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di CHIARA SPAGNOLO
Mancano le norme però ci sono i fondi. In Italia il rischio sismico si combatte così: a colpi di paradosso. In Italia e in Calabria. Perché se, negli anni scorsi, l’entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni è stata continuamente rinviata dal Governo nazionale, l’Europa non ha lesinato fondi che la Calabria avrebbe dovuto utilizzare per la prevenzione dei rischi, con particolare riferimento al rischio sismico.
Il Por 2000-2006 lo spiega a chiare lettere. Il numero magico è 1.6, che indica la misura denominata “Protezione civile”, a cui furono destinati circa 53 milioni di euro provenienti da Bruxelles. Destinati ed in parte utilizzati, per una serie di interventi finalizzati sia al miglioramento del sistema di monitoraggio e previsione che all’adeguamento degli edifici e dei contesti urbani. Innanzitutto, il Por prevedeva il censimento e la verifica sismica degli edifici, come base per effettuare i successivi interventi di adeguamento e miglioramento sismico.
Proprio per avviare il monitoraggio, fu effettuata una gara, pubblicata nel settembre 2004 e aggiudicata nel luglio 2005, per realizzare un “Sistema informativo territoriale”, per un costo di 650.000 euro.
All’epoca in cui fu definita la modalità di concretizzazione di quella particolare linea del Por, inoltre, fu specificato che gli interventi previsti potevano essere realizzati anche in sinergia con le azioni della Misura 5.1 dell’Asse Città, per mettere insieme più risorse e rendere più sicuri gli spazi urbani. Naturalmente, era stata stilata una scala di priorità, partendo dagli
edifici strategici, che avrebbero dovuto essere adeguati per primi, passando per il patrimonio storicoculturale e finendo alle reti tecnologiche e stradali. E, a quanto pare, l’adeguamento era partito. O meglio, i fondi erano partiti dalle casse comunitarie. Nel settembre 2003, per esempio, fu approvata la graduatoria per 38 operazioni di sistemazione di edifici strategici, per un importo di 15 milioni di euro, 12 dei quali – al 31 dicembre 2007 – erano stati effettivamente pagati. Ulteriori 4 milioni e mezzo erano stati indirizzati nel febbraio 2006 verso altre 14 opere strategiche e 700.000 euro, nell’agosto 2006, per altre due operazioni. Tale pioggia di finanziamenti era stata resa ulteriormente fitta da quel milione di euro destinato alla implementazione tecnologica della Sala operativa regionale della Protezione civile, nonché da un milione e mezzo utilizzato per la rete radio della stessa Protezione civile e da quei quattro milioni destinati ad attrezzature e mezzi speciali per le associazioni di volontariato. Tanti soldi, insomma. Una cifra complessiva di 53 milioni di euro, 46 dei quali destinati a 110 operazioni già avviate, nell’ambito delle misure 1.6a e 1.6b del Por, che, in teoria, è servita a finanziare l’adeguamento sismico di importanti strutture in diverse città calabresi.
Il problema è capire a che punto la teoria incontra la pratica. Ovvero se gli interventi previsti, e finanziati con i fondi europei, siano stati avviati o meno. E, soprattutto, se qualcuno abbia vigilato sull’utilizzo delle risorse.
53 milioni di euro, del resto, non sono briciole e se fossero stati utilizzati per come previsto, sicuramente la Calabria avrebbe fatto passi importanti sulla via della sicurezza. Lo scetticismo però è una tentazione. Rafforzata anche dall’annuncio dell’assessore regionale ai Lavori pubblici, Luigi Incarnato, dell’imminente presentazione di una proposta di legge per avviare la catalogazione e monitoraggio del patrimonio edilizio esistente.
A detta dell’assessore, infatti, uno studio del genere non esiste, ma sarà avviato solo dopo l’approvazione della legge di riferimento e finanziato con fondi del Por 2007/2013. Altri soldi, dunque. Altre misure, altri programmi comunitari. Che vanno avanti senza sapere che ne è stato del denaro stanziato in precedenza.

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