X
<
>

2 minuti per la lettura

La riforma del DDL Bernini promette tutele, ma i ricercatori denunciano fondi insufficienti e precarietà ancora irrisolta.


Nel novembre 2024, la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha annunciato una riforma dei contratti di ricerca per superare il precariato accademico con strumenti differenziati e tutele crescenti per i ricercatori, ma la proposta ha incontrato l’opposizione di ricercatori precari, dottorandi e sindacati, che dubitano della capacità del DDL di risolvere i problemi strutturali.

Le mobilitazioni di Flc-Cgil, Adi e della Rete delle 122 società scientifiche hanno portato alla sospensione temporanea del DDL, considerata una vittoria parziale, in quanto resta fondamentale la necessità di affrontare definitivamente la precarietà nelle Università.  Circa il 40% dei docenti universitari in Italia sono precari, e nuovi contratti come l’assegno di ricerca rischiano di perpetuare lo sfruttamento nelle università. I ricercatori chiedono stabilità economica e un fondo di cofinanziamento per trasformare i contratti precari in posizioni dignitose. I 37,5 milioni di euro annunciati dal governo sono considerati insufficienti, e si chiede che i nuovi contratti non pesino sui bilanci degli atenei.

Nel frattempo, la Crui è stata criticata per aver sostenuto il DDL, ignorando la posizione di molti atenei. Le mobilitazioni proseguono con assemblee e presidi contro i tagli e per una vera riforma.

PER CONSULTARE ALTRI ARTICOLI DI UNICAL VOICE LEGGI QUI

Una riforma sospesa, ma non il precariato

Nonostante i dottorandi dell’Unical non siano stati tra i principali gruppi coinvolti nella protesta, dalle testimonianze raccolte emerge che «La maggiore difficoltà sono i fondi. La ricerca ha delle spese ed è tutto a spese del ricercatore» poiché devono sostenere numerose spese per la ricerca, senza avere accesso a fondi aggiuntivi rispetto alla loro mensilità, se non per un incremento del 15% legato al Pnrr.

Per chi è fuori sede, il compenso risulta insufficiente a garantire una vita dignitosa. Aziza M. sottolinea: «le difficoltà burocratiche rendono ancora più complessa l’esperienza per chi viene da altri Paesi».

Secondo i dottorandi dell’Unical la riforma lascia il futuro dei ricercatori in una situazione incerta, specialmente nel settore umanistico, «poco valorizzato in Italia», dice Leonardo S. del Dipartimento di Studi Umanistici.

I ricercatori dell’Unical non hanno protestato attivamente «in quanto al Sud, la cultura della ribellione è poco diffusa e prevale un senso di rassegnazione. La posizione del dottorando, inoltre, è scomoda in quanto tra lo studente e l’accademico, dunque, la paura di compromettere il nostro futuro è da considerare».

Ludovica G. dichiara che il rettore abbia un ruolo cruciale nella gestione dei finanziamenti della ricerca, potendo influenzare le decisioni.

Dunque, secondo i dottorandi dell’Unical, il DDL non affronta il precariato e rischia di perpetuare un sistema che non offre tutele. Le loro richieste si allineano con quelle di altri movimenti, chiedendo un piano di stabilizzazione e risorse adeguate a garantire il continuo della ricerca.

Sebbene la sospensione del DDL sia una vittoria, la soluzione al precariato universitario richiede un impegno concreto da parte del governo, che deve investire risorse adeguate a garantire la dignità del lavoro accademico.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA