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Raffaele Moscato, collaboratore di giustizia

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Omicidi, estorsioni, addirittura progetti di evasione del boss Bruno Emanuele nei racconti del pentito Raffaele Moscato, che pur essendo affiliato al clan di Piscopio, godeva di un canale privilegiato in quanto cugino di Linuccio Idà.


VIBO VALENTIA – Ritenute pregnanti dagli investigatori della Dda e dalla Polizia le dichiarazioni rese dai collaboratori in particolare da Raffaele Moscato, ex killer dei Piscopisani ma profondo conoscitore delle dinamiche criminali delle Preserre per essere, il suo gruppo, alleato al clan degli Emanuele, colpito dall’operazione antimafia di questa mattina.  

Moscato godeva infatti di un canale informativo privilegiato, essendo il cugino di Linuccio Idà, soggetto strettamente legato alla figura del boss ergastolano Bruno Emanuele, e per questo ha riferito su una serie  di fatti di sangue commessi o anche solo progettati, come quello di Nicola Rimedio (ucciso nel 2012) in risposta al tentato omicidio di Giovanni Emmanuele, quest’ultimo ritenuti elemento di spicco della consorteria criminale afferente al gruppo degli Emanuele di Gerocarne, avvenuto la sera dell’1 aprile dello stesso anno e sull’agguato a Rinaldo Loielo.

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IL PENTITO MOSCATO E LA FIGURA DI GIOVANNI EMMANUELE

Il pentito, nel verbale dell’aprile 2015, raccontava infatti che nella zona, delle Serre, dove oggi sono vincenti gli Emanuele sui Loielo, sia per motivi legati alla faida che per monitorare le attività delle forze dell’ordine come ad esempio l’installazione di telecamere, tra Soriano, Sorianello e  Gerocarne, “ci sono dei soggetti che sonò appostati con binocoli”, raccontava specificando che questa circostanza gli venne riferita proprio da Emmanuele il quale avrebbe specificato di avere anche due suoi uomini che facevano questo per lui.

Giovanni Emmanuele

L’indagato si sarebbe poi  rivolto a Rosario Battaglia, elemento di vertice del clan dei Piscopisani per chiedere il supporto proprio di Moscato finalizzato ad uccidere uno dei Loielo, in particolare Rinaldo, ma quest’ultimo si rifiutò adducendo che prima il suo gruppo avrebbe dovuto sistemare le proprie cose, e cioè la faida contro i Patania.

Per quanto concerne ancora gli Emanuele, il collaboratore riferiva di una figura che avrebbe finanziato la cosca, un uomo di circa 55-60 anni (nel 2015), che avrebbe incontrato tre o quattro volte, una delle quali anche a Falerna, del quale non ricordava esattamente il nome: “Antonio o Domenico, anche perché io lo chiamavo “compare”, bassino di statura, proprietario di alcuni veicoli, che  raccoglieva le estorsioni nel territorio a nome di Bruno Emanuele i cui proventi dava agli appartenenti al gruppo un po’ alla volta. Questo me lo disse Giovanni Emmanuele a Villa San Giovanni”.

IL PROGETTO DI EVASIONE DEL BOSS BRUNO EMANUELE

E con questo soggetto si parlò anche dell’evasione di Bruno Emanuele dal carcere, con il cugino Giovanni Emanuele che avrebbe avuto un’idea drastica su come agire: “Ipotizzò – raccontava ancora Moscato – di uccidere anche le 4 o 5 guardie carcerarie, dicendo che lui non si doveva chiamare Giovanni ma “Il Sanguinario “, al che gli risposi: “Se devi venire con questa testa, stattene a casa ”, nel senso che non doveva assolutamente sparare in quanto non dovevano restare uccisi degli innocenti”.

Bruno Emanuele

I progetti di evasione di Bruno Emanuele sarebbero stati diversi, per come narrava Moscato parlando dei diversi incontri svolti, in particolare con un “certo Pasquale di Cassano Jonio, con Linuccio Idà, con Giovanni Emmanuele, con Domenico con l’Audi A3 di cui si parlava nelle intercettazioni del Bar Tony e con un sodale di Pasquale di Cassano, di cui non ricordo il nome ma che potrei riconoscere in foto”. Una corsa contro il tempo per evitare per il boss si aprissero le porte del 41 bis in virtù del suo spessore criminale, aggiungeva il pentito, che però andò sempre in fumo poiché le forze dell’ordine arrestavano sempre qualcuno del commando.

Ad ogni modo, l’evasione sarebbe dovuta avvenire mentre Bruno Emanuele “aveva il processo a Cosenza, quando poi prese l’ergastolo per l’omicidio dei Bruzzese, degli zingari, quale favore fatto a Tonino Forastefano al quale Bruno voleva bene più che ad un fratello e a cui avrebbe dato la vita. Forastfano che in cambio del favore, aveva partecipato all’omicidio dei fratelli Loielo, padre e zio di Rinaldo, il 22 aprile del 2002.

LA FAIDA PISCOPISANI-PATANIA E L’AIUTO DEL CLAN EMANUELE

In un altro verbale, del luglio 2015, sempre Moscato, parlando della faida tra i piscopisani e i Patania di Stefanaconi, si focalizzava sulla figura di Giovanni Emmaneule, il quale avrebbe dato disponibilità logistica nel reperire il mezzo da utilizzare e disponibilità esecutiva di killer per la realizzazione del progetto omicidiario ai danni di Andrea Nicola Patania, giudicato colpevole dell’omicidio di Giuseppe Matina;: “Io ed Giovanni dovevamo compiere materialmente l’omicidio; io in particolare dovevo guidare la macchina rubata con una 9×21 che portavo per sicurezza, mentre lui doveva sparare con un fucile calibro 12. Dovevamo essere travisati con delle parrucche…”.

L’UCCISIONE PER ERRORE DI FILIPPO CERAVOLO E GLI ALTRI PROGETTI OMICIDIARI

In un altro verbale il collaboratore parava anche a fatti di sangue relativi alla cosiddetta “faida dei boschi”, quale l’omicidio di Filippo Ceravolo (25 ottobre 2012), vittima di mafia, e il contestuale tentato omicidio di Domenico Tassone, rendendo altresì dichiarazioni in ordine ai nuovi propositi omicidiari da eseguire da parte degli Emanuele nei confronti di elementi della fazione opposta guidata da Rinaldo Loielo. Analoghe dichiarazioni del collaboratore, sullo specifico tema dei propositi omicidiari degli Emanuele (in particolare ai danni di Francesco Antonio Pardea,
Pantaleone Mancuso e e Antonio Forastefano), sono state rese in sede di interrogatorio del
15 aprile 2015, mentre altre, riscontrando perfettamente il propalato del pentito Bartolomeo Arena, facevano riferimento sull’alleanza tra gli Emanuele, i Bonavota, i Piscopisani e il gruppo Mantella per uccidere Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”.

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