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La sede del Comune di Lamezia Terme

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LAMEZIA TERME – Uno dei casi per i quali è scattato il commissariamento del Comune per l’abusivismo riguarda un’ordinanza del 2019 non eseguita. Sarebbero, infatti, diversi (al netto delle 400 ordinanze di demolizioni con sentenze passate in giudicato non eseguite, a parte qualcuna, quando nel 2009 in città scattarono forti proteste) gli ordini
di demolizioni non eseguiti più o meno recenti di opere abusive.

Fra questi è quantomeno singolare il caso (probabilmente uno dei casi per i quali è scattato il commissariamento del Comune di Lamezia su disposizione della Regione Calabria) che riguarda un ordine di demolizione (non ancora eseguito) di opera abusiva (ordinanza dirigenziale n.66 del 12/04/2019) di cui, successivamente, è stata anche emessa il 21 marzo del 2022 l’ordinanza dirigenziale (dirigente del settore governo del territorio, servizio Suap e attività economiche produttive) di divieto di prosecuzione di un’attività commerciale (con contestuale chiusura dei locali) che, appunto, è stata aperta (per anni) su un’opera abusiva non ancora demolita secondo l’ordinanza del 14 aprile 2019.

In particolare, con l’ordinanza dirigenziale notificata al proprietario dell’opera abusiva, veniva emesso ordine di demolizione
delle opere abusive (allo stato non ancora eseguito) relativo al piano terra del fabbricato dove, appunto, è stata poi aperta un’attività commerciale. L’ordine di demolizione è stato impugnato del proprietario dell’opera abusiva, ma con sentenza del 16 febbraio 2022, il tribunale superiore delle acque pubbliche, ha rigettato il ricorso avanzato per ottenere l’annullamento dell’ordinanza di demolizione.

Un mese dopo il rigetto del ricorso (il 21 marzo 2022) arrivò anche il divieto di prosecuzione dell’attività commerciale. Uno dei casi, fra tanti, di opere abusive non demolite e, forse, l’unico in cui è sorta un’attività commerciale sulla quale poi è stato ordinato anche il divieto di prosecuzione dell’attività stessa. Insomma in città la questione dell’abusivismo edilizio torna d’attualità dopo che la Regione Calabria ha commissariato per la gestione dell’abusivismo anche il Comune di Lamezia Terme, tra i 30 enti commissariati in Calabria poichè “non è stata attuata la necessaria vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia in tema di controllo del territorio e la repressione dell’abusivismo, motivo per il quale la Giunta regionale della Calabria, presieduta da
Roberto Occhiuto, ha deliberato il commissariamento, “per inerzia e inadempienza”, di 30 Comuni tra cui quello di Lamezia Terme.

Decisione che, come si ricorderà, ha particolarmente stizzito il sindaco Paolo Mascaro che, al riguardo, ha ricordato la delibera di Giunta Comunale n. 51 del 16 febbraio 2023 di approvazione dei progetti di demolizione di n. 3 opere abusive e la successiva determinazione dirigenziale n. 30 del 7 marzo 2023 di affidamento dei lavori; dei 3 interventi, 2 sono stati già materialmente eseguiti ed uno è di prossima realizzazione».

Per il sindaco, inoltre, l’asserito ritardo nell’emissione di ordinanze di demolizione riguarda unicamente n. 5 verbali redatti l’uno il 27/10/20 e gli altri 4 tra il 26/01/21 ed il 20/07/21 e cioè quando il Comune di Lamezia era momentaneamente retto da gestione commissariale. A stretto giro è stata poi pubblicata sul sito del Comune di Lamezia l’ordinanza n.178 del 11/08/2023, a firma del dirigente Gianfranco Molinaro, relativa a un ordine di demolizione di un manufatto di proprietà dell’Aterp, sequestrato e affidata in custodia giudiziale al sindaco di Lamezia.

Sul commissariamento, è intervenuto Salvatore Siviglia, direttore generale del Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria, secondo il quale «i Comuni avevano ricevuto una diffida, in relazione ad alcune opere abusive, il 17 settembre 2020 attraverso un decreto del presidente pro-tempore di allora. Anche il 26 agosto del 2021, il competente Settore regionale ha proceduto ad inviare una nuova diffida agli enti interessati, a seguito della quale alcuni ulteriori Comuni si sono pronunciati in merito all’atto notificato, mentre altri hanno perpetrato la loro inerzia. Risulta evidente che, un Comune, qualora nelle more avesse adempiuto, avrebbe dovuto trasmettere i relativi atti alla Regione, soprattutto in presenza di ben tre diffide ad adempiere»

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