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Inaugurato l’anno giudiziario a Napoli, dalle relazioni dei magistrati emergono i dati dell’andamento della giustizia in Campania dove raddoppiano i procedimenti penali a carico dei minori
NAPOLI – Raddoppiano a Napoli i procedimenti penali a carico di minorenni. Cresce in modo significativo il numero di episodi di violenza registrati al tribunale per i minorenni del capoluogo campano, anche di particolare gravità, e di comportamenti devianti connessi all’uso di armi bianche e alla criminalità organizzata.
I processi dibattimentali nel corso dell’ultimo anno sono aumentati da 226 a 448, come emerge dai dati illustrati durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli. In aumento risultano anche i casi di omicidio e quelli che riguardano le violenze sessuali di gruppo.
Un ulteriore elemento di forte preoccupazione, definito in parte inedito, riguarda la commissione da parte di minorenni di reati con finalità di terrorismo o eversione. Condotte che, secondo quanto riportato nella relazione della presidente Covelli, vengono realizzate anche attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili in rete, capaci di favorire processi di radicalizzazione rapidi e autonomi, al di fuori dei tradizionali ambiti di controllo sociale e familiare.
“Da qui – sottolinea la presidente della Corte d’Appello – l’urgenza e la necessità di investire in politiche strutturate di prevenzione, educazione e intervento tempestivo, nell’ottica della tutela del minore e del suo reinserimento sociale”.
POLICASTRO: “CAMPAGNE DENIGRATORIE CONTRO I MAGISTRATI”
“Assistiamo, con grande preoccupazione – ha detto il procuratore generale Aldo Policastro – a martellanti campagne denigratorie contro i magistrati che si trasformano, anche al di là della intenzione, velocemente in campagne d’odio. La discussione diventa aggressione, la divergenza diventa delegittimazione; i social amplificano e deformano. Con amarezza abbiamo dovuto registrare, proprio qui a Napoli, inaccettabili aggressioni verbali e addirittura fisiche a magistrati”.
“Vorrei che fosse chiaro a tutti – aggiunge – il magistrato non risponde né alla piazza né al potente di turno. Il magistrato risponde sempre e soltanto alla legge”. Questo clima, secondo il procuratore generale “va peggiorando con l’approssimarsi del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Ho già espresso il mio orientamento nettamente contrario a questa riforma che, a mio parere, se verrà approvata, produrrà solo l’indebolimento della giurisdizione con un diverso equilibrio tra i poteri e nessun beneficio per la giustizia e i cittadini”. E conclude: “Un autogoverno debole, come quello che si avrà con la riforma, produce, nei fatti, un’autonomia e un’indipendenza debole di PM e Giudici”.
MANTOVANO: “SE VINCE IL SÌ NON SARÀ L’APOCALISSE”
Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, a Caivano o nella Terra dei fuochi, così come in altre parti d’Italia, “la proficua collaborazione con procure e tribunali” ha avuto effetti positivi: “Non credo che operare insieme rappresenti qualcosa di anomalo o straordinario, il principio di leale collaborazione tra istituzioni attraversa la nostra Costituzione. Il rammarico è che questo costruttivo confronto conosca invece, sulla riforma, una sorta di black out e si stia traducendo in uno scontro acceso”.
Da Mantovano – che all’arrivo si è salutato con una stretta di mano e sorrisi con il procuratore Nicola Gratteri, sostenitore del No – l’appello “a che, in vista del voto referendario, la demonizzazione lasci il posto al confronto civile, proprio di una vera democrazia. La Sacra Scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo ‘né il giorno né l’ora’; dunque, non vi è certezza che il 24 di marzo dell’Anno Domini 2026 non si scateni l’Apocalisse. Quello di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare, non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia”, ironizza.
“Vi chiedo se l’asprezza della contesa debba far scadere il dibattito al punto da evocare il rischio che, una volta approvata la riforma, anche in Italia ci saranno innocenti uccisi dalle forze di polizia come accade a Minneapolis. O da lanciare allarmi su presunte attività di spionaggio in danno dei magistrati italiani per un programma, risalente a 7 anni fa, che ha sistemi di aggiornamento automatici e fa adoperare la videocamera solo su impulso dell’interessato. O, per stare all’ultima perla, da sostenere, in modo incommentabile, che la riforma compromette il contrasto alla criminalità mafiosa”. “Di questa deriva è sempre più consapevole una parte significativa della magistratura, che se ne sta dissociando, nonostante gli ostracismi e le interdizioni”, chiude il sottosegretario.
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