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La dottoressa Francesca Romeo stava rientrando a casa con il marito (rimasto ferito) finito il turno di guardia medica
a Santa Cristina d’Aspromonte, è stata uccisa a colpi di fucile. Il killer li aspettava in strada. Incredula la comunità di Seminara, dove viveva

SANTA CRISTINA D’ASPROMONTE – «Le volevano bene a mia sorella, in questo piccolo paese, anche durante il Covid lei era un punto di riferimento per tutti». Parole del fratello della dottoressa Francesca Romeo, medico di 67 anni, in servizio alla guardia medica di Santa Cristina in Aspromonte, piccolo comune nel cuore delle montagne della Piana di Gioia Tauro. L’uomo, un poliziotto in pensione, per tutta la mattinata è stato in macchina a pochi metri dal corpo della sorella riversa per terra, senza vita. Piangeva a dirotto il fratello, incredulo dopo accaduto. «L’aspettavo anche stamattina per farmi un’iniezione. Ma non verrà più». Poi singhiozzi e dolore atroce.

La donna è stata senza uccisa senza pietà ieri mattina mentre stava tornando a casa a Seminara, dove viveva insieme con il marito Antonio Napoli di 66 anni, originario della Locride ma residente nella Piana da tantissimi anni. Anche lui medico in servizio presso il Centro di Salute Mentale di Palmi. Non avevano figli e svolgevano la loro vita al servizio degli altri. Ieri mattina dopo la fine del turno di Guardia Medica, come accadeva quasi sempre, si erano messi in macchina, una Peugeot 3008 di colore grigio marrone per tornare a casa. Il marito l’accompagnava quasi sempre nei turni di notte. Imboccata la Strada Provinciale 2 a circa un chilometri dopo il centro abitato l’agguato. Sì, perché per la dinamica attuata potrebbe trattarsi di un vero agguato di stampo mafioso.

LA DINAMICA

Qualcuno, verosimilmente un solo killer, armato di un fucile non automatico, nei pressi di una curva a gomito si piazza quasi in mezzo alla carreggiata ed esplode un primo colpo caricato a palla che raggiunge il parabrezza anteriore e si ferma nel cofano posteriore dell’auto, senza ferire nessuno all’interno dell’auto.

Poi un secondo colpo, dopo che la macchina aveva fatto qualche decina di metri, questa volta caricato a pallettoni. Il colpo frantuma il vetro del finestrino, lato guidatore. La dottoressa, seduta davanti al posto del passeggero, viene colpita in pieno volto. Il marito, alla guida, viene ferito di striscio al braccio sinistro.

La macchina prosegue la sua corsa e si ferma dopo circa un chilometro dal luogo della sparatoria. Passa una donna e Antonio Napoli chiede di chiamare il 112. Lui stesso fa delle chiamate anche al 113. L’orologio segna le 8 e 10. I primi ad arrivare sono alcuni agenti del Commissariato di Taurianova, poi il 118 che non può far altro che costatare la morte della dottoressa Romeo. Infine, arrivano quasi tutti i dirigenti dei Commissariati di Polizia di Cittanova, Gioia Tauro, Taurianova, Polistena e gli specialisti della Squadra Mobile di Reggio Calabria, la Polizia Scientifica e subito dopo i pm della Procura di Palmi, il sostituto Elio Romano e l’aggiunto Santo Melidona.

OSCURO IL MOVENTE

Un rompicapo questo fatto di sangue, dicono gli inquirenti nella prima fase delle indagini. Si lavora a 360 gradi per capirne di più. Il contesto sembra chiaramente di stampo mafioso per l’arma e la dinamica usata, anche se questo non potrebbe dir nulla sulla ipotetica firma mafiosa dell’agguato.

Un omicidio di impeto? Ma le ragioni sono tutte da scoprire. Motivi professionali legati all’attività della dottoressa? Anche su questo si indaga, benché su di lei tutti i cittadini di Santa Cristina esprimano giudizi unanimi, indicandola come una professionista apprezzatissima e ben voluta. Movente legato ad altro, dunque, quasi certamente. In ogni caso un omicidio strano, apparentemente incomprensibile, da studiare e da capire fino in fondo. Non viene escluso neanche uno scambio di persona.

UN SOLO KILLER ENTRATO IN AZIONE O PIÙ DI UNO?

Tra gli interrogativi degli inquirenti quella della possibile presenza di due sicari, ipotesi questa che potrebbe essere smentita da due circostanze: il fatto che nella zona della sparatoria sono state trovate, non distanti tra loro, due “borre” distanziatrici in plastica, che si trovavano dentro le cartucce calibro 12, e che il fucile usato può essere stato un sovrapposto, che quando spara non espelle cartucce come un fucile automatico, se non quando lo si apre. I tempi tra i due colpi esplosi non escludono il fatto che possa essere stato un solo uomo a sparare. Circostanza non chiarita, peraltro, dal marito testimone diretto dell’agguato, che da quanto è dato sapere avrebbe affermato di non aver visto nessuno, né uno né due uomini armati di fucile.

CI SI CONCENTRA SULLE DICHIARAZIONI DEL MARITO DELLA DONNA UCCISA

Il teste chiave per dirimere il caso è il marito della donna, Antonio Napoli, che era alla guida della Peugeot di proprietà. Lui è stato sentito sul posto dagli inquirenti, li ha accompagnati sul luogo dove sono stati sparati i colpi, è stato a lungo interrogato. Poi è stato accompagnato in ospedale per la ferita di striscio che aveva al braccio. Nessuno meglio di lui può indicare agli investigatori della Polizia cosa si potrebbe nascondere dietro questo agguato e la morte di una donna, descritta come solare e soprattutto solidale. L’uomo è stato nuovamente sentito nel pomeriggio, ma non è trapelato nulla di quanto abbia potuto dire. Com’è stato possibile che non abbia visto nessuno? Possibile che alla luce del giorno non abbia notato proprio nulla? E poi esiste quel colpo, il primo sparato caricato a palla, indirizzato quasi al centro del parabrezza della macchina che può essere stato sparato solo da uno che si piazza quasi in mezzo alla strada. Domande che sicuramente gli inquirenti cercheranno di porre per avere risposte.

IL KILLER CONOSCEVA I MOVIMENTI DEI DUE CONIUGI MEDICI

Quel che sembra certo è che chi ha sparato sapeva bene a che ora entrare in azione. Sapeva che il turno di notte della dottoressa sarebbe finito alle 8 di mattina e sicuramente ha studiato nei minimi dettagli il luogo dove appostarsi meglio per raggiungere il suo obiettivo. E così ha fatto, si è appostato in un tornante della Sp2 a poca distanza dal paese, in una curva a gomito in prossimità della quale occorre rallentare e lì è entrato in azione, compiendo un orrendo omicidio. Un grave fatto di sangue sul quale lavorano senza sosta i poliziotti della zona coordinati dal Procuratore di Palmi Emanuele Crescenti.

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