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Roma, 29 mag. (askanews) – Caro energia, rialzi dell’inflazione – e speculari indebolimenti della crescita – e il crescente rischio che questa dinamica porti le banche centrali, a cominciare dalla Bce, ad una stretta sui tassi di interesse, per evitare che la ripresa inflazionistica prenda piede. Ma anche crisi dell’ordine mondiale, crisi nella crisi con la chiusura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe avere anche nuove gravi ricadute umanitarie, intelligenza artificiale – uno dei termini più ricorrenti in tutto il discorso. E poi sfide di fronte all’Europa, che richiedono anche un titolo di debito comune; sfide per l’Italia, dalla bassa crescita alla demografia, ai giovani, la formazione, la necessità di trovare delle opportunità. E sfide per le banche, in un contesto di accresciuta incertezza ma elevata dotazione patrimoniale ci sono “spazi per nuove aggregazioni”.
E’ stato un intervento a tutto campo quello di Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia oggi al tradizionale appuntamento annuale delle Considerazioni finali alla Relazione annuale.
Dopo una fase in cui la crescita globale sembrava tenere, con la guerra in Iran “le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”, ha rilevato. I rincari dell’energia “erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese”. Le condizioni finanziarie si sono irrigidite e i debiti pubblici “già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno”.
In questo quadro generale, per l’economia dell’Italia “il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili”. E “secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi. Negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”, ha avvertito Panetta. Non che per l’area euro la situazione sia molto migliore. “Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo”.
E’ su questa situazione che Panetta lancia il suo monito da banchiere centrale: “potrebbe richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria” da parte della Bce, “per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti. La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta – ha avvertito -: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”.
Un segnale che si aggiunge a quelli giunti da altri esponenti della Bce, che fanno pensare ad un possibile intervento al rialzo sui tassi di interesse al Consiglio direttivo dell’11 giugno. In quella occasione la Bce aggiornerà le previsioni su crescita economica e inflazione, con il contributo di tutte le banche centrali dell’eurozona. Bankitalia aggiornerà le stime per la Penisola.
Passando alla analisi delle banche commerciali, in Italia “l’elevata dotazione patrimoniale del sistema apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere. Entrambe possono contribuire a rafforzare il mercato bancario europeo”, ha detto Panetta. Secondo il governatore, operazioni “ben disegnate” possono “avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali paesi europei, rendere le banche più competitive e favorire una maggiore diversificazione dei ricavi”.
“Il loro valore dipenderà dalla capacità di creare intermediari più solidi ed efficienti, in grado di sostenere più efficacemente l’economia reale e di offrire alla clientela servizi di migliore qualità a costi contenuti”.
Tornando al quadro generale, secondo il numero uno dell’istituzione di Via Nazionale “l’Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all’avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire”.
Un accenno anche ai conti pubblici (in realtà abbastanza limitato se confrontato con le “Considerazioni finali” degli anni passati). In Italia è necessario imboccare “con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo”.
Il richiamo era inserito nel tema dell’innovazione tecnologica e della intelligenza artificiale, citata a più riprese nell’intervento. “La tecnologia – ha detto il governatore – sarà il terreno decisivo di sfida. IA, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa”.
Secondo Panetta, poi, “la rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico”.
Quindi “servono regole adeguate a tutelare il pluralismo, l’apertura dei mercati, la concorrenza e la dignità del lavoro; vanno condivise a livello globale”. Ma anche sul tema innovazione, “il criterio ultimo del successo – ha detto il governatore – sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme”. (di Roberto Vozzi).
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