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Tre arresti a Napoli per l’omicidio di Raffaele Cinque a Secondigliano. La vittima venne uccisa dopo essersi lanciata dal balcone.
NAPOLI – Una fuga disperata dal balcone, poi i colpi di grazia in strada. A distanza di oltre due anni dal brutale omicidio di Raffaele Cinque, il 50enne ucciso il 21 gennaio 2024 nel quartiere Secondigliano, la Polizia di Stato ha stretto il cerchio attorno ai presunti responsabili. All’alba di oggi, 27 aprile 2026, gli agenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, tutte pluripregiudicate.
LA DINAMICA: IL LANCIO DAL BALCONE E L’ESECUZIONE
I fatti risalgono a una fredda serata di gennaio di due anni fa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i sicari fecero irruzione nell’abitazione della vittima con l’obiettivo di compiere un’esecuzione immediata. Raffaele Cinque, nel tentativo estremo di sfuggire ai killer, cercò scampo lanciandosi dal balcone della propria abitazione. La caduta, tuttavia, non servì a salvargli la vita. Nonostante il tentativo di fuga a piedi, il 50enne venne raggiunto dai sicari in strada, i quali non gli lasciarono scampo esplodendo diversi colpi di arma da fuoco. Il suo corpo senza vita fu rinvenuto pochi minuti dopo l’agguato, lasciando il quartiere nello sconcerto.
TRE ARRESTI A NAPOLI PER L’OMICIDIO DI RAFFAELE CINQUE: LE ACCUSE
I tre destinatari del provvedimento restrittivo sono accusati, a vario titolo, di: Omicidio pluriaggravato, porto abusivo di armi da fuoco (almeno due pistole utilizzate durante l’agguato) e l’aggravante del metodo mafioso, avendo agito per agevolare le attività dei clan camorristici egemoni nella zona nord di Napoli. Contestualmente agli arresti, la Polizia ha avviato una serie di perquisizioni a tappeto nel quartiere Secondigliano, alla ricerca di armi e documenti utili a delineare ulteriormente il contesto criminale in cui è maturato il delitto. L’operazione rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Grazie a rilievi tecnici, intercettazioni e pedinamenti, gli investigatori sono riusciti a ricostruire la dinamica del raid e a identificare il gruppo di fuoco
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