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Bologna, 1 giu. (askanews) – In Italia gli infortuni sul lavoro continuano a crescere. Una piaga che costa al Paese il 6,3% del PIL ogni anno. Eppure in ogni azienda c’è una figura che può persino fermare le macchine per proteggere chi lavora: il preposto. Grandi responsabilità, spesso nessun riconoscimento. A Bologna, ad Ambiente Lavoro 2026, Confsal prova a cambiare le cose, con il convegno “La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva”.”Il valore della sicurezza – spiega Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal – rimane una semplice enunciazione se poi non è seguito da atti concreti, come quelli che abbiamo fatto noi: garantire a questa figura, che è la chiave di volta della prevenzione partecipata, un’agibilità nei luoghi di lavoro. Attraverso un riconoscimento economico e soprattutto una copertura assicurativa che lo tuteli nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è la sicurezza praticata, non la sicurezza enunciata”.La sicurezza, dunque, non basta dichiararla: va praticata. Ma chi è davvero il preposto, e perché la sua tutela conta così tanto? “Il preposto è una figura chiave nell’organizzazione della salute e sicurezza – ricordo Marcello Fiori, direttore generale INAIL – è un lavoratore, un dipendente dell’azienda, a cui vengono affidati compiti molto importanti: può addirittura interrompere l’attività produttiva quando ritiene che non ci siano condizioni di tutela. Ma risponde direttamente del proprio operato, anche davanti al magistrato. Dobbiamo rafforzarla, anche tutelandola in termini assicurativi e di libertà di intervento”.Una tutela che passa anche dai contratti. E qui entra in gioco chi le imprese le rappresenta. Perché valorizzare il preposto significa, prima di tutto, riconoscerlo. “Già nei nostri contratti collettivi – spiega Andrea Cafà, presidente Cifa – abbiamo previsto un’indennità per il preposto. Riteniamo sia doveroso, perché è quella figura che, oltre a svolgere le proprie mansioni, deve avere sott’occhio tutto ciò che accade, con grandi responsabilità: in alcune circostanze può decidere il blocco delle attività”.Riconoscimento economico, copertura assicurativa, libertà di intervenire. Piccoli passi, ma concreti. Perché – dicono i promotori – con centinaia di preposti messi davvero in condizione di agire, si potrebbero avere decine di infortuni in meno. La sicurezza che si pratica, e non soltanto si racconta.

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