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Condannata a 5 anni e 4 mesi Rosa Vespa, la 52enne di Cosenza che lo scorso anno rapì da una clinica una bambina appena nata spacciandola per sua figlia e portandosela a casa propria


COSENZA – Il Tribunale di Cosenza ha condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione Rosa Vespa. La donna era accusata di aver rapito una neonata spacciandola per propria figlia. La 52enne cosentina, arrestata un anno fa, era accusata, come detto, di aver rapito una neonata di appena un giorno di vita dalla nursery della clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Secondo i consulenti medico-legali, Rosa Vespa al momento del rapimento non “presentava una struttura psicotica” ed era “lucida”.

La donna si trova al momento agli arresti domiciliari. Nel procedimento penale si erano costituiti parte civile i nonni materni e paterni della piccola rappresentati dagli avvocati Giorgio Loccisano e Natasha Gardi. Mentre i genitori della neonata sono rappresentati dagli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani. I magistrati avevano chiesto una perizia psichiatrica su Rosa Vespa (difesa dall’avvocato Teresa Gallucci). Una richiesta che teneva conto del fatto che per nove mesi prima del rapimento ha finto una gravidanza e poi un parto. Adesso la perizia stabilisce che la “finta gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo”.

Il 21 gennaio di un anno fa Rosa Vespa e Acqua Omogo Chiediebere Moses furono trovati in casa con la piccola Sofia vestita da maschietto. Il ritrovamento è avvenuto a Castrolibero nell’hinterland di Cosenza. Inizialmente gli inquirenti hanno arrestato anche il marito Moses, poi scarcerato dal gip. Il 43enne nigeriano (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano) si è sempre professato innocente dicendo che la moglie ha fatto tutto da sola. Infatti, la sua posizione, stralciata sarà valutata a parte. Vespa ha finto una gravidanza e la nascita di un bimbo di nome Ansel, mai nato.

Per gli inquirenti anche Moses sarebbe vittima di inganno dalla moglie. Nella perizia psichiatrica, i consulenti evidenziano che Vespa al momento del rapimento non presentava “condizioni psichiche tali da determinare una infermità di mente”. Ma, al tempo stesso, per i periti non va sottovalutato lo stato depressivo della donna che va monitorato. All’uscita dal Tribunale, la mamma della piccola ha solo detto che ora “è il momento di dimenticare”.

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