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Giorgia Meloni assieme a Biden e agli altri leader mondiali

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Con l’Italia alla guida del G7 per il governo c’è la possibilità di diventare l’alfiere del “piano Mattei” e avviare partnership con l’Africa e con il “Mediterraneo allargato”

Il 2024 comincia per l’Italia con un momento unico di prestigio internazionale: la presidenza del G7. Il club dei rappresentanti delle economie più avanzate del pianeta (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, cui si aggiunge l’Unione europea) non può assumere decisioni vincolanti per altri, ma i suoi documenti finali danno comunque un indirizzo al resto del mondo.

La presidenza di turno propone i temi da includere nell’agenda del vertice, gestisce gli incontri preparatori, predispone le bozze dei documenti e del comunicato finali e decide il formato di partecipazione e coinvolgimento di organizzazioni internazionali, Paesi terzi e società civile.

L’ITALIA ARRIVA ALLA GUIDA DEL G7 TRA LUCI E OMBRE

L’Italia arriva a questo appuntamento tra luci e ombre. In politica estera, la netta posizione a sostegno dell’Ucraina aggredita dalla Russia, in linea con l’eredità di Draghi, e la rinuncia alla Via della Seta promossa dalla Cina, desiderosa di espandere la sua influenza in Europa, rendono credibile e autorevole il governo Meloni. Più ombre che luci nei rapporti con l’Unione europea, dove l’adesione al nuovo Patto di stabilità è stato sostanzialmente subìto, mentre si fanno ancora le barricate sul Mes, unico Paese ostile del blocco, con il rischio di apparire una piccola Ungheria.

Inoltre, il vecchio vizio italiano del corporativismo impedisce alle forze di governo di accettare con serenità – dai balneari agli ambulanti – quelle norme sulla concorrenza che sono l’ossatura della costruzione europea.
Tuttavia, l’Italia resta un Paese importante – più della nostra stessa percezione – essendo ancora la seconda manifattura del Continente, con un’economia tutto sommato in buona salute.

Dalla presidenza del G7, Giorgia Meloni avrà finalmente in questi mesi l’opportunità di mettere in pratica una prospettiva visionaria verso il Sud Globale, a partire dal ruolo dell’Italia nel Mediterraneo allargato. Proprio l’anno scorso l’Unione africana è diventata un membro permanente del G20 anche grazie all’impulso dato dall’Italia. Il nostro governo può diventare adesso l’alfiere del “piano Mattei” per l’Africa, un piano che è stato finora molto sbandierato ma mai chiarito nei suoi dettagli. Perché questo piano abbia successo bisognerà rispettare almeno due criteri.

PIANO MATTEI ALLA PROVA

Il primo è che non si tratti soltanto di un piano “interessato”, predisposto da Roma per controllare l’accesso di migranti nel nostro Paese o per differenziare gli approvvigionamenti energetici nazionali dopo lo sganciamento dalle forniture di gas russe.

Il secondo è che deve trattarsi di un piano condiviso con l’Unione europea, sia per una questione di scala (perché si tratta di gestire le relazioni con un continente gigantesco e molte volte più grande dell’Europa in termini di superficie e popolazione), sia per una questione strategica, perché il piano funzionerà solo se l’Italia (e il suo Sud) diventerà l’hub mediterraneo di tutta l’Europa.

Il G7 sarà senz’altro una prova per verificare la capacità dell’Italia (e dell’Europa) di realizzare partnership concrete e paritarie con l’Africa emergente e con quel Mediterraneo allargato che arriva fino all’Oceano Indiano occidentale. Sul piano geopolitico vincere questa sfida è urgente perché negli ultimi anni, con l’allontanamento della Russia che prima ne faceva parte (si parlava infatti di G8) e la crescente aggressività della Cina, il G7 rischia di diventare una cittadella dell’Occidente circondata dalla freddezza dei Paesi “non allineati” o, per meglio dire, “pluri-allineati” del Sud Globale.

Con l’aggressione dell’Ucraina – sempre più martoriata in questi giorni dal Cremlino per motivi di propaganda interna – la Russia si è di fatto sganciata dal gruppo delle grandi economie mondiali riunite dagli stessi principi di libertà e di democrazia. Proprio per questo atteggiamento è molto probabile che il G7 presieduto dall’Italia dovrà affrontare il dossier aperto dagli Usa con l’obiettivo di utilizzare i fondi russi congelati dalle sanzioni economiche: 300 miliardi di dollari che servirebbero per aggirare il blocco delle spese imposto dal Congresso americano a Joe Biden e per continuare a sostenere la resistenza ucraina nei prossimi mesi (e forse anni).

ITALIA ALLA GUIDA DEL G7, I NODI ISRAELE E CINA

Tra gli altri punti dell’agenda del prossimo semestre c’è, poi, il conflitto scoppiato in Medio Oriente, con Israele che promette di proseguire la sua caccia ai terroristi di Hamas anche al prezzo insopportabile di migliaia di vite umane. Il G7 non ha poteri in merito, ovviamente, ma i Paesi membri hanno tutto l’interesse a cercare soluzioni per raffreddare la crisi nel più breve tempo possibile, consapevoli che solo una soluzione negoziata può gettare le basi per una speranza di convivenza pacifica.

Ultimo, ma non ultimo, punto è il rapporto con la Cina. Il gigante asiatico è avido di espandersi in tutto il mondo, ma senza reciprocità. Pechino approfitta dei vantaggi della globalizzazione senza aprire il proprio mercato dei capitali e difende il proprio sistema economico con atteggiamenti protezionistici, ostacolando e condizionando l’attività delle imprese occidentali. Una strategia che i Paesi del G7 non potranno tollerare per sempre.


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