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POTENZA – La procura di Potenza ha chiesto, per la seconda volta, l’archiviazione delle indagini sulla morte di Dora Lagreca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana morta nella notte tra l’otto e il nove novembre del 2021, a Potenza. Dopo essere precipitata dalla mansarda in cui viveva col fidanzato in Piazza dei comuni, nel quartiere di Parco Aurora.
Il pm Chiara Guerriero ha deciso di presentare una nuova richiesta di chiusura del caso, all’esito del supplemento d’indagine disposto dal gip Salvatore Pignata.

A giugno, infatti, il gip aveva accolto l’opposizione dei familiari della 30enne a una prima richiesta di archiviazione delle accuse al fidanzato di lei, l’oggi 31enne potentino Antonio Capasso, iscritto sul registro degli indagati per un’ipotesi di induzione al suicidio. Per il Ris (Reparto investigazioni scientifiche) dei carabinieri, però, la traiettoria percorsa dal corpo in caduta non sarebbe indicativa di una spinta ricevuta dalla ragazza capace di proiettarla oltre il parapetto della mansarda.

E non sarebbero emersi elementi per pensare a qualcosa di diverso da un gesto volontario anche dagli ulteriori accertamenti effettuati sulla compatibilità delle lesioni individuate durante l’autopsia sul corpo di Lagreca con le due ipotesi: quella della caduta spontanea, e quella di una caduta in seguito a una spinta violenta. Di qui la seconda richiesta di archiviazione per il potentino Capasso.

Nelle scorse settimane il legale dei familiari della 30enne, l’avvocato, Renivaldo Lagreca, ha già depositato, comunque, una seconda opposizione a quest’ultima richiesta di archiviazione.

Il prossimo 18 gennaio, quindi, lo stesso Lagreca e il difensore di Capasso, l’avvocato Domenico Stigliani, torneranno in aula col pm e il gip per discutere sul da farsi.

Contattato dal Quotidiano del Sud, l’avvocato Lagreca ha parlato di lacune nelle relazioni sugli accertamenti aggiuntivi disposti dal pm. In particolare l’assenza di un approfondimento di carattere traumatologico sulle lesioni individuate sul corpo dell’assistente scolastica, e di un’analisi fisico-balistica della traiettoria della sua caduta da un’altezza di 14 metri, oltre alla «ricostruzione dinamica» effettuata dai carabinieri.

Nonostante l’iscrizione del fascicolo per istigazione al suicidio, insomma, continuerebbe ad aleggiare il sospetto di un omicidio vero e proprio.

Nella prima opposizione alla richiesta di archiviazione, d’altronde, venivano evidenziate anche alcune apparenti contraddizioni nel racconto ripetuto dal 30enne potentino a investigatori e magistrati che lo hanno sentito più volte dopo la tragedia. Racconto per cui la fidanzata si sarebbe lanciata nel vuoto seminuda (indosso aveva soltanto gli slip, ndr), perché stava per fare la doccia, al culmine di una crisi per gelosia iniziata un paio di ore prima in una discoteca. Per uno sguardo di troppo rivolto da Capasso a un’altra ragazza.

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