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In agricoltura un aumento dei costi potrebbero mettere fuori mercato il settore

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Salario minimo, il pericolo di alimentare il “nero” e trascinare in basso gli stipendi è reale, soprattutto in realtà come quelle del Mezzogiorno

Non tutto si può giocare in un rapporto tra domanda e offerta. Vi sono dei prezzi calmierati, per i quali l’intervento dello Stato diventa indispensabile. Meglio che operi il libero mercato, ma alcune volte diventa indispensabile un controllo dei prezzi, per evitare fenomeni speculativi spesso in agguato.

Il mercato del lavoro viene regolato normalmente da un rapporto anomalo in cui si inserisce, tra l’imprenditore e il lavoratore, il sindacato.

Si ritiene che possa esserci una sperequazione tra le forze in campo, per cui, per ottenere che la contrapposizione nella fissazione delle regole sia equa, il lavoratore si fa rappresentare da un’organizzazione.

LE RAGIONI DEL SÌ E DEL NO

Oggi alcune forze politiche e alcuni sindacati ritengono che ciò non sia sufficiente e che invece possa essere opportuno che si fissi per legge una soglia minima sotto la quale non si possa in alcun modo scendere. Si tratta del cosiddetto “salario minimo” che tanta polemica sta suscitando in queste ore, con una contrapposizione netta tra forze di governo e forze di opposizione.

Il tema è di quelli dirompenti e le ragioni degli uni e degli altri non sono assolutamente da sottovalutare. Da un lato, da parte del Pd, del M5s e di Calenda, si sostiene che, come nella maggior parte dei Paesi europei, compresa la cugina Spagna e non solo i ricchi francesi e tedeschi, sia necessario fissare un importo minimo di salario orario, che si collocherebbe intorno a un importo da stabilire, vicino ai nove euro, e che tale provvedimento possa essere un provvedimento di civiltà. Perché, sostengono, nessuno possa e debba scendere sotto paghe orarie troppo basse.

Dall’altra parte, la destra di governo sostiene, ma anche la Cisl concorda, che la fissazione di un salario minimo possa essere pericolosa, perché alcune remunerazioni al di sopra di tale importo potrebbero essere trascinate verso il basso, per cui l’effetto che si raggiungerebbe sarebbe opposto a quello auspicato.

I PERICOLI DIETRO L’ANGOLO

Probabilmente a settembre avremo qualche risultato rispetto a tale tema. Difficile che vi sia prima una decisione governativa: il provvedimento è diventato troppo una bandiera dei Cinque Stelle per poter essere accolto senza variazioni sostanziali dal governo. E avremo la fissazione di una base minima da rispettare che però potrebbe creare una serie di problemi non indifferenti.

In particolare per quelle attività, soprattutto in agricoltura e nei servizi alle persone, a bassissimo valore aggiunto che da un aumento dei costi potrebbero risultare fuori mercato. Per cui potrebbe accadere, per esempio, che la raccolta delle olive o dei pomodori, nelle realtà meridionali, potrebbero non essere più convenienti, avendo come effetto l’abbandono del frutto sulla pianta.

Salario minimo, i rischi per il Mezzogiorno

Il tema si ripropone nei servizi alle famiglie, nelle quali un orario di lavoro particolarmente continuato potrebbe rendere costosa e impossibile per molte famiglie la cura degli anziani, quando serve una presenza continua. E in realtà come quelle del Mezzogiorno, dove tali servizi pubblici, sia per gli anziani che per i bambini, con gli asilo nido mancanti, sono particolarmente carenti, con il salario minimo le situazioni si complicherebbero ulteriormente, alimentando un nero sommerso, già estremamente diffuso, che potrebbe dilagare.

Come si è visto con il reddito di cittadinanza, strumento anche esso diffuso in quasi tutti i Paesi europei, ma che in Italia è fallito miseramente. In particolare al Sud, conseguenza di una situazione in cui lavora solo una persona su quattro, che va verso l’abolizione per la sua insostenibilità. Infatti ha smarcato il mercato del lavoro, per cui molti imprenditori non sono riusciti più a trovare persone disponibili, in un mercato invece asfittico dove la domanda di lavoro doveva essere consistente e vivace. Per questo i rischi di contraccolpi non previsti possono essere molto elevati. Per cui la prudenza con la quale la premier vuole procedere non è per nulla eccessiva.

IL RISCHIO BOOMERANG

È facile proporre e inseguire provvedimenti, alcune volte demagogici e populisti, che sembrano avere il consenso di tutti, non prevedendo tutte le conseguenze su un mercato, quello del lavoro, complesso, articolato, segmentato, dove la presenza del sommerso si colloca in percentuali che in molte aree sfiorano il 30%.

Recentemente, dal prezzo dei voli per le Isole (che ci ha fatto sbeffeggiare dal patron di Ryanair, che peraltro si è rivolto all’Unione europea, che già ha fatto una raccomandazione verbale con invito a far prevalere le leggi del mercato) al prelievo sui cosiddetti extra utili delle banche, il rischio che si possano compiere passi falsi, che possano anche avere il consenso del 95% della popolazione ma che potremmo doverci rimangiare, è molto alto.

Conviene quindi soprassedere, far passare la calura di agosto che spesso ottenebra il pensiero, e procedere con i piedi di piombo senza rischiare di dover fare poi marce indietro che fanno perdere quella credibilità conquistata tanto faticosamente.


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