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La Cassazione ha annullato l’assoluzione di Peppino Daponte per l’omicidio Bucchino avvenuto a Lamezia nel 2003. Disposto il terzo processo d’appello a Catanzaro.
LAMEZIA TERME – Il processo per un omicidio del 2003 non è ancora giunto all’epilogo. La Corte di Cassazione, infatti, chiamata a pronunciarsi per la seconda volta sul delitto, ha annullato con rinvio l’assoluzione dell’unico imputato, accogliendo il ricorso della Procura Generale di Catanzaro contro l’assoluzione di Peppino Daponte, 65 anni, per il quale è stato disposto il terzo processo d’appello che si dovrà tenere in un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro.
LAMEZIA, OMICIDIO BUCCHINO: LE DUE CONDANNE E IL PRIMO ANNULLAMENTO IN CASSAZIONE
Condannato in primo e secondo grado a 30 anni di carcere, Peppino Daponte – dopo il processo d’appello bis disposto dalla Cassazione – era stato assolto a luglio del 2025 dall’accusa di essere stato il killer di Pietro Bucchino. La sentenza di quasi un anno fa era stato il secondo pronunciamento della Corte d’Appello (un’altra sezione rispetto alla prima sentenza di secondo grado) dopo un primo annullamento della Cassazione della condanna a 30 anni. L’imputato difeso dagli avvocati Salvatore Staiano, Renzo Andricciola e Vincenzo Cicino, era stato accusato dell’omicidio dai collaboratori di giustizia Gennaro Pulice e Matteo Vescio.
La Cassazione aveva messo in dubbio i riscontri dichiarativi, al punto che nel giudizio di rinvio la Corte di Assise aveva proceduto a riascoltare i collaboratori di giustizia e ad un confronto anche col testimone Cosimino Berlingieri. Dopo la pronuncia assolutoria con la formula piena di luglio 2025, Daponte era tornato in libertà per decorrenza dei termini.
LA VITTIMA UCCISA PERCHÉ ERA “UN CANE SCIOLTO”
Come si ricorderà, Daponte finì a processo con le contestazioni di omicidio aggravato dalla modalità mafiose (oltre che di detenzione illegale del revolver calibro 38 utilizzata per il delitto), poichè ritenuto responsabile dell’omicidio di Pietro Bucchino, ucciso all’età di 32 anni tra le 21 e le 23.30 del 10 ottobre 2003 in via Cerasolo. Dopo la condanna a 30 anni di carcere in primo grado con il rito abbreviato, e la conferma della condanna in appello, la Cassazione a novembre del 2023 ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro che, a luglio 2025, aveva assolto Daponte. Un’assoluzione impugnata dalla Procura in Cassazione che ora ha accolto il ricorso disponendo un altro (il terzo) processo d’appello.
La svolta alle indagini sull’omicidio avvenne quasi 16 anni dopo il delitto che sarebbe stato commesso poichè la vittima avrebbe dato fastidio alle cosche che controllavano il territorio di Sambiase anche nel settore estorsivo. Bucchino, noto alle forze dell’ordine, fu ucciso con cinque colpi di pistola calibro 38 e – secondo la Dda – sarebbe stato un “cane sciolto”, avrebbe cioè dato fastidio alla cosca confederata Iannazzo – Daponte – Cannizzaro, agendo in maniera autonoma per reati contro il patrimonio (furti in particolare ) e per questo motivo sarebbe stato punito.
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