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Ucciso perché avrebbe offerto riparo a uno dei killer di Emanuele Sibillo, ammazzato nel luglio del 2015, a capo dell’omonimo clan, noto come ‘la paranza dei bambini’ per la giovane età dei criminali. Sarebbe questo, secondo il quadro ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il movente dell’omicidio di Vincenzo De Bernardo, morto in un agguato a Somma Vesuviana nel 2015, ‘colpevole’ di aver dato rifugio al nipote, Roberto De Bernardo, affiliato al gruppo ‘Buonerba’, coautore dell’omicidio di Sibillo, a capo della fazione opposta. Attraverso le dichiarazioni dei pentiti e i riscontri sul territorio sono stati identificati gli esecutori e mandanti dell’omicidio, commesso all’interno del rione parco San Sossio di Somma Vesuviana, di Vincenzo De Bernardo ucciso l’11 novembre 2015 nell’ambito della faida tra i Mazzarella e i Sibillo, per il controllo del territorio del quartiere Forcella. L’omicidio era, per gli inquirenti, una vendetta per l’omicidio di Sibillo. De Bernardo, infatti, aveva ospitato il nipote, Roberto De Bernardo un membro del gruppo di fuoco che uccise Sibillo. I carabinieri di Castello di Cisterna hanno arrestato Francesco Pio Corallo, classe ’92, autista del veicolo utilizzato dai killer.

I carabinieri di Castello di Cisterna hanno notificato nella casa circondariale di Prato la misura cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli per il 30enne che deve rispondere di omicidio aggravato dalle modalità mafiose, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo in luogo pubblico. Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno consentito di identificare esecutori e mandanti dell’omicidio di De Bernardo: 7 persone in totale di cui 6 già arrestate. Le indagini sono nate in seguito all’omicidio di De Bernardo, avvenuto a Somma Vesuviana nel novembre del 2015, ritenuto esponente di spicco del clan Mazzarella di Napoli. L’omicidio è maturato nel contesto della faida tra i clan Mazzarella e Sibillo, in relazione al controllo del territorio all’interno del quartiere Forcella di Napoli.

Le indagini hanno consentito di acquisire nei confronti del destinatario della misura cautelare, un 30enne pregiudicato di Napoli, gravi indizi in ordine alla partecipazione al grave fatto delittuoso, in qualità di autista del mezzo utilizzato dal gruppo di fuoco. Intanto ha deciso di avviare un percorso di collaborazione con la Giustizia il boss della camorra Luigi Cimmino, a capo dell’omonimo clan del quartiere Vomero di Napoli. Oggi i sostituti procuratori Celeste Carrano ed Henry John Woodcock hanno depositato nel corso di un processo alcuni verbali nei quali sono raccolte le dichiarazioni del neo-pentito sessantenne. Secondo quanto si apprende la decisione di Cimmino è stata accolta con prudenza dalla Procura. Di recente gli inquirenti hanno chiesto nei suoi confronti e nei confronti del figlio Diego il rinvio a giudizio, insieme con un’altra quarantina di persone, nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni del clan negli appalti di importanti ospedali partenopei.

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