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Lungo corteo a Cosenza par la “Passeggiata antifascista”. Il ricordo della Resistenza. Per l’Anpi: «Dev’essere pratica quotidiana»


COSENZA celebra la festa della Liberazione portando in alto i valori antifascisti e tenendo alto il ricordo della Liberazione. Sono questi i punti cardini del corteo del 25 aprile che ha avuto come luogo di ritrovo “Largo dei partigiani” dove è stata anche deposta una corona di fiori ai partigiani caduti.
Numerose le associazioni, i movimenti dell’area urbana e i comitati presenti, tra cui l’Anpi – Associazioni Nazionale Partigiani d’Italia – che, nei giorni scorsi, ci ha tenuto a parlare dell’evento in una nota che è diventata una sorta di manifesto per la giornata della Liberazione.

«Per un 25 aprile di tutte e di tutti – dicono – . La Resistenza non è solo un ricordo, né una semplice commemorazione ma una pratica quotidiana nelle strade, nelle piazze, nei quartieri della nostra città. Quest’anno, il 25 aprile ci sottopone molte questioni sociali e politiche che rendono la sua celebrazione ancora più necessaria. Essere antifasciste e antifascisti oggi è stare dalla parte giusta della Storia e del mondo, dalla parte di chi lotta contro ogni discriminazione e sopruso».

Parole importanti che hanno fatto da apripista ad una giornata all’insegna dei principi democratici che da sempre rappresentano il viatico esemplare per parlare della resistenza al nazifascismo. Il corteo è partito da Palazzo dei Bruzi – con la simbolica “passeggiata antifascista” – fino ad arrivare davanti palazzo Arnone, sede della Galleria Nazionale di Cosenza. Un cammino che ha richiamato quello di tanti partigiani che hanno combattuto con il loro sangue per la libertà degli italiani.

Al fianco di questa celebrazione storica c’è stato anche uno sguardo al mondo di oggi conteso fra guerre – come quelle in Palestina o in Ucraina – e poteri forti che perpetrano la divisione fra ricchi e poveri. E ancora anche un pensiero attento alle discriminazioni di genere, al razzismo dilagante, alle disuguaglianze sociali e alle politiche governative che spaccano il Paese in due. A prendere la parola, durante il corteo, sono stati diversi rappresentanti delle associazioni e dei movimenti presenti, i quali hanno tutti puntato all’obiettivo della cerimonia che non è solo ricordo del passato ma esempio per le nuove generazioni che non riescono a comprendere la valenza di questa giornata storica per il nostro paese.

Ed è proprio agli insegnanti che viene rivolto un monito così che tengano viva la storia, in quanto, solo educando alla legalità, alla democrazia e alla libertà, possiamo sperare in un domani migliore che abbia sempre a cuore i valori della Liberazione: immenso impegno civile e quotidiano per un 25 aprile ancora più che mai fondamentale.

«Bisogna comprendere che resistenza significa non accettare che nelle poltrone della politica ci siano uomini senza scrupoli e pronti a fare solo i loro interessi», ha tuonato così uno dei tanti presenti al corteo che fattosi portavoce delle voci più indignate rispetto al momento attuale nel nostro Paese. E al suo urlo di protesta se ne aggiungono altri. «Oggi ricorre il settantanovesimo anniversario della Liberazione ma mai come oggi c’è carenza di esempi liberi e privi di ogni censura; Abbiamo bisogno di uomini e donne audaci per costruire il futuro dei nostro figli. La liberazione è il nostro cardine identitario. Oggi siamo qua anche per dire no all’autonomia differenziata e per dare il nostro appoggio alla Palestina».

Voci, volti e parole forti che si uniscono tutte in un 25 aprile che assume la forma del corteo e un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani cosentini ai quali è stata offerta una finestra sempre vigile sulla contemporaneità: un invito a tutti alla riflessione, senza interessi di partito o direzione politiche.

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