».Tutto questo è scritto nella relazione oggi pubblicata sul sito della Camera dei deputati. Ieri Schiavone ha affermato candidamente che l’Italia è condannata a morte da altri paesi europei. Ed emergono particolari come i fanghi nucleari nascosti sotto la superstrada Nola -Villa Literno, e i cumuli di immondizia urbana sotto l’allevamento di pesci.  Ma al microfono del Giornale radio Federico Cafiero De Rao e Raffaele Cantone, rispettivamente capo del pool anticamorra che indagò sullo sversamento dei rifiuti in Campania e uno dei pm di punta di quell’inchiesta, dicono che i riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia non hanno portato al rinvenimento di scarti radioattivi dove indicato dall’ex camorrista. De Rao sostenne l’accusa nel processo “Spartacus”, terminato con 91 condanne per oltre 800 anni di reclusione. 

Certo è che a prescindere dal ruolo della magistratura i presidenti della Regione, come quella del Molise e della Campania hanno deciso di fare rilevamenti. Di capirne di più. In Calabria a parte qualche associazione ambientalista che dice che tutto è stato già detto, nessuno proferisce paura. Per timore forse che si turbi l’equilibrio di una terra che in teoria punta al turismo e alle bonifiche. Su facebook il fenomeno viene denunciato si firmano petizioni e i cittadini di Crotone, gli unici forse ieri ad accorgersi di ciò che ha affermato il boss hanno ribadito la necessità di ripulire la loro terra. Promessa fatta da decenni dalle istituzioni. 

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