Alcuni dipendenti Miccolis durante uno degli incontri con il Comune
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 I DIPENDENTI DELLA MICCOLIS DI POTENZA IN SCIOPERO, IL NODO DEI FINANZIAMENTI: MANCANO 650.000 EURO
- 2 IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO E IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ
- 3 LA POSIZIONE DELLA REGIONE E LE DIFFIDE DELLA MICCOLIS
- 4 I DIPENDENTI DELLA MICCOLIS DI POTENZA IN SCIOPERO, L’URGENZA DELLA SOTTOSCRIZIONE ENTRO IL 30 GIUGNO
Miccolis, sciopero di quattro ore: A fine giugno rischiano il licenziamento in 130 per la mancata sottoscrizione del contratto. Al Comune mancano 650.000 euro rispetto alla cifra che spetta all’azienda.
POTENZA – Dalle 15 alle 19 si fermerà il servizio pubblici di trasporto urbano, per lo sciopero, di 4 ore, proclamato dai sindacati. Lo sciopero dei dipendenti della Miccolis si è reso necessario per scongiurare i licenziamenti collettivi – a rischio 130 lavoratori – annunciati dall’azienda in caso di mancata sottoscrizione del contratto di affidamento del servizio di trasporto pubblico.
L’astensione dal lavoro si è resa necessaria dopo che sia la procedura di raffreddamento, dello scorso febbraio, si è chiusa con il mancato accordo e sia dopo che l’incontro in Prefettura, del 9 aprile scorso, quando, alla presenza del sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, e dell’assessore regionale alla Mobilità, Pasquale Pepe, è emersa la necessità in tempi brevi di un chiarimento tra Comune di Potenza e Regione Basilicata sulla ripartizione dei costi dello schema di convenzione dell’affidamento della gara all’azienda aggiudicataria Miccolis a partire dal prossimo primo luglio, a seguito dell’impossibilità da parte del Comune di garantire la copertura economica dell’affidamento, che a suo dire doveva essere garantita con impegno verbale da parte della Regione Basilicata.
I DIPENDENTI DELLA MICCOLIS DI POTENZA IN SCIOPERO, IL NODO DEI FINANZIAMENTI: MANCANO 650.000 EURO
All’appello mancano infatti 650.000 euro che la Miccolis non vuole scontare al Comune che a sua volta non ha a disposizione la somma. Un intervento, quello chiesto alla Regione, necessario per scongiurare un ridimensionamento del servizio rispetto a quanto previsto dalla gara del “lotto Potenza” affidato all’azienda materana dalla “Stazione unica appaltante”. Dopo l’incontro in Prefettura più nulla nonostante in gioco vi siano 130 posti di lavoro e anche il proseguimento del servizio di trasporto pubblico visto che il termine ultimo dato da Miccolis è il prossimo 30 giugno.
A oggi, tenuto conto che se la Miccolis andasse via la mancata sottoscrizione del contratto di affidamento lascerebbe tutti in mezzo a una strada: lavoratori e cittadini anche perché i tempi tecnici per il cambio d’appalto non sarebbero di certo celeri. La situazione del trasporto pubblico urbano – che vede da un lato l’amministrazione comunale pronta a firmare il contratto con un taglio di 650.000 euro e dall’altro l’azienda Miccolis che chiede che venga rispettato quanto previsto dal bando di gara (la cifra annuale è di 7 milioni e 800 mila euro annuii ndr.) – è uno dei tasselli dell’intricata situazione che tocca il capoluogo dopo che nel documento contabile regionale, approvato la settimana scorsa non sono stati previsti i fondi, chiesti dal sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca.
IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO E IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ
In consiglio è stato solo approvato, all’unanimità (a proporlo il centrosinistra), l’ordine del giorno che ha impegnato Bardi e la sua giunta a stanziare un contributo straordinario per il capoluogo di regione, di 4 milioni e 800 mila euro. La protesta dei dipendenti Miccolis nasce dalla vertenza relativa al contratto di affidamento del servizio, che scade il prossimo 30 giugno, e dal mancato riscontro sulla continuità occupazionale per circa 130 lavoratori. La contesa in merito al contratto di affidamento del servizio vede contrapposti oltre a Miccolis e il Comune anche il Comune e la Regione. La situazione è complicata da un rimpallo di responsabilità. La Regione Basilicata ha sostenuto di aver autorizzato la firma, mentre il sindaco di Potenza ha ribadito le difficoltà legate alle coperture finanziarie, segnalando una diffida inviata dalla società Miccolis.
L’importo stabilito nel bando di gara per l’affidamento del trasporto pubblico locale (Tpl) alla società Miccolis per la città di Potenza ammonta a circa 70,7 milioni di euro per una durata di 9 anni. Dividendo l’importo totale per la durata, il valore annuo si attesta su circa 7,8 milioni di euro. Lo scontro attuale, come detto, nasce dal fatto che il Comune di Potenza, a causa di difficoltà di bilancio, vorrebbe firmare il contratto definitivo per una cifra inferiore rispetto a quella di aggiudicazione (con una differenza stimata di circa 650.000 euro annui), mentre Miccolis esige il rispetto dell’importo stabilito nel bando per garantire la continuità dei livelli occupazional.
LA POSIZIONE DELLA REGIONE E LE DIFFIDE DELLA MICCOLIS
A metà aprile la Regione aveva anche attaccato duramente l’amministrazione comunale del capoluogo facendo sapere di avere «autorizzato il sindaco Telesca a firmare il contratto con Miccolis» visto che era stato posti «in essere ogni adempimento di propria competenza necessario alla conclusione dell’iter procedurale finalizzato alla sottoscrizione del contratto» e, pertanto, «ogni eventuale profilo di responsabilità derivante da ulteriori ritardi, tali da impedire l’avvio dei servizi di trasporto pubblico locale del “lotto 4” (ovvero quello della città di Potenza ndr.) a decorrere dal primo luglio, non è da ritenere ascrivibile» alla Regione.
La Miccolis dal suo canto aveva anche diffidato, sia il Comune e sia la Regione avvertendo le Istituzioni interessate che se non si fosse proceduto «entro 10 giorni» oltre ai licenziamenti avrebbe proceduto a «a segnalare tutto alla Procura regionale della Corte dei Conti per la verifica del danno erariale», avrebbe anche fatto ricorso al Tar e avrebbe anche chiesto «il risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dall’ inerzia dell’amministrazione».
I DIPENDENTI DELLA MICCOLIS DI POTENZA IN SCIOPERO, L’URGENZA DELLA SOTTOSCRIZIONE ENTRO IL 30 GIUGNO
Insomma, una situazione complessa con l’attuale servizio che terminerà il prossimo 30 giugno e non potrà essere prorogato. Di qui, la sollecitazione della Miccolis a cui, dopo la gara regionale, è stato aggiudicato definitivamente il servizio il 13 marzo dell’anno scorso. Secondo le norme del Capitolato speciale prestazionale il contratto doveva essere sottoscritto entro 60 giorni, ma a distanza di oltre un anno questo non è avvenuto. E così dopo la prima diffida della Miccolis dello scorso febbraio, è stata protocollata una nuova diffida e la messa in mora del Comune.
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