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Una confessione a cuore aperto sull’ansia da studio, sul bisogno di riscatto e sul potere silenzioso della musica e delle parole.


Ci sono giorni in cui l’ansia ha il suono del ticchettio dell’orologio. Altri in cui ha il rumore sordo del cuore che batte troppo in fretta. E altri ancora in cui ha la voce di vecchie frasi che tornano a galla, quelle che ti hanno detto per anni, come gocce che scavano la roccia: “Non sei abbastanza intelligente”, “Non sei sveglia come gli altri”, “Non ce la farai”. L’ansia, per me, ha preso la forma di una voce interiore che non tace mai. Una voce che mi accompagna quando studio, quando mi sveglio e perfino quando cerco di rilassarmi. Come se riposare fosse un lusso che non mi posso permettere. Come se smettere per un attimo di rincorrere la perfezione fosse un peccato. E invece, ogni tanto, vorrei solo fermarmi. Respirare. Sentirmi giusta. Sentirmi abbastanza.

Mi sono sentita stupida per troppi anni. Alle superiori bastava poco per farmi crollare: un voto basso, uno sguardo del professore, il confronto silenzioso con chi sembrava sempre un passo avanti. E quel senso di inadeguatezza è rimasto. Anche ora che mi impegno, anche ora che i professori mi fanno i complimenti e mi dicono che sono brava, io sento ancora l’eco di tutte le volte in cui ho creduto di non valere. È come se il passato bussasse alla porta ogni volta che provo a stare bene con me stessa. L’ansia mi dice che devo studiare sempre. Che, se salto un giorno, perderò tutto. Che, se non do il massimo, non merito nulla. E così, anche quando vorrei uscire, godermi una passeggiata o semplicemente ridere con gli altri, lei si siede accanto a me e mi sussurra: “Attenta. Potresti dire qualcosa di stupido. Potrebbero accorgersi che non sei così brillante come sembri”. E io, allora, rimango a casa. Ma ci sono due cose che riescono ancora a farmi sentire intera.

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CUFFIE, LIBRI E CORAGGIO

Quando ascolto una canzone che mi capisce prima ancora che io abbia il coraggio di parlare, sento che non sono sola. Quando apro un libro e mi perdo tra le righe, mi sento finalmente libera. Come se, almeno per un attimo, la mia mente potesse volare via da tutti quei pensieri che mi incatenano. La musica mi dà le parole che non riesco a dire. I libri mi ricordano che la mia storia non è finita, che posso riscriverla ogni giorno. Che, anche se ho avuto un passato in cui mi sentivo invisibile, ora sto imparando a scegliermi.

E forse è proprio questa la parte più difficile e più coraggiosa: accettare che valgo anche se non sono perfetta, che posso riposare senza sentirmi in colpa, che non devo dimostrare nulla a nessuno.

Scrivo queste righe per me, ma anche per te che stai leggendo. Per te che ti senti in difetto, che hai paura di non essere all’altezza, che combatti ogni giorno con l’idea di dover fare di più. Per te che ti sminuisci anche quando dovresti essere fiero. E se oggi ti senti fragile, metti le cuffie, apri un libro, e ricorda che l’ansia non è la tua voce. È solo un’eco lontano, e tu puoi sempre abbassare il volume.

Oggi, cara Ansia, ti lascio parlare, ma non ti ascolto più come prima. Sto imparando a credere a chi dice che sono brava. E, piano piano, sto imparando a dirmelo anche io. Sono brava anche se oggi non studio, anche se mi trema la voce, anche se ho ancora paura a volte. Sempre più lontana da te, Ansia. Ma sempre più vicina a me.

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