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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito l’importanza del 25 aprile che “è la festa di tutti gli italiani che amano la libertà”


ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di alloro all’altare della Patria per la cerimonia dell’81mo anniversario della Liberazione. Presenti, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Dopo la cerimonia degli onori e l’esecuzione dell’inno d’Italia il capo dello Stato ha deposto la corona sulla tomba del milite ignoto. Mattarella si è soffermato brevemente, salutando i presenti, con i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma che aveva ricevuto nei giorni scorsi al Quirinale.

Al termine della cerimonia il presidente ha raggiunto San Severino Marche, città medaglia d’oro al merito civile. Proprio a San Severino Marche, il presidente Mattarella ha ribadito il motto “ora e sempre Resistenza”. Scritta dal partigiano e giurista Piero Calamandrei, rivolta ai nazisti che irridevano gli italiani, la frase fu riportata sulla “Lapide ad ignominia” nel palazzo civico di Cuneo. Il Presidente della Repubblica l’aveva già usata tre anni fa, il 25 aprile del 2023, per il 78esimo anniversario della Liberazione proprio a Cuneo.

Oggi l’ha ripetuta a San Severino Marche precisando che queste celebrazioni non sono “di maniera. E tanto meno rappresentano la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria”, scandisce Mattarella, sottolineando che la festa della Liberazione “è la festa di tutti gli italiani che amano la libertà”.

Per troppo tempo il 25 aprile è stata occasione di divisioni politiche. Mattarella ha ribadito che è la storia delle radici della nostra Repubblica e della nostra Costituzione “tanto cara agli italiani”. Come tale è la storia di tutti gli italiani, non solo di una parte. Il 25 aprile è momento di unità nazionale nei valori della Costituzione e della libertà, ma anche monito per il presente. “La libertà e la giustizia non hanno confini” e così come 81 anni fa “a combattere con quelli italiani c’erano partigiani di molte nazioni” oggi “non possiamo essere indifferenti a queste ragioni”.

Il capo dello Stato ha assicurato “la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà. La nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace”. Perché il “senso della Resistenza” è “opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo” e garantire “pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese”.

In questo momento storico infatti stiamo “assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura di rimuovere quei percorsi” che hanno portato dopo il secondo conflitto mondiale alla nascita dell’Onu e dell’Ue. “Dimenticando o ignorando che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace. Renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno tanto più indispensabile ora”, è la strada indicata dal Presidente della Repubblica.

Al teatro Feronia di San Severino Marche, cittadina alla quale proprio Mattarella ha conferito la medaglia d’oro al valor civile per il suo contributo alla resistenza, ci sono tutti i sindaci della provincia, il presidente della regione, Francesco Acquaroli, la sindaca Rosa Piermattei e il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’accoglienza è come sempre calorosa e l’ovazione finale lo sottolinea. Mattarella nel suo discorso ricorda i sacrifici compiuti dai marchigiani durante quegli anni, le donne e i bambini che subirono violenza, i “sacerdoti trucidati”, i carabinieri che diedero la vita. “Questa la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani. In questa regione, le Marche, territorio di scontri pagati a caro prezzo dalle popolazioni”, ricorda.

Quindi elenca gli esempi della lotta di resistenza e i protagonisti principali citando quattro illustri personaggi che in queste terre si sono contraddistinti: Carlo Alberto Dalla Chiesa, “eroe della Repubblica”, Enrico Mattei, al “Comando del Corpo Volontari della Libertà” e Sandro Pertini, “settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma, compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica”.

Sacrifici che non vanno dimenticati perchè “il passato plasma il presente”, dice Mattarella citando il premio Nobel per la letteratura William Faulkner. “Il passato non è mai morto, non è neanche passato’. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto”, avverte il capo dello Stato. “Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”.

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