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Basilicata, regione più anziana d’Italia, riceve meno fondi rispetto ai bisogni reali. Dati Istat: più cronici, meno risorse. Bardi e Latronico chiedono a Meloni di revisionare il Fondo Sanitario Indistinto penalizzante.


«Un paradosso tutto italiano». Così era stato definito il problema della spesa sanitaria che, nel Mezzogiorno italiano, viaggia a direzione invertita. Nel senso che, rispetto ai bisogni reali di una popolazione sempre più anziana, l’accessibilità alle risorse per le cure diventa sempre più complessa man mano che l’età avanza. Un paradosso sì ma, oltre che italiano, inquadrabile come decisamente lucano, considerando come la regione sia, dati alla mano, la più anziana del Paese. E come, sempre considerando i dati (Istat), subisca più di altre il dislivello nella spesa sociale.

PERCHÈ I FONDI SANITARI PENALIZZANO LA BASILICATA

Il presidente della Regione, Vito Bardi, in una missiva co-firmata con l’assessore alla Sanità, Cosimo Latronico, aveva fatto appello direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché si vada a intervenire direttamente a una revisione del Fondo Sanitario Indistinto che, secondo l’amministrazione lucana, non solo si basa su parametri rivedibili ma come questi, addirittura, siano penalizzanti per la Basilicata: «La pura quota capitaria o i piccoli correttivi parziali adottati – hanno detto Bardi e Latronico – finora penalizzano scientificamente e sistematicamente i territori che presentano un elevato indice di vecchiaia e un’alta prevalenza di cronicità». Un fattore tutt’altro che secondario nell’ottica di un’equità sanitaria che, a più riprese, è stata indicata tra le priorità a livello nazionale.

I DATI ISTAT

Del resto, a remare contro le ripartizioni previste dal Fondo, sono i freddi numeri. La Basilicata, infatti, paga dazio proprio nei finanziamenti pro capite alla sanità, come evidenziato dal Rapporto Annuale dell’Istat presentato a Roma il 21 maggio scorso. Secondo il dossier, infatti, il problema emergerebbe in proporzione all’aumento dell’età dei pazienti e, addirittura, alla cronicità delle loro malattie. Per la serie, più patologie croniche, meno fondi a disposizione. Il dato allarmante, in questo senso, emerge ancora più chiaramente se si considera come, nel 2024, il finanziamento complessivo sia salito nientemeno che a 136,7 miliardi. Un budget che, teoricamente, avrebbe dovuto essere ripartito secondo criteri specifici che, in modo appunto “indistinto”, avrebbero dovuto garantire un’assistenza sanitaria congrua ai bisogni dei vari territori. Invece, secondo l’Istat, alle regioni del Mezzogiorno, Basilicata in primis, sarebbero destinate risorse insufficienti per far fronte ai reali bisogni. O, in ogni caso, largamente inferiori rispetto alla media nazionale. Un gap che il territorio lucano (assieme a quello calabrese) sconta in modo più evidente proprio per la presenza più massiccia di patologie croniche (che riguardano circa il 39% della popolazione) sia per la multi-morbilità che lo caratterizza.

BASILICATA E FONDI, BARDI RICHIAMA LA QUESTIONE DEMOGRAFICA

A rincarare la dose, come ricordato da Bardi, la questione logistico-demografica. La Basilicata, infatti, sconta costi di gestione fissi elevati per i presidi sanitari, penalizzati da una densità abitativa limitata e da collegamenti difficili a livello infrastrutturale, resi ancora più complessi dalla ripartizione degli stessi sul territorio e dalla conseguente dilazione dei tempi per l’accesso alle cure. Un quadro che, secondo la Regione, non può beneficiare di misure tampone ma necessita di una riforma immediata. Questo, per Bardi e Latronico, si tradurrebbe in un accantonamento dei criteri storici per lasciare il posto a una riscrittura dei parametri, con al centro i bisogni effettivi delle comunità locali. In buona sostanza, quello che, secondo l’Istat, è mancato fin qui.

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