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PALERMO – In sette sono finiti in carcere con l’accusa di avere messo in piedi un traffico di bambini. E tra le persone arrestate dai carabinieri di Palermo, c’è anche un calabrese, Sebastiano Calabrese, 38 anni, residente a Reggio Calabria. Con loro anche l’ucraina Larysa Moskalenko, 50 anni, ex olimpionica di vela e medagli di bronzo nel 470 a Seul. Secondo le indagini, l’organizzazione sequestrava minori contesi tra genitori separati per consegnarli a uno dei due, dietro compenso. L’ex atleta, da anni abitante a Palermo, è titolare della società di noleggio di imbarcazioni di lusso “Sicily rent boat” e avrebbe messo a disposizione le sue barche per il traffico di bambini. Gli altri arrestati sono Luigi Cannistraro, 30 anni, di Palermo, Antonino Barazza, 46 anni di Mazara del Vallo (Trapani) e Sebastiano Calabrese, 38 anni, di Reggio Calabria. Emesse anche ordinanza di custodia cautelare da eseguire all’estero mediante rogatoria a carico di stranieri. Sono Per Ake, Helgesson, svedese, 54 anni (in atto detenuto in Tunisia), e i norvgesi Elisabeth Wenche Andresen, 47 anni,e Martin Vage, norvegese, 40 anni. 

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia e dal pm Geri Ferrara, sono state condotte dal nucleo operativo della compagnia dei carabinieri di Carini. L’attività investigativa è stata avviata nell’autunno del 2012, ed è partita dall’incendio doloro che devasto un albergo da tempo dismesso sulla costa palermitana, non distante dall’aeroporto, l’hotel “Porto Rais”. Da qui gli investigatori sono risaliti all’organigramma di una associazione per delinquere internazionale celata dietro l’attività di una società di sicurezza norvegese, la “Abp World grroup”, vero e proprio sodalizio di contractors per la maggior parte ex appartenenti ai copri speciali, disposti a mettere le proprie capacità operative a chiunque fosse disposto a pagarli. 
Tra i servizi offerti anche il recupero di bambini contesi da genitori di nazionalità diverse. In alcuni casi – è stato appurato – la società organizzava vere e proprie missioni paramilitari che prevedevano sopralluoghi e veri e propri sequestri di persona per portare a buon fine il recupero. L’operazione di “recupero” di un bambino conteso poteva costare fino a 200 mila euro.
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