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Nuova udienza e nuovi testi, ieri, per il processo sulle presunte violenze sessuali commesse all’interno dell’Oasi Francescana di Cosenza. Due gli imputati. Si tratta di padre Fedele Bisceglia (lo hanno estromesso dall’ordine, ma lui ogni volta che può ricorda a tutti che «frate lo resterò per sempre») e di Antonello Gaudio, segretario della stessa Oasi. Il primo (difeso dagli avvocati Eugenio Bisceglia e Franz Caruso) è accusato di ben cinque violenze, commesse tra il febbraio e il giugno del 2005, ai danni di una suora siciliana, ora parte offesa. Gaudio (difeso dagli avvocati Roberto Loscerbo e Tommaso Sorrentino) è chiamato in causa per due episodi, uno ai danni della stessa suora e l’altro ai danni di una giovane ospite dell’Oasi.
Entrambe le vittime sono state già sentite nelle scorse udienze ed hanno confermato le accuse. Ieri, in qualità di testi dell’accusa (rappresentata dal pm Claudio Curreli), hanno deposto quattro donne, in particolare due assistenti sociali e due ex ospiti dell’Oasi Francescana, all’epoca diretta dal suo fondatore, padre Fedele.
Sono in particolare andate giù duro una rumena e una napoletana, le due ex ospiti della struttura d’accoglienza per poveri ed immigrati. La prima, tal Cosmina, ha riferito che all’Oasi è rimasta due settimane. A sua detta sarebbe
stata allontanata dalla struttura perchè non aveva ceduto alle avances del frate. «Quando entrai nell’Oasi in molte – ha ricordato ieri la teste in aula
– mi dissero di stare attenta, perchè a padre Fedele piacevano le donne. Un giorno uscii con lui. Mi portò al convento dei frati francescani. Entrati, tentò
subito un approccio…».
La rumena, ora ventottenne, non cedette. «Il giorno dopo – ha aggiunto Cosmina ai giudici – trovai il mio nome inserito nella lista di coloro le quali dovevano
lasciare l’Oasi Francescana». «All’Oasi – ha aggiunto la rumena – c’era una donna che diceva di aver fatto del sesso orale con padre Fedele».
Dello stesso tenore le dichiarazioni della napoletana Santina: «All’Oasi girava voce – ha riferito ieri ai giudici – di atteggiamenti poco consoni di padre Fedele. Anche a me guardava in una certa maniera …».
Relativamente alle due assistenti sociali ha preso per prima la parola Daniela
M. nota per essersi occupata dei bambini di “Spezzacatene”, operazione della polizia concentrata sullo sfruttamento dei piccoli rom. La donna è stata chiamata in causa dalle stesse suore che, in un memoriale consegnato al pm nella fase delle indagini preliminare, l’indicarono come possibile referente di diversi reati commessi da padre Fedele, compreso finanche quello di vendere
bambini. “Ci disse – scrissero le suore nella loro denuncia – di aiutarla a debellare padre Fedele”.
«Non ho mai detto queste cose alle suore», ha negato ieri l’assistente sociale. Incalzata dalle domande del pm, ha ricordato che durante la sua attività le è capitato di mandare delle donne presso l’Oasi: «Alcune hanno preferito non andare, perchè mi dicevano che per aver qualche beneficio bisognava stare con padre Fedele».
E’ quindi toccato ad Alba C., altra assistente sociale. La donna ha ricordato di
aver avuto come badante proprio Cosmina, la rumena che ha detto di essere stata cacciata fuori dall’Oasi per essersi negata al frate. «Si confidò con me e mi disse che padre Fedele aveva mostrato una certa attenzione nei suoi confronti, per poi chiederle dei rapporti sessuali. Cosmina rifiutò e il giorno dopo fu cacciata dall’Oasi».
Nessuna delle testi ascoltate ha fatto riferimento a Gaudio, ieri presente in aula insieme a padre Fedele. Il processo dinanzi al giudice Gallo riprenderà il
prossimo 17 dicembre. Quel giorno saranno ascoltati altri tre testi dell’accusa.

Roberto Grandinetti

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