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SONO usciti dall’aula lasciando a metà la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario in segno di protesta contro l’accorpamento dei tribunali. Ma in disaccordo evidente col presidente dell’Ordine di Potenza Enzo Sarli, rimasto seduto di fronte al procuratore generale, e ad alcuni colleghi che hanno marcato le distanze. 
Non è passata inosservata la dura presa di posizione di una trentina di avvocati lucani, perlopiù melfitani e potentini, che ieri mattina hanno aderito alla denuncia dell’Unione dell’avvocatura. 
Dopo le relazioni del presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Pellegrino, e del procuratore generale Massimo Lucianetti, era stato Sarli a introdurre i punti di vista critici dell’avvocatura sulla gestione della giustizia nel distretto lucano. Ma non prima di aver messo in evidenza i «comportamenti virtuosi» di chi hanno collaborato per migliorare la situazione. 
Hanno fatto bene però senza raggiungere la sufficienza, tant’è che Sarli ha parlato del distretto lucano come «l’esempio per eccellenza dell’inefficienza», attaccado sulla scarsa produttività in particolare di cancellieri e giudici. 
Chiamati in causa questi ultimi hanno parlato per voce di Gerardina Romaniello, rappresentante della giunta distrettuale dell’Anm. Il presidente della sezione Riesame del Tribunale di Potenza ha ricordato le recenti statistiche per cui i magistrati italiani sono tra i più produttivi d’Europa.
Poi però ha attaccato sull’attuazione della riforma della geografia giudiziaria appena entrata in vigore. Infatti l’accorpamento del Tribunale di Sala Consilina a quello di Lagonegro e del Tribunale di Melfi a quello di Potenza, quanto al settore penale avrebbe portato a un aumento notevole di competenze del Riesame, e dell’ufficio gip e della Procura distrettuale di Potenza come pure nel settore civile della competenza dei tribunali e della Corte di Appello. «Con una qualità anche più problematica del contenzioso – ha aggiunto Romaniello – in ragione dei maggiori interessi economici che caratterizza le zone accorpate». 
«A questo però non è seguito un aumento di organico corrispondente ed adeguato alla nuova domanda di giustizia». Ha aggiunto il delegato dell’Anm, facendo l’esempio del Tribunale di Lagonegro, che adesso ha in pianta organica 19 giudici, inclusi il presidente e un presidente di sezione, ma a tre mesi dalla riforma «per un carico di lavoro più che raddoppiato» può contare solo su 2 giudici visto che «gli altri sono stati o già trasferiti o sono in via di trasferimento e i nuovi magistrati arriveranno solo a metà febbraio». 
A seguire è stato il turno di Giorgio Cassotta per l’Unione dell’avvocatura che ha rimarcato le forti criticità emerse con il trasferimento del tribunale di Melfi a Potenza e di quello di Sala Consilina a Lagonegro, definito «una bolgia». Cassotta ha lamentato l’assenza del Ministero dal confronto con gli avvocati e ha parlato della Basilicata come un «esempio eclatante del decadimento della giustizia», a causa del suo triste primato per la prescrizione. «Questa riforma consentirà solo ai ricchi di avere giustizia». Ha preannunciato Cassotta ribadendo l’esigenza di una «giustizia di prossimità» che venga incontro a chi non può permettersi costose trasferte. Poi ha annunciato l’intenzione di abbandonare l’aula in segno di protesta ed è uscito accompagnato da buona parte dei presenti, un gesto che il presidente della Corte d’ appello Pellegrino ha riconosciuto come «una legittima manifestazione del pensiero». 
Nella cerimonia sono intervenuti anche i rappresentanti del Csm, Maria Casola, del Ministero, Daniela Intravaia, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Basilicata, Mimmo Sammartino, il componente del consiglio direttivo di Autonomia Forense, Giovanna Bellizzi, e del rappresentante del sindacato avvocati di Matera, Leonardo Pinto. 

SONO usciti dall’aula lasciando a metà la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario in segno di protesta contro l’accorpamento dei tribunali. Ma in disaccordo evidente col presidente dell’Ordine di Potenza Enzo Sarli, rimasto seduto di fronte al procuratore generale, e ad alcuni colleghi che hanno marcato le distanze. Non è passata inosservata la dura presa di posizione di una trentina di avvocati lucani, perlopiù melfitani e potentini, che ieri mattina hanno aderito alla denuncia dell’Unione dell’avvocatura. Dopo le relazioni del presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Pellegrino, e del procuratore generale Massimo Lucianetti, era stato Sarli a introdurre i punti di vista critici dell’avvocatura sulla gestione della giustizia nel distretto lucano. 

 

Ma non prima di aver messo in evidenza i «comportamenti virtuosi» di chi hanno collaborato per migliorare la situazione. Hanno fatto bene però senza raggiungere la sufficienza, tant’è che Sarli ha parlato del distretto lucano come «l’esempio per eccellenza dell’inefficienza», attaccado sulla scarsa produttività in particolare di cancellieri e giudici. Chiamati in causa questi ultimi hanno parlato per voce di Gerardina Romaniello, rappresentante della giunta distrettuale dell’Anm. Il presidente della sezione Riesame del Tribunale di Potenza ha ricordato le recenti statistiche per cui i magistrati italiani sono tra i più produttivi d’Europa.Poi però ha attaccato sull’attuazione della riforma della geografia giudiziaria appena entrata in vigore. Infatti l’accorpamento del Tribunale di Sala Consilina a quello di Lagonegro e del Tribunale di Melfi a quello di Potenza, quanto al settore penale avrebbe portato a un aumento notevole di competenze del Riesame, e dell’ufficio gip e della Procura distrettuale di Potenza come pure nel settore civile della competenza dei tribunali e della Corte di Appello.

 «Con una qualità anche più problematica del contenzioso – ha aggiunto Romaniello – in ragione dei maggiori interessi economici che caratterizza le zone accorpate». «A questo però non è seguito un aumento di organico corrispondente ed adeguato alla nuova domanda di giustizia». Ha aggiunto il delegato dell’Anm, facendo l’esempio del Tribunale di Lagonegro, che adesso ha in pianta organica 19 giudici, inclusi il presidente e un presidente di sezione, ma a tre mesi dalla riforma «per un carico di lavoro più che raddoppiato» può contare solo su 2 giudici visto che «gli altri sono stati o già trasferiti o sono in via di trasferimento e i nuovi magistrati arriveranno solo a metà febbraio». A seguire è stato il turno di Giorgio Cassotta per l’Unione dell’avvocatura che ha rimarcato le forti criticità emerse con il trasferimento del tribunale di Melfi a Potenza e di quello di Sala Consilina a Lagonegro, definito «una bolgia». 

Cassotta ha lamentato l’assenza del Ministero dal confronto con gli avvocati e ha parlato della Basilicata come un «esempio eclatante del decadimento della giustizia», a causa del suo triste primato per la prescrizione. «Questa riforma consentirà solo ai ricchi di avere giustizia». Ha preannunciato Cassotta ribadendo l’esigenza di una «giustizia di prossimità» che venga incontro a chi non può permettersi costose trasferte. Poi ha annunciato l’intenzione di abbandonare l’aula in segno di protesta ed è uscito accompagnato da buona parte dei presenti, un gesto che il presidente della Corte d’ appello Pellegrino ha riconosciuto come «una legittima manifestazione del pensiero». Nella cerimonia sono intervenuti anche i rappresentanti del Csm, Maria Casola, del Ministero, Daniela Intravaia, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Basilicata, Mimmo Sammartino, il componente del consiglio direttivo di Autonomia Forense, Giovanna Bellizzi, e del rappresentante del sindacato avvocati di Matera, Leonardo Pinto. 

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