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E’ stato condannato a otto anni e mezzo di reclusione con l’accusa di riduzione in schiavitù della figliastra e di maltrattamenti in famiglia. Si tratta di un romeno, ora residente a Bucarest. Il suo nome è Viorel Lacatus. La moglie,
Nazarica Lacatos, madre naturale della vittima, è stata invece assolta con la formula piena. L’epilogo giudiziario è di ieri mattina. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Cosenza (presidente Gallo, a latere De Vuono), che ha accolto la richiesta del pm Raffaella Sforza (della Dda di Catanzaro) solo a metà. Il pm aveva infatti sollecitato la condanna, e sempre a 8 anni, anche per la Lacatos. I fatti risalgono al 23 dicembre del 2004, quando cioè una telefonata anonima in questura segnala la presenza di una ragazzina di dieci anni su Corso Mazzini. La piccola è in lacrime e chiede aiuto. Interviene una pattuglia della Volante. Visti gli agenti, denuncia subito i suoi genitori, coi quali vive all’interno di una roulotte, nei pressi di Vaglio Lise. La ragazzina dice di essere da loro costretta a chiedere, a suon di schiaffi e cinghiate, l’elemosina. Raccolta la denuncia, gli agenti affidano la ragazzina ad un istituto di suore. I suoi genitori (il patrigno Lacatus e la madre naturale Lacatos) vengono denunciati. La loro posizione passa così al vaglio del tribunale di Cosenza, che li accusa ufficialmente di riduzione in schiavitù e maltrattamenti. Nel frattempo,
però, tutti e tre i protagonisti di questa vicenda ritornano in Romania. La ragazzina è sorprendentemente ritornata insieme ai genitori che aveva accusato. E le ultimeudienze si sono così tenute, in via eccezionale, con la videoconferenza.
Nel corso del collegamento la giovane (ora quindicenne) ha altrettanto sorprendentemente negato tutto, spiegando che in sede di denuncia non si era spiegata bene in quanto non conosceva la nostra lingua. Quindi la condanna del solo Lacatus e l’assoluzione della Lacatos, in questa vicenda entrambi difesi dall’avvocato Amelia Ferrari, del foro di Cosenza, che ha già annunciato ricorso in Appello avverso la sentenza di condanna dell’uomo. Letta la sentenza, i giudici hanno trasmesso gli atti in procura in merito proprio alle ultime dichiarazioni rilasciate via video dalla giovane, che pare abbia parlato anche
di abusi sessuali subiti durante la sua permanenza a Cosenza.

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