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La sede del Tesoro

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Noi ce la abbiamo con chi sta ammazzando il Paese non importa se in buona o cattiva fede e non faremo sconti a nessuno perché la situazione non lo consente. Siamo diventati la barzelletta del mondo non per la Pandemia che riguarda almeno 4 miliardi di abitanti della terra e che ha chiuso l’economia del mondo, ma perché siamo gli unici al mondo a non avere capito che solo i contributi a fondo perduto possono proteggere l’economia in una situazione in cui tutti gli Stati sono costretti a ordinare di chiudere le fabbriche e di abbassare le saracinesche.

Noi in casa abbiamo problemi insuperabili nell’apertura del rubinetto. Siamo abituati da sempre a tenerlo saldamente chiuso o a consentire, al massimo, qualche sgocciolamento sempre a favore di imprese pubbliche o di qualche imprenditore privato ben ammanicato del Nord. Il cavallo italiano deve bere perché rischia di morire di sete e esattamente come quello tedesco e americano ha bisogno dell’acqua fresca della fontana dello Stato. Soprattutto, il cavallo dell’economia ha bisogno che l’acqua arrivi subito e venga inibito il pensiero, prima dell’azione, a schiere di idraulici delle burocrazie ministeriali, regionali e bancarie, che girano il rubinetto dalla parte sbagliata salvo aprire pompe a getto continuo per ogni genere di assistenzialismo tra reddito di cittadinanza e di emergenza e bonus vari che con un’economia bloccata a maggiore ragione si condannano a essere il trofeo politico del populismo all’italiana. Non è un caso che qui l’accordo già c’è mentre per dare oggi alle imprese ciò che lo Stato ha loro tolto (chiudendole) e per cambiare domani mattina la macchina degli investimenti, l’accordo invece non c’è.

La parola mondo è ripetuta di proposito per fare capire la mostruosità della catena di errori che la macchina amministrativa nazionale e regionale in Italia sta compiendo e l’imperdonabile leggerezza di una classe di governo e di amministratori regionali – soprattutto meridionali – inerti/soggiogati o colpevolmente silenti a seconda dei casi. I fatti del mondo di oggi spiegano a prova di scemo che c’è un solo modo per affrontare l’emergenza: liquidità per chi non ha più di che vivere e contributi a fondo perduto compensativi. Così come c’è un solo modo per provare a rinascere: investimenti pubblici per fare infrastrutture di sviluppo a partire dal Mezzogiorno. Noi parliamo, gli altri fanno. Gli extra-debiti da Covid li faranno tutti e, per questo, saranno tutti azzerati. Quando in Italia tardi e male qualcosa arriverà, sarà come sempre solo al Nord. I governatori delle Regioni del Sud si sveglieranno dal letargo e cominceranno a strepitare o a piagnucolare.

Proviamo per loro imbarazzo. Lo stesso che nutriamo per la macchina dello Stato e i suoi reggitori che non capiscono ciò che il mondo intero ha capito. Abbiamo chiesto al direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, di assumersi le sue responsabilità e di porre rimedio a ciò che ha costretto il Presidente del Consiglio Conte a chiedere scusa agli italiani. Anche un servitore dello Stato come è Rivera deve ricordarsi che lo Stato sopravvive se l’economia delle famiglie e delle imprese private non viene rasa al suolo. Questa economia deve potere continuare a produrre consumi, reddito e occupazione. Servono fondo perduto e garanzie di Stato al 100% per le banche, sospensione della segnalazione alla Centrale rischi come sbarramento, ritiro della burocrazia nei territori del controllo del dopo lasciando prima campo libero all’auto-certificazione anche in economia. Se la macchina del Tesoro sbaglia e non si corregge, è bene che chi la guida faccia un passo indietro. Se il ministro non ha nulla da dire per l’eventuale ostinazione nei comportamenti vuol dire che il problema diventa politico. Quello che è certo è che non si può ripetere l’errore del “decreto illiquidità” e che di tempo per correggersi ne è rimasto poco. Sta in noi, direbbe Ciampi. Anche questo mi piace ricordare.

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