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Trentotto persone sono indagate nell’ambito di un’inchiesta in materia di truffe ai danni dell’Inps condotta dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Mollace, ha permesso di scoprire l’esistenza di un’organizzazione che, nella provincia reggina, permetteva di perpetrare l’attività fraudolenta attraverso la predisposizione di pratiche di falsi braccianti con l’obiettivo di assicurare a chi non aveva diritto le varie indennità di disoccupazione, malattia e maternità, erogate dall’istituto di previdenza. A due dei 38 indagati viene contestato di avere costituito, diretto e organizzato l’attività, sfociata nella commissione di una lunga serie di truffe ai danni dell’Inps negli anni 2004 e 2005. Le altre 36 persone avrebbero concorso a perpetrare la truffa attraverso la formazione di falsa documentazione presentata all’istituto, la quale consentiva poi la corresponsione di indennità non spettanti per gli anni successivi. L’inchiesta, secondo gli inquirenti, ha permesso di evitare un ulteriore esborso a carico dell’Inps, oltre alle indennità già contabilizzate, per un totale di centomila euro. La tipologia della truffa consisteva nel certificare falsamente la presenza del bracciante agricolo sul terreno per lo svolgimento di attività agricole, al fine di percepire le indennità legate al lavoro falsamente certificato. Le indennità, tutte di importo piuttosto elevato, venivano riscosse nell’anno successivo a quello nel quale erano state presentate all’Inps le false certificazioni. Tale truffa, secondo gli inquirenti piuttosto diffusa nel territorio provinciale, permette l’erogazione di somme a un elevato numero di persone, funzionando da ammortizzatore sociale. Non meno importante – si fa rilevare – è la maturazione di anzianità pensionistica derivante dalla falsa certificazione presentata, che permette, al raggiungimento dei minimi di legge, di percepire la pensione sociale.

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