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I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, a carico di 27 persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, intestazione fittizia di beni e reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante mafiosa.
Le indagini del ROS, dopo aver accertato un traffico di tonnellate di cocaina tra il Sud America, l’Australia e l’Europa, ad opera delle cosche vibonesi e jonico-reggine che si approvvigionavano dalle organizzazioni narcoterroristiche colombiane, hanno anche documentato circuiti di impiego dei narcoproventi. Sono state così sequestrate tre società di autotrasporti, attive nel settore della grande distribuzione e controllate dall’organizzazione mafiosa.
Secondo le indagini i componenti dell’organizzazione riciclavano il provento del narcotraffico attraverso una società di autotrasporti che grazie a minacce e intimidazioni era diventata, di fatto, l’unica concessionaria in Calabria di una catena di supermercati di livello nazionale. Si tratta della società Vm Trans, con sede nel vibonese, sequestrata stamani dai carabinieri durante l’operazione. Dalle indagini del Ros è emerso che due degli arrestati avevano realizzato la società per riciclare il denaro provento del traffico di cocaina e poi avevano costretto i titolari di altre ditte di autotrasporto a rinunciare ad alcuni lavori. Tra i capi d’imputazione contestati, a vario titolo, agli arrestati, c’è anche quello di illecita concorrenza aggravata dalle modalità mafiose.

GLI ARRESTATI
Sono ventisei le persone arrestate nell’ambito dell’operazione Decollo Ter compiuta stamani dai carabinieri del Ros. Una ventisettesima persona è ancora ricercata.
Le persone arrestate in Italia sono: Giuseppe Barbieri, di 27 anni e Vincenzo Barbieri (55), Alba Mercuri (39), Francesco Pugliese (52) tutti di San Calogero (Vibo Valentia; Rocco Femia (45), Nicola Lucà (34), Orlando Lucà (39) e Natale Scali (51), tutti di Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria); Massimo Martigli (52), di Firenze; Giuseppe Mercuri (34), di Castel San Pietro Terme (Bologna); Monica Serafini (51), Capraia e Limite (Firenze); Francesco Ventrici (39), di Ozzano Emilia (Bologna). Altre 14 persone, delle quali non sono state rese note le generalità, sono state arrestate all’estero.

L’ARROGANZA DELLE COSCHE CALABRESI
«In Calabria la guerra non la vince neanche il Papa». Quando la Lidl Italia ha provato ad aprire il mercato per la distribuzione dei suoi prodotti alle filiali calabresi, Francesco Ventrici, 38 anni, residente a Ozzano Emilia, in provincia di Bologna ma calabrese di origine, aveva subito fatto capire di cosa è capace la ‘ndrangheta. Secondo quanto riferito da un dirigente della multinazionale nella fase delle indagini, il narcotrafficante che gestiva anche diverse società attraverso prestanomi, ha avvisato che nessuno doveva entrare nella distribuzione.
A riportare la frase contenuta nel fascicolo per sottolineare l’arroganza delle cosche calabresi, è stato il procuratore della Dda, Vincenzo Antonio Lombardo. Nelle mire di Ventrici c’era la distribuzione delle merci della nota catena alimentare alle filiali calabresi. Un servizio gestito fin dal 2002 attraverso un’altra ditta di trasporti, sempre riconducibile al narcotrafficante. E quando la prima ditta finì nelle inchieste dei carabinieri, l’organizzazione criminale si sarebbe preoccupata di crearne un’altra, la Vm trans, appunto, oggi sequestrata preventivamente, che ha gestito la distribuzione per conto di Lidl Italia fino al 2009.
Quando, però, la multinazionale decise di aprire anche ad altri vettori, iniziarono le minacce e le intimidazioni. Intanto agli stessi vertici della catena di supermercati, poi agli autisti delle ditte impegnate. Come in un caso, avvenuto nel Reggino, dove un autista venne minacciato con la pistola. Un clima di terrore che fece fare marcia indietro a parecchie aziende, al punto da rinunciare al lavoro nonostante la disponibilità di una scorta delle forze dell’ordine e, in un altro caso, di una scorta privata di un istituto di vigilanza. Così il servizio di distribuzione tornò alla Vm trans. Una società nata dal nulla, secondo le indagini, con 20 mila euro di capitale versato, e ben 45 camion nel parcheggio e un fatturato da oltre 3 milioni di euro all’anno, con investimenti nel corso del 2008 per 2,5 milioni di euro. Un modo per riciclare i proventi del narcotraffico, secondo gli inquirenti.
D’altronde, le prime due tappe dell’operazione «Decollo», che risalgono al 2004 e al 2006, hanno permesso di svelare l’inventiva delle cosche per ripulire il denaro. Infatti, allora fu dimostrato che le ‘ndrine acquistavano i biglietti vincenti del Superenalotto o di altre lotterie pagando direttamente i vincitori, mentre le schedine venivano incassate ufficialmente. Per il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, le ultime indagini portate avanti dalla Dda dimostrano «che la situazione criminale nel distretto di Catanzaro è allarmante per l’ordine pubblico. La vicenda della Lidl – ha aggiunto nel corso della conferenza stampa – è sintomatica del fatto che ci troviamo davanti ad una ditta che ha sede in Calabria, ma c’è una proiezione al di là dei confini della regione. Devo dire – ha concluso il magistrato – che c’è un miglioramento progressivo di qualità e attività da parte di tutte le forze di polizia, e crediamo di avere contribuito a stabilire un circuito virtuoso».

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