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 di Enrico Currò

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Adesso, finalmente, tocca al calcio vero, quello che si gioca sul campo. Dopo i giorni dell’attesa sapientemente moltiplicata dagli statunitensi, maestri in materia, la domenica della finale del Mondiale, tra l’Argentina campione del mondo e la Spagna campione d’Europa, rimette il pallone al centro della scena.

L’appuntamento è planetario per definizione, come certifica un’audience stimata in due miliardi di persone. Leo Messi, trentanovenne capitano dell’Argentina e protagonista annunciato del suo verosimile ultimo atto in un Mondiale, dopo che in questo ha già giocato 7 partite strepitose segnando 8 gol, ha sintetizzato così il duello con la squadra del diciannovenne Lamine Yamal, suo erede al Barcellona, nonché insieme a lui soggetto di una famosa fotografia – quando ancora nessuno poteva ovviamente immaginare la carriera dell’allora bebè – in cui appunto il ventenne Leo, all’epoca astro nascente del Barça, faceva il bagnetto a un piccolissimo Lamine: “Quella foto è una follia. La pressione? Non la sento, perché nella mia carriera ho imparato che si perde molto più spesso di quanto si vince: è stata una lezione utile. Yamal alla sua età ha un’occasione grandissima. Io gli auguro di vincere tanto, anche perché gioca nel club che amo. Però non questa volta. Con i miei compagni faremo in modo che non succeda”.

Perfino Messi ha fatto fatica a restituire centralità alla partita in quanto tale. Il venerdì dell’antivigilia, infatti, è stato davvero all’americana: la scena se la sono presa i discorsi del presidente della Fifa Infantino all’Onu e del presidente degli Usa davanti alla platea delle leggende del calcio radunate alle Trump Towers, ma soprattutto la novità della conferenza stampa fuori protocollo, organizzata a Manhattan agli sponsor con folla pagante di 800 spettatori (80 dollari la cifra minima ufficiosa del biglietto), con Messi stesso ospite d’onore imprevisto (non ha poi partecipato alla successiva conferenza stampa ufficiale dell’Argentina) e con domande poste da tre sportivi iconici, il tennista serbo Novak Djokovic e le due stelle del football americano Tom Brady e del basket Kevin Durant.

Il sabato della vigilia è tornato un po’ di più nei canoni della tradizione, con le squadre a preparare la partita nei rispettivi ritiri vicini allo stadio del New Jersey, teatro della finale e con i due commissari tecnici a studiare la strategia tattica, dopo avere dissimulato a fatica il malcontento per l’imprevisto show, durante il quale i fischi del pubblico avevano interrotto le loro risposte e quelle del capitano della Spagna Rodri.

 Il ct spagnolo Luis De la Fuente era parso contrariato: “Nella mia vita ho sempre avuto rispetto per gli altri. Che cosa mi ha innervosito di più in queste ore? Il viaggio in elicottero per andare a Manhattan e per tornare in ritiro. Pensiamo al campo, che è più importante: si vince con lo studio dei particolari”.

Il suo collega e amico argentino Lionel Scaloni (è stato suo allievo al corso allenatori in Spagna) si era mostrato ancora più tagliente sull’insolito prepartita avallato dalla Fifa: “Un evento surrealista“. Quanto alla tattica, aveva spiegato la sua principale preoccupazione: la stanchezza dei giocatori e il giorno di riposo in meno rispetto agli avversari, che in una semifinale presto indirizzata dal rigore segnato da Oyarzabal hanno eliminato la Francia (il raddoppio di Porro nella ripresa ha scritto un verdetto inequivocabile) ventiquattr’ore prima del ben più sofferto 2-1 inflitto in rimonta all’Inghilterra dagli argentini, sulla cui piena efficienza atletica Scaloni è prudente: “Non tutti hanno recuperato in pieno”.

La formazione verrà svelata solo nella riunione tecnica, prima di partire per lo stadio, ma le previsioni, imprevisti dell’ultima ora permettendo, sono sulla conferma in partenza degli undici giocatori titolari contro l’Inghilterra, con Giuliano Simeone esterno destro del 4-4-2, in cui Julian Alvarez affiancherebbe ancora Messi, e con gli ingressi preventivati nella ripresa di Rodrigo De Paul e dell’interista Lautaro Martinez, decisivo mercoledì scorso ad Atlanta grazie al gol di testa nei minuti di recupero su assist del numero 10.

De la Fuente pare a sua volta intenzionato a riproporre la formazione che ha annichilito la Francia attraverso il possesso palla. Il ct ha provato a fugare i dubbi sulle condizioni di Porro e Yamal, che porta una fasciatura sulla coscia sinistra (la gamba è quella del serio infortunio di aprile al bicipite femorale): la finale di un Mondiale merita tutti gli sforzi per recuperare.

Le incognite supplementari sulla partita, che verrà arbitrata dal severo sloveno Slavko Vincic, sono ancora di natura extracalcistica. Riguardano il clima, con la persistente nube di fumo portata sullo stato di New York dal vento e causata dai vasti incendi in Canada, e il lunghissimo intervallo tra il primo e il secondo tempo, che potrebbe sforare addirittura la mezz’ora, perché sul palco montato ad hoc andrà in scena uno show di non breve durata, con Madonna, Shakira e Burna Boy, Justin Bieber, i BTS, Gustavo Dudamel e il coro PS22 con i Coldplay. Il titolo dello spettacolo, Halftime Show, è di per sé eloquente. Anche il cartellone della cerimonia di chiusura del Mondiale, che si svolgerà prima della partita, è una sfilata di artisti celebri, con Laura Pausini a rappresentare l’Italia e a cantare Desire con Robbie Williams e Nicole Scherzinger. Si prevedono la partecipazione straordinaria di Tom Cruise e l’esecuzione dell’inno nazionale degli Stati Uniti da parte di Jennifer Hudson.

Per gli 82mila spettatori nello stadio del New Jersey, tra i quali c’è chi è arrivato a spendere 30mila dollari per un biglietto, il fuori programma sarà speciale. Ma per gli appassionati di calcio quello che conta è lo spettacolo tecnico, con l’Argentina a inseguire il suo quarto titolo mondiale, dopo quelli del 1978, del 1986 e del 2022, e con la Spagna intenzionata a fare il bis del 2010.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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