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Christine Lagarde

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Sembra quasi un segno del destino. Proprio ad Atene, dove quindici anni fa era esplosa la grande crisi che aveva minacciato l’esistenza stessa dell’euro, la Bce annuncia la conclusione della stretta creditizia che, dopo dieci rialzi consecutivi, ha portato i tassi al 4,5%. Un livello mai visto dalla nascita della moneta unica.

In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha ribadito la la lotta all’inflazione non è finita e l’obiettivo di riportarla al 2% non è affatto caduto. Tuttavia l’economia europea è troppo debole per essere messa ancora alla prova con altri rialzi. Tuttavia la guardia resta alta. Per questo la decisione odierna – presa all’unanimità – non esclude la possibilità di ulteriori inasprimenti. Tuttavia non si sa ancora né come né quando ci sarà la nuova stretta. Solo l’annuncio che il Consiglio direttivo infatti continuerà a seguire la situazione un approccio basato sui dati e con valutazioni di meeting in meeting. A cambiare è la situazione economica a livello globale.

L’Eurozona è a rischio recessione, mentre il Pil americano segna addirittura un +4,9%. Un risultato ben oltre le stime di mercato che prevedevano un +4,3%. Ma soprattutto un dato che raddoppia quello del secondo trimestre (+2,1%). A spingere sulla crescita, mentre la Federal Reserve stringe la cinghia sulla liquidità, è l’amministrazione Biden con un incremento massiccio della spesa governativa – vedi Inflation Reduction Act – e quindi del debito, come emerge anche dall’andamento dei rendimenti sui titoli di Stato Usa saliti al 5% per eccesso appunto di offerta e perché – con questi dati economici – la Fed potrebbe permettersi ancora di alzare i tassi, se l’energia dovesse far risalire i prezzi, o comunque di tenerli “higher for longer”, alti per un lungo periodo.

«L’economia dell’Eurozona rimane debole e lo resterà fino alla fine dell’anno», ha sottolineato la presidente della Bce. Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, evidenzia infatti che «rispetto a settembre», è stato posto «maggior accento sui rischi al ribasso della crescita rispetto a quelli al rialzo su inflazione».

In queste condizioni la speranza per un ribasso dei tassi si perde nel buio dell’assoluta incertezza. E così i mercati guardano alle dichiarazioni in arrivo da Atene ma non festeggiano. Le Borse europee appaiono fragili. Piazza Affari mostra un andamento leggermente positivo (+0,29%). Ma bisogna ricordare che l’indice generale è fortemente condizionato dal peso delle banche i cui bilanci hanno tutto da guadagnare dalla robustezza dei tassi d’interesse. Rispondendo ai giornalisti Christine Lagarde spiega le ragioni della prudenza.

Il primo fattore è rappresentato dalla fragilità dell’Eurozona provocato dalla debolezza del settore dei servizi che si aggiunge al calo della manifattura. Una debolezza che nella valutazione del Consiglio è destinata a durare nel tempo. La ripresa, che in precedenza era attesa per il 2024, ora è rinviata genericamente «ai prossimi anni». A questo fattore si è aggiunto la crisi medio-orientale dopo l’aggressione di Hamas a Israele. «La guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina e il conflitto innescato dagli attacchi terroristici in Israele – ha sottolineato Lagarde – sono importanti fonti di rischio geopolitico».

In questo scenario, i membri del Consiglio direttivo non hanno ritenuto opportuno discutere né di una possibile riduzione dei reinvestimenti sui titoli acquistati ai tempi del Covid né di un potenziale aumento delle riserve obbligatorie delle banche che taglierebbe il credito. Lagarde ha infine deviato ogni domanda sull’incremento degli spread e dei rendimenti dei titoli di stato legata a un singolo paese. Ha sottolineato a più riprese che l’aumento dei rendimenti «è un movimento originato fuori dall’Eurozona e che non è in relazione ai fondamentali dell’eurozona». «Le circostanze sono simili a quelle che abbiamo avuto a marzo – ha detto – quando abbiamo temuto effetti della crisi delle banche regionali americane. E’ qualcosa che chiaramente impatta i nostri rendimenti e che teniamo in considerazione».


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