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L’ATTUAZIONE del Piano del Lavoro e della Coesione Sociale e  un tavolo permanente contro la crisi, rispettando l’accordo siglato il 14 luglio 2014 con cui la la Regione si è impegnata a garantire una continuità di reddito a chi e’ stato colpito dalla tagliola del Decreto Poletti.

E’ quanto chiedono alla Regione i tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil,  Alessandro Genovesi, Nino Falotico e Carmine Vaccaro, per dare risposte concrete contro la crisi del lavoro.

I numeri della regione sono impietosi e non ammettono ulteriori temporeggiamenti:  30 mila famiglie che vivono sotto lo soglia di povertà assoluta,  36 mila giovani (e non solo) in cerca attiva di occupazione,  23 mila precari,  oltre 7 mila famiglie del programma Copes a cui non sono stati offerti programmi di formazione e inclusione,  migliaia di pensionati al minimo che non raggiungono i 500 euro – segnalano in un documento congiunto le tre segreterie regionali che chiedono “politiche, strumenti, risorse per mettere in campo una strategia composita ed articolata che sia una risposta concreta e fattibile ai bisogni di queste persone; partendo dai giovani, dalle donne, dai soggetti più svantaggiati. Si chiedono politiche che tendano a salvaguardare le famiglie lucane e, con esse, il tessuto sociale ed economico dell’intera regione Basilicata”.

La richiesta è ancora più specifica: “Chiediamo – continuano Genovesi, Falotico e Vaccaro- che la Regione da subito finanzi adeguatamente un reddito finalizzato all’ inserimento e/o reinserimento legato a prestazioni di utilità sociale. Un “patto contro l’esclusione” da finanziare, con risorse nazionali, locali, comunitarie anche modificando la legge nazionale sul bonus carburante, per liberare risorse da riutilizzare in programmi di sostegno sociale; che siano previsti  tirocini retribuiti per i giovani lucani, una politica di incentivi per le assunzioni più mirata e più selettiva, chiamando le imprese lucane a dare il proprio contributo.

Per le cooperative sociali e miste si chiedono  incentivi specifici e un allargamento dei contratti di servizio subordinati all’assunzione dei soggetti svantaggiati a partire dai disoccupati di lunga durata;  progetti e strumenti operativi dedicati al settore delle infrastrutture, dell’agroindustria, della produzione di energie rinnovabili, del turismo culturale e giovanile, della valorizzazione del territorio. 

Chiediamo  – conclude il documento – che la Regione imponga  che almeno l’80% delle assunzioni di Eni, Total, delle imprese che costruiscono Tempa Rossa, delle imprese dell’indotto avvengano tra i disoccupati lucani, anche previa specifica formazione”.  

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