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I 205 lavoratori appartenenti agli «ex servizi amministrativi» Why not, manifestano questa mattina sotto la sede dell’assessorato regionale al Lavoro, per «denunciare la mancata attuazione dei bandi di concorso indetti dalla Regione».
A renderlo noto è la Fisascat Cisl, che sottolinea: «In un incontro informale con il dirigente del dipartimento alle Attività produttive, è stato comunicato alle organizzazione sindacali che la Regione non ha la copertura finanziaria necessaria per finanziare i bandi di concorso previsti dalla legge regionale 28/08. Secondo la legge, avrebbero potuto partecipare al bando di gara tutti i lavoratori che al 31 dicembre 2008 usufruivano degli ammortizzatori sociali. Tra i partecipanti gli ex lavoratori della Why not, licenziati nel luglio 2008, che oltre ad aver presentato i curricula, avevano già svolto colloqui di selezione con le aziende indicate dalla Regione (Fondazione Field e Calabria Etica)».
«Grande disappunto per quanto si sta verificando» è stato espresso dai segretari della Fisascat Cisl, Gianluca Campolongo e Fortunato Lo Papa. «Ci chiediamo – hanno sostenuto i sindacalisti – che fine hanno fatto i soldi che erano sul capitolo di bilancio. Probabilmente nessuno ci risponderà mai».
«La Regione – hanno concluso Campolongo e Lo Papa – non può pensare di cestinare e di gettare nel dimenticatoio questi lavoratori dopo sette anni di attività come se fossero degli oggetti. Non si può mortificare il loro operato e la loro professionalità. È impensabile che si chieda a questi lavoratori e alle loro famiglie di espiare le colpe di una classe dirigente e politica fallimentare. Non saranno di certo loro a pagare per gli imbrogli e le malefatte dei loro amministratori».
La Fisascat Cisl chiede un incontro urgente all’assessore regionale al Lavoro Mario Maiolo, al presidente della Regione Agazio Loiero, «per capire quali siano le reali intenzioni della Regione nei confronti degli “ex amministrativi” della Why Not. Se non si dovessero avere delle risposte celeri ed adeguate, il sindacato si è detto pronto ad una mobilitazione ancora più incisiva».

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