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Elena D’Orlando

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Chiamatela pure Lady Lep. Elena D’Orlando, presidente della Commissione tecnica sui fabbisogni standard (Ctfs). Sarà lei a quantificare i livelli essenziali delle prestazioni, requisito senza il quale le regioni non potranno ottenere dallo Stato la devoluzione delle materie che intendono gestire in proprio. Ha un curriculum di tutto riguardo. Insegna Diritto pubblico comparato e Diritto regionale all’Università di Udine. E’ una vera esperta. Ma come disse l’astronauta Jack Swigert rivolgendosi alla base “C’è un problema, Houston ”.

La professoressa fa parte dello staff del presidente veneto Luca Zaia che insieme al ministro degli Affari regionali Calderoli forma una coppia di pasdaran. Insieme hanno partorito lo sgangherato disegno di legge Spacca-Italia. Tecnicamente definito autonomia differenziata, di fatto la secessione delle regioni più ricche (copyright Gianfranco Viesti).

La professoressa non è soltanto una dei collaboratori più stretti del “Doge”, soprannome affibbiato amabilmente dai veneti a Zaia. E’ la più autorevole componente della cosiddetta “delegazione trattante”. La squadra scelta del governatore. Professori e costituzionalisti incaricati di supportarlo nel negoziato con lo Stato. Siederà da una parte del tavolo ma virtualmente anche dall’altra. Un’identità trasfigurata, in parole povere se la canta e se la suona.

Qualcuno potrebbe pensare che il suo ruolo sarà ininfluente. Non è così. Quantificare i Lep vuol dire tradurli in moneta sonante, risorse da trasferire agli enti locali che svolgeranno funzioni attualmente di competenza dello Stato. Sghei, si dice in Veneto.

Lady Lep in tema di federalismo è il vero braccio destro di Zaia. Competente quel tanto che basta per portare a casa l’autonomia in salsa leghista. Lavorerà sullo schema preparato dal Comitato tecnico (Clep) presieduto dal costituzionalista di chiara fama Sabino Cassese. Ma l’ultimo miglio, l’assist al ministro Calderoli spetta a lei. Non da un personaggio ma da una docente nominata dalla giunta regionale veneta, dunque.

Alla D’Orlando non mancano i titoli, lo abbiamo detto. La sua attività di ricerca scientifica si è sempre orientata su regionalismo, federalismo e sugli enti locali. Il 23 marzo 2023 fu nominata presidente della Commissione per i fabbisogni standard. Un mese dopo Calderoli ha presentato in Consiglio dei ministri il suo disegno di legge.

Il cerchio del Carroccio s’è dunque completato: Calderoli agli Affari regionali per istruire la “pratica” nella commissione “amica”, la 1 del Senato; Giorgetti all’Economia e Salvini alle Infrastrutture Mancava l’ultimo tassello per far ammarare nel Mare della Tranquillità la navicella leghista dell’Autonomia differenziata.

Il percorso è già tracciato. La Legge di Bilancio 2023 prevede passaggi ben definiti, fa perno su una cabina di regia formata dal presidente del Consiglio e dai ministri competenti, dal presidente della Conferenza delle regioni e di Anci e Upi. Individuate le materie dell’articolo 116 comma 3 per le quali è necessario invocare i Lep, vanno quantificare i fabbisogni standard e quindi i costi per erogare i servizi. Indovinate chi collaborerà con la Cabina di regia? Sempre lei, la presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, la professoressa Elena D’Orlando.

La Ctfs venne istituita nel 2016 ed è formata da 12 componenti. Si avvale della struttura e delle competenze del ministero dell’Economia e delle Finanze. Fu varata con la legge di stabilità, prese il posto della Commissione paritetica tecnica per l’attuazione del federalismo fiscale. Definisce il metodo di calcolo e determina i fabbisogni dei comuni, monitora i servizi, stima la capacità fiscale, sostiene gli enti comuni nella rendicontazione.

Un ruolo importante e decisivo avrà in futuro anche nell’attuazione della Legge–quadro. Ispirerà obiettivi e metodologie lungo una strada tortuosa ma già definita: governo e regione raggiungeranno uno schema di intesa preliminare da sottoporre al parere della Conferenza unificata. Quindi sarà la Commissione parlamentare bicamerale per le Questioni regionali ad esprimersi. Governo e regione si siederanno al tavolo per predisporre una legge che poi sarà votata da Parlamento.

Il Clep guidato da Cassese ha già individuato nella sua relazione finale 223 Lep. Altri ancora verranno individuati e valutati da una sottocommissione che continuerà a lavorare ancora in questi mesi.

Come si sa il disegno di legge Calderoli è stato definito da noti costituzionalisti un provvedimento contrario ai principi enunciati nella Carta, inapplicabile per via dei costi.

Per Lady Lep è lo scrigno segreto che contiene invece “una solidarietà di sistema”. E poco importa se il fondo perequativo per il disallineamento infrastrutturale non è previsto. Si va avanti. La legge Calderoli è alla stretta finale. Superata la guerriglia degli emendamenti, la prossima settimana verrà votata dai membri della Commissione Affari costituzionale il mandato ai due relatori, Costanzo della Porta (FdI) e Paolo Tosato (Lega).

A questo punto entrerà in scena la Conferenza dei capigruppo per decidere la calendarizzazione. Il dibattito sulla legge di Bilancio dovrebbe avere la precedenza su tutto. I leghisti però stanno spingendo per metterla ai voti in extremis. Vorrebbe dire regalare ai veneti e ai lombardi una strenna natalizia. C’è chi però anche all’interno del Carroccio ritiene che questa ipotesi sia molto improbabile. Senza dire che il cammino potrebbe essere accidentato.

Da qui la seconda opzione, far slittare il voto sul provvedimento al prossimo anno per farlo approvare alla Camera, dove i contrasti saranno più forti, e poter sbandierare l’approvazione della legge a ridosso del voto delle Europee. Ma il vero scoglio da superare nella fase più pratica sarà la quantificazione dei Lep. Un tema che si trascina da vent’anni e che finora non ha trovato soluzione.

Un tema divisivo come sa bene il professor Cassese che strada facendo ha perso 4 autorevoli membri della sua commissione, dimissionari perché in dissenso sulla sostanza e sulle modalità: i due presidenti emeriti della Corte costituzionale, Giuliano Amato e Franco Gallo; Alessandro Paijno, presidente emerito del Consiglio di Stato e Franco Bassanini, ex ministro e presidente della Fondazione per l’analisi, gli studi e le ricerche sull’innovazione nella Pa. Annotazione a margine: del Clep fa parte anche Elena D’Orlando. Poteva forse mancare Lady Lep?


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