X
<
>

3 minuti per la lettura

Il 16enne è accusato, insieme al fratello, dell’omicidio del padre Francesco Marando, resta in carcere, sul corpo del minore «esiti cicatrizzati dorso-sacrali, simili a segni di percosse».


BOVALINO – «Non era programmata questa uccisione, né di fare qualcosa a mio padre. Non riesco ancora a crederci». Sono parole intrise di dolore e incredulità quelle di A.M. 16enne, originario di San Luca, accusato insieme al fratello maggiore, il 21 enne Giuseppe, dell’omicidio e occultamento di cadavere del padre, Francesco Marando. Un’accusa pesante per un ragazzo descritto dai conoscenti come educato e protettivo nei confronti della madre e dei fratelli. «Mi sembra di vivere un incubo. Sono dispiaciuto per mio padre», ha detto lui agli inquirenti. Eppure, nei giorni scorsi, il Tribunale della Libertà ha rigettato la richiesta di una misura meno afflittiva avanzata dai suoi legali. Il 16enne resterà nel carcere minorile di Catanzaro.

Il delitto risale all’11 gennaio scorso, nell’abitazione dei Marando, situata lungo la statale 106 di Bovalino. Secondo gli inquirenti, durante un diverbio, il 21enne Giuseppe avrebbe impugnato una pistola calibro 38 e sparato al padre, uccidendolo. I due fratelli avrebbero poi portato il corpo in cantina e provveduto a nascondere l’auto del padre. Solo il giorno successivo, il 12 gennaio 2025, hanno chiamato i soccorsi.

LEGGI ANCHE: BOVALINO: IPOTESI OMICIDIO PER LA MORTE DI FRANCESCO MARANDO

I difensori del 16enne, gli avvocati Francesca Costanzo ed Eugenio Minniti, hanno depositato al tribunale della Libertà una memoria difensiva che traccia un quadro importante della vita familiare. Nella documentazione sono stati allegati alcune registrazioni audio e messaggi per mostrare il contesto familiare «certamente connotato da estrema violenza da parte del padre. I “vocali” – scrivono gli avvocati- fanno sobbalzare e venire i“brividi”». E ancora. «Il numero, il contenuto, i toni, la gravità delle minacce spesso accompagnate da gesti violenti sia contro le persone, che contro le cose che aveva davanti è impressionante».

SUL CORPO DEL 16ENNE ACCUSATO DELL’OMICIDIO DEL PADRE FRANCESCO MARANDO ESITI CICATRIZZANTI DORSO- SCRLI SIMILI A SEGNI DI PERCORSE

Nella memoria vengono anche evidenziate «le gravissime minacce di morte» e come il minore, fratelli e la madre «vivevano nella costante paura che tali minacce si concretizzassero e diventassero realtà». Violenze che non sono mai state denunciare. Secondo la difesa però quelle violenze sembrano trovare riscontro nel diario clinico del carcere dove il 16enne è ristretto dal 20 gennaio e dove i medici sul suo corpo hanno evidenziato «esiti cicatrizzati dorso-sacrali, simili a segni di percosse, egli stesso risponde che potrebbero essere segni della violenza subita».

Nonostante il ritratto inquietante, la morte di Francesco non era «di certo voluta, non ha mai augurato la morte al padre», evidenziano i legali. Il 53enne Francesco Marando non era un uomo cattivo. Gli amici parlano di lui come un uomo che, negli ultimi anni, forse era afflitto da forma di depressione, soprattutto dopo che nel 2023 il ristorante che gestiva era stato chiuso dall’autorità giudiziaria per alcune difformità sanitarie. Evento questo lo avrebbe trascinato in un vortice di sconforto.

La tragedia dei Marando è una storia di dolore sommerso, di una famiglia che, pur vivendo tutti i suoi componenti delle difficoltà, non ha mai trovato il coraggio di chiedere aiuto. Non per paura, ma per quel retaggio culturale che ancora spinge molte persone a nascondere le sofferenze tra le mura di casa. E seppur la relazione di primo accesso nel carcere definisce il 16enne «fuori contesto», perché un ragazzo educato, con un atteggiamento ben distante da quello di chi rappresenta un pericolo per la società, la sua vita – e quella dell’intera famiglia- è cambiata per sempre in un giorno di gennaio, in un’escalation di eventi che «nessuno -rimarcano gli avvocati- avrebbe voluto».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA