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(Adnkronos) – L’Italia si posiziona al 30° posto nel ranking globale del Gem (Global Entrepreneurship Monitor) per propensione all’imprenditorialità. Nonostante il recupero registrato dopo la crisi pandemica, il Paese continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Nel contesto italiano, i dati mostrano una stabilizzazione delle iscrizioni di nuove imprese rispetto al 2024, dopo la ripresa osservata nel biennio 2024-2025: dalle oltre 400.000 nuove iscrizioni del 2010 si è passati a circa 325.000 nell’ultimo biennio. Il ridimensionamento interessa soprattutto il comparto manifatturiero, dove le nuove iscrizioni sono scese da oltre 21.000 a meno di 13.000, mentre i settori ad alta tecnologia mostrano segnali di maggiore vitalità, trainati in particolare dalle attività dei servizi. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026 presentato oggi da Universitas Mercatorum – l’Università delle Camere di Commercio Italiane del Gruppo Multiversity – a Roma, presso gli Horti Sallustiani, nell’ambito dell’evento ‘L’imprenditorialità per la crescita del Paese’.
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Giovanni Cannata, Magnifico Rettore Universitas Mercatorum, e Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. La presentazione del Rapporto è stata affidata ad Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del Gem Italia e direttrice del Dipartimento di Economia, Statistica e Impresa di Universitas Mercatorum. Il panel degli esperti, moderato da Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, ha visto gli interventi di Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del Mimit; Francesco Durante, amministratore delegato di Multiversity; Inge Molinari, presidente di Molinari Italia Spa; Matteo Musacci, imprenditore e presidente dei Giovani di Confcommercio; Tiziana Pompei, Vicesegretario generale di Unioncamere; Stefano Scarpetta, Capo Economista Ocse. Le riflessioni conclusive sono state affidate a Fausta Bergamotto, sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Gem (Global Entrepreneurship Monitor) è il principale osservatorio internazionale sull’attività imprenditoriale e un punto di riferimento per la ricerca accademica e i policy maker. L’edizione 2025 ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100.000 interviste a cittadini e circa 2.000 a testimoni privilegiati. Il Rapporto Gem Italia 2025-2026 analizza i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese e le ragioni del divario tra intenzione imprenditoriale e avvio effettivo di un’attività.
Nel 2025 il Tea (Total Early-stage Entrepreneurial Activity) raggiunge circa l’11%, il valore più elevato del periodo osservato, trainato soprattutto dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però ampio il divario tra intenzione e azione: quasi un italiano su cinque vorrebbe avviare un’impresa, ma solo una parte riesce a farlo. A frenare contribuiscono una limitata percezione delle opportunità, ferma intorno al 35%, e il timore del fallimento. Il gap di genere continua a rappresentare una criticità: le donne mostrano una minore propensione all’imprenditorialità rispetto agli uomini, con un Tea di poco superiore all’8% contro circa il 13% maschile. Pesano una più bassa percezione delle opportunità, una minore fiducia nelle proprie capacità e una maggiore paura di fallire. “Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo. La nostra Università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano”, ha dichiarato Giovanni Cannata, Magnifico Rettore dell’Universitas Mercatorum.
“Malgrado la ripresa, nel nostro Paese resta ampio il divario tra chi dichiara di voler avviare un’impresa e chi riesce davvero a farlo, il cosiddetto gap imprenditoriale. Su questa discrepanza pesano la percezione di avere scarse opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito e la complessità normativa. La paura di fallire, che rappresenta una barriera emotiva di tipo strutturale, rimane molto alta in Italia, in particolare per le donne. I segnali positivi sono legati all’aumento dell’innovazione, alla diffusione delle tecnologie digitali e all’attenzione crescente verso la sostenibilità. Le Università e, in generale, il sistema dell’istruzione possono contribuire al rafforzamento delle competenze imprenditoriali attraverso la formazione” ha commentato Alessandra Micozzi, professoressa ordinaria di Economia Applicata presso Universitas Mercatorum e Coordinatrice scientifica del Gem Italia.
“Il Gem rappresenta un vero e proprio frame informativo che mette a disposizione dei diversi stakeholder dati comparabili tra Paesi. Il loro utilizzo consente a studiosi, istituzioni e operatori di policy di ottenere una conoscenza più approfondita dell’imprenditorialità e delle sue determinanti, orientando in modo più efficace le politiche nazionali e locali di sostegno e sviluppo dell’imprenditoria”, ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, Direttore generale del Centro Studi Tagliacarne. “Da molti anni il Rapporto Gem monitora e confronta a livello internazionale la propensione all’imprenditorialità – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – E’ uno strumento assai utile per capire l’andamento e le dinamiche del tessuto produttivo e il clima sociale nei confronti dell’attività di impresa”.
L’indagine Gem evidenzia la necessità di adottare in Italia politiche più efficaci a sostegno dell’imprenditorialità. La riduzione degli oneri burocratici, un migliore accesso al credito, il rafforzamento della formazione imprenditoriale e il superamento del divario di genere rappresentano leve strategiche per favorire la nascita e la crescita delle imprese, promuovendo uno sviluppo economico più sostenibile, inclusivo e competitivo.
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