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POTENZA – Dopo una lunga sospensione e più di qualche gol subìto, la partita più importante della Basilicata che si gioca tutta sul campo del petrolio, riparte questa mattina, dalla sala Verrastro della Regione. Il ministro Guidi sarà a Potenza per ascoltare ma soprattutto per spiegare come il maggiore sfruttamento delle risorse del sottosuolo – necessità di cui si è fatta sostenitrice in prima persona – possa conciliarsi con maggiori opportunità per il territorio. Si riapre la “vertenza” Basilicata-Stato-compagnie petrolifere per la ricontrattazione degli accordi sottoscritti nell’ormai lontano ‘99. Se sarà la palla servita a favore della regione per mettere a segno il risultato o solo l’ennesimo passaggio che i lucani vedranno solo transitare sulle proprie teste dipenderà molto dal ruolo che ognuno degli interlocutori autorizzati saprà interpretare. A partire dal presidente Pittella, che aveva già avuto modo di presentare il conto di una Basilicata «ancora in credito» al ministro dello Sviluppo economico nel precedente incontro romano di qualche settimana fa. «Non si tratta di andare oltre gli accordi già siglati, ma recuperare il massimo per la Basilicata, senza dimenticare l’opportunità di sviluppo che deriva dal petrolio». Che in pratica seppure significhi non autorizzare nuove istanze, comporterà comunque un aumento delle estrazioni, in base agli accordi sottoscritti negli anni passati. «Ma solo a patto di un utilizzo più virtuoso e cauto della risorsa»: questa la premessa del governatore.  Che però questa mattina non sarà l’unico a parlare in nome degli interessi dei lucani. Al tavolo, che si svolgerà rigidamente a porte chiuse, parteciperanno anche il presidente del Consiglio, Lacorazza,  i sindacati, e le associazioni datoriali come Confindustria,  Alleanza Cooperative, Rete Imprese Italia e Confapi. Un nuovo negoziato con le compagnie estrattive, esclusione delle royalty dal patto di stabilità, revisione dell’articolo 16 del decreto Liberalizzazioni che ha tradotto il Memorandum sottoscritto qualche anno fa e destinazione di almeno il 3 per cento del fondo che attualmente finanzia la card idrocarburi a risolvere le cosiddette emergenze sociali lucane, «in piena guerra civile, tra dissesto, povertà e disoccupazione», dice Pittella. Ma anche riforma del Titolo V e soprattutto questioni ambientali: sono questi i temi all’ordine del giorno.

A contrattare, dentro, ci saranno loro. Fuori, invece, il forte fronte della protesta a cui hanno aderito più di 50 associazioni, in presidio davanti al Palazzo di viale Verrastro già dalle 11. Annunciata anche la presenza del leader dei radicali, Marco Pannella. Le associazioni hanno presentato sette punti di contestazione alla piattaforma che il governatore lucano ha proposto a Roma. Si dividono così le posizioni prevalenti in merito al futuro dei pozzi lucani: tra chi intravede nel settore dello sfruttamento  delle materie prime  un bacino di oppurtunità che la regione, seppure, con ritardo, può ancora cogliere. E chi, invece, ritiene che quella del petrolio sia una partita già persa, senza possibilità di tempi di recupero. Fatto sta che il tavolo tra Regione e Governo torna ad aprirsi dopo un lungo vuoto che di certo non ha fatto bene  alla regione. Che negli utili anni non ha fatto che subire decisioni assunte in altre sedi, molto poco vantaggiose per le popolazioni: da un decreto attuativo del Memorandum che ha di fatto mortificato le sue previsioni, alla bocciatura della moratoria, passando dallo “scippo” del bonus idrocarburi. Quello di oggi è stato annunciato come l’inizio di un nuovo corso, di cui il presidente Pittella darà conto nella conferenza stampa che seguirà la riunione del tavolo. Con quali risultati, lo si vedrà.   

m.labanca@luedi.it

 

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